| Nucleare: a 20 anni dal referendum le ragioni del NO di Francesco Emilio Borrelli |
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| 09/11/2007 | |
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9 nov. - di Francesco Emilio Borrelli - Assessore provinciale e dirigente dei Verdi
In tutta l’ Italia i solari, gli italiani che
credono nelle “vere” energie alternative stanno manifestando la propria
contrarietà all’ ipotesi di ritorno del nucleare in Italia. Un’energia
che ha tanti rischi per la salute di tutti noi, anche se chi, di tanto
in tanto, torna a parlare di nucleare sembra dimenticarlo.
Così come si dimentica, troppo facilmente, che, venti anni fa, gli italiani hanno già bocciato chi pensa al nucleare per ridurre la dipendenza dal gas nel nostro paese. I rischi che si corrono scegliendo il nucleare sono tantissimi. Si va da quelli legati al ciclo di produzione dell’energia a quelli legati al terrorismo internazionale. Le centrali nucleari sono pericolose. E’ un dato di fatto inconfutabile.
Quale obiettivo è più sensibile di una centrale nucleare?
Eppure, nonostante tutti i rischi a cui sarebbe esposta l’Italia, c’è
chi continua a chiedere il ritorno al nucleare, promettendo l’autonomia
energetica che non potrà mai arrivare dal nucleare che, tra l’altro, è
anche costoso.
L’alternativa vera è il solare, ma, evidentemente, chi vuole il
nucleare non vuole investire su questa energia perché non è redditizia
per le multinazionali.
L’energia solare è gratis perché il sole non ha proprietari e
quindi non fa arricchire le grandi lobbies. Eppure, l'energia solare è
abbondante: ogni giorno la Terra riceve dal Sole una quantità di
energia 30 volte superiore a quella consumata da tutta la popolazione
mondiale in un intero anno.
Per fare un esempio, una famiglia italiana di 4 persone potrebbe
produrre metà dell'acqua calda che usa per un intero anno con un solo
pannello solare di 3 mq.
L'energia solare è diffusa: ogni casa o palazzo può dotarsi di pannelli
solari e produrre la propria energia. Ma questa energia è anche
condivisibile: gli impianti solari connessi in rete, infatti,
permettono di "esportare" l'energia prodotta in eccesso ed "importare"
energia dalla rete quando se ne ha più bisogno.
L'energia solare è pulita: il suo impatto ambientale - specialmente se
paragonato a quello delle fonti non rinnovabili - è trascurabile.
Basterebbero queste poche notizie, che sono il manifesto di chi si oppone al nucleare,
per convincere anche i più scettici. E invece, no, c’è sempre chi
chiede il ritorno al nucleare. E allora è chiaro che ci troviamo di
fronte a persone che devono tutelare interessi particolari e sono anche
disposti a mettere da parte la realtà.
Una realtà che ci ricorda che il nucleare non garantirebbe all'Italia
l'autonomia energetica, poiché si basa su una risorsa scarsa: l'uranio.
La maggior parte dell'uranio - indispensabile per la fissione - si
trova infatti in Canada, Russia, Nigeria, Namibia, Stati Uniti ed
Australia: l'Italia dovrebbe comunque importarlo. Inoltre, le riserve
esistenti di uranio ci darebbero un'autonomia non superiore ai 60 anni.
Sarebbe questa la soluzione?
Il nucleare non è più economico delle altre forme di produzione dell'energia:
nei costi per kWh vanno infatti inseriti anche i costi di smaltimento
delle scorie e soprattutto i costi di smantellamento delle centrali al
termine del loro ciclo produttivo. Senza contare i costi relativi ad
eventuali malfunzionamenti e alla militarizzazione dell'area dove sorge
l'impianto: una centrale nucleare è infatti, come ho detto, un
obiettivo sensibile. Il nucleare espone il territorio a rischi
gravissimi in caso di incidente, in modo particolare nel caso di un
Paese sismico come l'Italia. Il nucleare cosiddetto "sicuro" sarà forse
disponibile nel 2030. Per non parlare dell'impossibilità di avere
standard di evacuazione davvero sicuri in un Paese - come l'Italia -
che ha zone ad altissima densità abitativa.
Inoltre, non esiste un modo sperimentato di smaltire le scorie nucleari:
alcuni isotopi dell'uranio restano radioattivi per centinaia di
migliaia di anni. Si pensi che se la vita di un uomo dura solo
mediamente 80 anni e l’impero romano non andò oltre i
quattrocentoquaranta anni, mentre le scorie durano 240.000 anni. Se
facciamo scelte sbagliate condanniamo decine di migliaia di generazioni
a subirne le conseguenze.
Se, nonostante questi dati inconfutabili, i sostenitori del nucleare
trovano qualche adesione è anche perché, in Italia, non si è ancora
riusciti a creare una cultura dell’ecosostenibilità come dimostra anche
la scarsa attenzione verso le poche norme che sono state fatte per
diffondere le vere energie alternative. E’
il caso del Cip 6, una delibera del 1992 con la quale il Comitato
Interministeriale Prezzi (CIP) emise una delibera (la numero 6), con la
quale stabilì una maggiorazione del 6% del prezzo dell'elettricità
pagato dai consumatori finali. Il ricavato sarebbe dovuto essere
utilizzato per promuovere le energie rinnovabili, acquistandole dai
produttori ad un prezzo superiore a quello di mercato. L'obiettivo era
spingere le aziende energetiche a orientare la loro produzione verso le
energie rinnovabili, in primis, solare ed eolico. Nella formulazione
della norma, accanto all'espressione "energie rinnovabili" fu aggiunta
l'estensione "o assimilate". Così, come sempre accade in questo Paese,
quella che poteva essere una buona cosa si è trasformata in un
colossale boomerang.
Sul reale significato dell'aggettivo "assimilate"
e sui criteri per l'identificazione delle energie "assimilate alle
rinnovabili", non è mai stata fatta chiarezza, con la conseguenza che
una valanga di miliardi di euro è stata utilizzata per produzioni
energetiche tutt'altro che "rinnovabili".
Da quando alla guida del Ministero dell’ambiente è arrivato un
ambientalista convinto, il Ministro Alfonso Pecoraro Scanio c’è
finalmente una cultura nuova a governare processi importanti come
quelli dell’energia. Una cultura che non è quella del No, ma del sì
alle cose positive e utili per tutti noi, nell’immediato e nel futuro.
E’ stato con Pecoraro ad esempio che si è data un’accelerata decisa all’uso dei pannelli solari
e sempre più cittadini, aziende ed enti pubblici decidono di
installarli.
C’è anche un altro dato che dovrebbe mettere la parola definitiva alla
diatriba tra i sostenitori e gli avversari del nucleare. Per costruire
e mettere a regime una centrale nucleare c’è bisogno di tempo. Per le
energie rinnovabili, solare ed eolica, c’è bisogno di molto meno tempo.
Senza dimenticare che con le rinnovabili e una maggiore attenzione al
risparmio energetico riusciremmo a ridurre del 50% il nostro
fabbisogno. Sono queste le cifre che ci interessano, non quelle dei
bilanci delle multinazionali.
E poi chi sostiene il nucleare dica anche quali sono i territori che
vorrebbe distruggere con le centrali e dove vorrebbe mettere le scorie.
Li indichi e ci vada a vivere subito se davvero pensa che non siano
pericolose.
Francesco Emilio Borrelli
Assessore provinciale e dirigente dei Verdi
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