| NEW YORK TIMES: italiani depressi, altro che mandolino.. |
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| 13/12/2007 | |
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13 dic. - Altro che mandolino e canzonette,
l'Italia è depressa: lo scrive in un lungo reportage il
corrispondente a Roma del New York Times, Ian Fischer, e sul sito
del quotidiano americano appare anche un video con le immagini di
Beppe Grillo, "il comico che ha scosso l'Italia".
Nonch‚ l'ambasciatore Usa a Roma Ronald P. Spogli, "che ha 40 anni d'esperienza in Italia", secondo cui vi è il rischio di un calo del ruolo internazionale dell'Italia e dei suoi buoni rapporti con Washington. L'Italia "deve tagliare l'edera cresciuta attorno a questo fantastico albero vecchio di 2.500 anni". Speranze? Poche, secondo Fisher, perchè le sue interviste con possibili premier, affaristi, accademici, economisti indicano che se gli italiani hanno paura è perchè‚ c'è poco da fare. Di qui il messaggio di Beppe Grillo, "basta! basta! basta!". Quanto al sondaggio di Cambridge: la parte italiana è stata curata dall'economista Luisa Corrado. Gli italiani risultano i più infelici di 15 paesi europei. I più felici sono i danesi: il 64% si fida del Parlamento, in Italia solo il 36%. Per forza, con una realtà testimoniata da libri come "La Casta" e "Gomorra", dice il corrispondente del New York Times. Per non parlare dell'invecchiamento della classe dirigente. E della popolazione: "nei parchi gruppetti di signore anziane coccolano un singolo bambino. Anche in televisione le star sono anzianotte". L'immigrazione sale, la famiglia si scompone (aumentano i divorzi), il tasso di natalità è fra i più bassi d'Europa. Insomma, cosa resta all'Italia? Secondo Fisher: il "made in Italy". I marchi insomma del lusso. Ferrari, Ducati, Vespa, Armani, Gucci, Piano, Illy, Barolo. Anche se mancano nuovi Fellini, Rossellini e Loren, se la cultura, la musica, i film sono scomparsi dal palcoscenico mondiale. Ma neanche il "made in Italy" ci salverà. Infatti, avverte Fisher, la forza dell'industria italiana dipendeva dai bassi salari e oggi la concorrenza cinese la rende troppo vulnerabile. Non c'è, quindi, nessuna speranza per il Belpaese? In fondo in fondo al reportage, qualcosa si trova. I giovani imprenditori: primo o poi quelli attuali si toglieranno di mezzo e la nuova generazione è istruita, abituata a viaggiare, alle lingue straniere e all'uso di internet. Meno male. Altrimenti - è la conclusione cupa - l'Italia intera potrebbe seguire il destino inglorioso di Venezia. Oggi la Serenissima cos'è, se non "un cadavere calpestato da milioni di turisti"? scritto da Giulio, dicembre 14, 2007 Siamo l'unico Paese dove ancora ci sono più partiti comunisti, oltreatutto al governo. Basterebbe metterli all'angolo come è stato fatto, saggiamente, in Germania. Questi sono la palla al piede, il blocco del progresso, dicono "no" a tutto, mentre all'estero vanno avanti: riforme, infrastrutture, regolazione seria dell'immigrazione, industria. Alleandosi con loro, Prodi ha dato un colpo durissimo al nostro già debole Paese. |
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