| Nonostante la PATENTE A PUNTI nel 2005 ci sono stati 225.078 incidenti stradali |
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| 27/12/2007 | |
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27 dic. - Non fa più paura. La patente a punti è in crisi, forse irreversibile.
Gli effetti positivi dei primi mesi (era stata introdotta il 30 giugno
2003) sono ormai evaporati. Evaporati esattamente come milioni e
milioni di punti.
Gli incidenti, anche gravi,
continuano. Il giorno di Natale, in due diversi scontri, sono morte tre
persone. Quattro feriti. I sinistri sono stati provocati da un paio di
ubriachi. Uno a San Remo, sull'Aurelia: una coppia è finita in
ospedale. L'altro nel Bergamasco: una famiglia è stata distrutta.
In
troppi alzano il gomito e si mettono al volante. È vero che il numero
di vittime sulle strade è in diminuzione, ma è merito delle macchine
sempre più sicure. In Italia bisogna fare di più. Basta dare
un'occhiata all'estero.
L'obiettivo dichiarato
dall'Unione europea è dimezzare, entro il 2010, il numero di vittime
rispetto al 2001. Francia, Gran Bretagna e Germania rischiano di
sfiorare il risultato. L'Italia no. Al massimo, spera di strappare un
meno 35%. Poco.
Lo ha ammesso anche il ministro Alessandro Bianchi. Nei
giorni scorsi il Titolare dei Trasporti ha affermato che le cose non
stanno andando come sperato.
La patente a punti non fa più paura.
Perché? Prima di tutto è esaurito l'effetto novità. Gli italiani hanno
meno timore delle sanzioni. Ma, soprattutto, hanno scoperto mille
scappatoie. Insomma: fatta la legge trovato l'inganno. Qualche esempio.
Se un automobilista commette un'infrazione e viene fermato
immediatamente dalla pattuglia, per esempio della Stradale, si vede
decurtare i punti dal suo documento di guida.
Come uscire dall'impiccio? Semplice: o riga dritto per due anni (dopo 24 mesi senza problemi la penalità viene cancellata) o si iscrive ai cosiddetti corsi di recupero nelle autoscuole. Costo: dai 100 ai 300 euro circa. In sostanza, l'automobilista si sorbisce qualche ora di "ripasso" del codice stradale e poi, automaticamente, recupera buona parte dei punti tagliati.
Il caso più frequente è che la multa arriva direttamente nella cassetta delle letere senza che l'automobilista venga colto sul fatto. Con l'occhio elettronico dell'autovelox che fotografa una targa. Chi era alla guida? Deve rispondere l'intestatario dell'auto, che si vede recapitare la sanzione con annessa decurtazione dei punti.
Ci sono tre opzioni. La prima: il proprietario della macchina è la stessa persona che ha infranto i limiti, se ne assume la responsabilità, lo dichiara e perde i punti. Inutile dire che questa è la strada meno praticata.
Seconda opzione: il proprietario del veicolo ha commesso l'infrazione ma incolpa un'altra persona (di solito un parente che non guida da anni) che si accolla la penalità.
Terza opzione: il proprietario del veicolo non ricorda chi era alla guida al momento dell'infrazione; oltre alla multa è sufficiente sborsare altri euro e non vengono tagliati punti. Succede per esempio, nel caso di veicoli che fanno parte di una flotta aziendale. Quelli che vengono guidati da più persone. La morale è che chi ha quattrini da buttare dorme sonni tranquilli, alla faccia della patente a punti. A tutto questo va aggiunta la sentenza della Corte Costituzionale che ha cassato le multe fatte a distanza. E poi la compravendita di punti che impazza su alcuni siti internet.
E ancora la possibilità di fare ricorso (che in certi casi può rallentare il procedimento), senza dimenticare gli impicci burocratici e i costi elevati che costringono quasi la metà dei comuni italiani a non comunicare al Ministero il numero delle penalizzazioni, salvando molti trasgressori.
La città più colpita dalla patente a punti è Milano, che nel 2007 fa registrare quasi 2 milioni e ottocentomila punti totali a fronte di 688.509 infrazioni. Roma è al secondo posto (poco più di due milioni di punti evaporati con 522.057 trasgressioni. Al terzo posto c'è Napoli e poi Torino.
Gli automobilisti italiani scivolano soprattutto sull'eccesso di velocità. Seguono la guida senza cintura, il semaforo rosso, il mancato rispetto dello stop, l'uso del cellulare senza auricolare e la sosta negli spazi per disabili.
Il Ministero dell'Interno ha reso noto che da quando è entrata in vigore la patente a punti, 81.458 italiani sono stati pizzicati in stato di ebrezza. Altri 86.886, invece erano senza casco. Più di 200mila sono stati sanzionati perché non avevano i fari accesi. E 88.333 guidavano senza occhiali nonostante fossero obbligati a portarli. Se la patente a punti ormai fa acqua da tutte le parti, gli autovelox funzionano a meraviglia anche perché rappresentano un'importante fonte di sostentamento per gli enti locali.
L'ultima novità iper-tecnologica si chiama tutor. Già presente in numerose tratte autostradali, recentemente è spuntato sul tratto dell'A4 tra Milano e Bergamo (in entrambe le direzioni). Questo sistema è in grado di calcolare la velocità media di un veicolo.
Autovelox tecnologici, sanzioni a tutto spiano e patente a punti. Tanti tentativi, pochi risultati davvero soddisfacenti. Si incassano soldi ma la striscia di sangue che bagna le strade è ancora troppo lunga. L'ultima carta giocata dal governo è il divieto di somministrare alcol dopo le 2 di notte. L'obiettivo è arginare il drammatico fenomeno delle stragi del sabato sera. Anche in questo caso, fatta la legge trovato l'inganno. In alcuni locali vengono distribuite ai clienti bottiglie piene di vodka o di rhum. Dopo le due, servono soltanto bibite analcoliche. Chi vuole, può prepararsi il cocktail da solo miscelando la bibita appena acquistata con quella ricevuta qualche ora prima. Tutto nel rispetto della legge.
Esattamente come gli automobilisti che commettono l'infrazione e danno la colpa al nonno. Fatta la lagge, trovato l'inganno. In strada si continua a morire ma la patente a punti non fa più paura. (Libero)
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