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Ultimo aggiornamento: 06.07.2008 ore 03:22
Nucleare: a 20 anni dal referendum le ragioni del NO di Francesco Emilio Borrelli Stampa E-mail
09/11/2007
9 nov. - di Francesco Emilio Borrelli - Assessore provinciale e dirigente dei Verdi
In tutta l’ Italia i solari, gli italiani che credono nelle “vere” energie alternative stanno manifestando la propria contrarietà all’ ipotesi di ritorno del nucleare in Italia. Un’energia che ha tanti rischi per la salute di tutti noi, anche se chi, di tanto in tanto, torna a parlare di nucleare sembra dimenticarlo.

Così come si dimentica, troppo facilmente, che, venti anni fa, gli italiani hanno già bocciato chi pensa al nucleare per ridurre la dipendenza dal gas nel nostro paese. I rischi che si corrono scegliendo il nucleare sono tantissimi. Si va da quelli legati al ciclo di produzione dell’energia a quelli legati al terrorismo internazionale. Le centrali nucleari sono pericolose. E’ un dato di fatto inconfutabile.

anni_senza_nucleare.jpgChi si ostina a dire che gli incidenti sono rarissimi, vada a rileggersi i giornali degli ultimi anni. Solo ieri c’è stato l’ultimo esempio, a Cernadova in Romania. E se si va indietro nel tempo se ne troveranno tantissimi altri che confermano la pericolosità delle centrali. E, pur pensando che l’Italia sia un paese fortunato, non si possono dimenticare le scorie nucleari, materiali pericolosissimi che dovranno trovare una sistemazione. O meglio, si dovrà decidere quale territorio distruggere per i prossimi secoli. A questo quadro, non certo incoraggiante, vanno aggiunti poi i rischi legati al terrorismo internazionale.

Quale obiettivo è più sensibile di una centrale nucleare? Eppure, nonostante tutti i rischi a cui sarebbe esposta l’Italia, c’è chi continua a chiedere il ritorno al nucleare, promettendo l’autonomia energetica che non potrà mai arrivare dal nucleare che, tra l’altro, è anche costoso. L’alternativa vera è il solare, ma, evidentemente, chi vuole il nucleare non vuole investire su questa energia perché non è redditizia per le multinazionali.
L’energia solare è gratis perché il sole non ha proprietari e quindi non fa arricchire le grandi lobbies. Eppure, l'energia solare è abbondante: ogni giorno la Terra riceve dal Sole una quantità di energia 30 volte superiore a quella consumata da tutta la popolazione mondiale in un intero anno. Per fare un esempio, una famiglia italiana di 4 persone potrebbe produrre metà dell'acqua calda che usa per un intero anno con un solo pannello solare di 3 mq. L'energia solare è diffusa: ogni casa o palazzo può dotarsi di pannelli solari e produrre la propria energia. Ma questa energia è anche condivisibile: gli impianti solari connessi in rete, infatti, permettono di "esportare" l'energia prodotta in eccesso ed "importare" energia dalla rete quando se ne ha più bisogno. L'energia solare è pulita: il suo impatto ambientale - specialmente se paragonato a quello delle fonti non rinnovabili - è trascurabile.
Basterebbero queste poche notizie, che sono il manifesto di chi si oppone al nucleare, per convincere anche i più scettici. E invece, no, c’è sempre chi chiede il ritorno al nucleare. E allora è chiaro che ci troviamo di fronte a persone che devono tutelare interessi particolari e sono anche disposti a mettere da parte la realtà. Una realtà che ci ricorda che il nucleare non garantirebbe all'Italia l'autonomia energetica, poiché si basa su una risorsa scarsa: l'uranio. La maggior parte dell'uranio - indispensabile per la fissione - si trova infatti in Canada, Russia, Nigeria, Namibia, Stati Uniti ed Australia: l'Italia dovrebbe comunque importarlo. Inoltre, le riserve esistenti di uranio ci darebbero un'autonomia non superiore ai 60 anni. Sarebbe questa la soluzione?
Il nucleare non è più economico delle altre forme di produzione dell'energia: nei costi per kWh vanno infatti inseriti anche i costi di smaltimento delle scorie e soprattutto i costi di smantellamento delle centrali al termine del loro ciclo produttivo. Senza contare i costi relativi ad eventuali malfunzionamenti e alla militarizzazione dell'area dove sorge l'impianto: una centrale nucleare è infatti, come ho detto, un obiettivo sensibile. Il nucleare espone il territorio a rischi gravissimi in caso di incidente, in modo particolare nel caso di un Paese sismico come l'Italia. Il nucleare cosiddetto "sicuro" sarà forse disponibile nel 2030. Per non parlare dell'impossibilità di avere standard di evacuazione davvero sicuri in un Paese - come l'Italia - che ha zone ad altissima densità abitativa.
Inoltre, non esiste un modo sperimentato di smaltire le scorie nucleari: alcuni isotopi dell'uranio restano radioattivi per centinaia di migliaia di anni. Si pensi che se la vita di un uomo dura solo mediamente 80 anni e l’impero romano non andò oltre i quattrocentoquaranta anni, mentre le scorie durano 240.000 anni. Se facciamo scelte sbagliate condanniamo decine di migliaia di generazioni a subirne le conseguenze. Se, nonostante questi dati inconfutabili, i sostenitori del nucleare trovano qualche adesione è anche perché, in Italia, non si è ancora riusciti a creare una cultura dell’ecosostenibilità come dimostra anche la scarsa attenzione verso le poche norme che sono state fatte per diffondere le vere energie alternative. E’ il caso del Cip 6, una delibera del 1992 con la quale il Comitato Interministeriale Prezzi (CIP) emise una delibera (la numero 6), con la quale stabilì una maggiorazione del 6% del prezzo dell'elettricità pagato dai consumatori finali. Il ricavato sarebbe dovuto essere utilizzato per promuovere le energie rinnovabili, acquistandole dai produttori ad un prezzo superiore a quello di mercato. L'obiettivo era spingere le aziende energetiche a orientare la loro produzione verso le energie rinnovabili, in primis, solare ed eolico. Nella formulazione della norma, accanto all'espressione "energie rinnovabili" fu aggiunta l'estensione "o assimilate". Così, come sempre accade in questo Paese, quella che poteva essere una buona cosa si è trasformata in un colossale boomerang.
Sul reale significato dell'aggettivo "assimilate" e sui criteri per l'identificazione delle energie "assimilate alle rinnovabili", non è mai stata fatta chiarezza, con la conseguenza che una valanga di miliardi di euro è stata utilizzata per produzioni energetiche tutt'altro che "rinnovabili". Da quando alla guida del Ministero dell’ambiente è arrivato un ambientalista convinto, il Ministro Alfonso Pecoraro Scanio c’è finalmente una cultura nuova a governare processi importanti come quelli dell’energia. Una cultura che non è quella del No, ma del sì alle cose positive e utili per tutti noi, nell’immediato e nel futuro.
E’ stato con Pecoraro ad esempio che si è data un’accelerata decisa all’uso dei pannelli solari e sempre più cittadini, aziende ed enti pubblici decidono di installarli. C’è anche un altro dato che dovrebbe mettere la parola definitiva alla diatriba tra i sostenitori e gli avversari del nucleare. Per costruire e mettere a regime una centrale nucleare c’è bisogno di tempo. Per le energie rinnovabili, solare ed eolica, c’è bisogno di molto meno tempo. Senza dimenticare che con le rinnovabili e una maggiore attenzione al risparmio energetico riusciremmo a ridurre del 50% il nostro fabbisogno. Sono queste le cifre che ci interessano, non quelle dei bilanci delle multinazionali. E poi chi sostiene il nucleare dica anche quali sono i territori che vorrebbe distruggere con le centrali e dove vorrebbe mettere le scorie. Li indichi e ci vada a vivere subito se davvero pensa che non siano pericolose. Francesco Emilio Borrelli Assessore provinciale e dirigente dei Verdi

 

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