| Onu: approvata con 99 voti la moratoria universale pena di morte |
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| 15/11/2007 | |
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16 NOV - La Terza commissione delle Nazioni Unite ha approvato ieri sera con 99 voti a favore, 55 contro e 33 astenuti la risoluzione L-29 presentata da Nuova Zelanda e Brasile con la co-sponsorship di 87 paesi che chiede di introdurre una moratoria universale delle esecuzioni capitali.
La seduta in Commissione e' stata condotta in un'atmosfera vibrante, a colpi di emendamenti tendenti a snaturare o a ritardare il senso della moratoria. Superato l'ostacolo dell'emendamento sulla sovranita' nazionale, che nel 1994 aveva condannato la risoluzione, uno scoglio durissimo e' stato rappresentato da una proposta della Malesia, volta a ritardare di quattro anni l'effetto della moratoria. Ma alla fine, nonostante le perorazioni accorate dei rappresentanti di Iran, Singapore, Barbados ed Egitto, 84 paesi hanno bocciato questa modifica contro 68 a favore e 17 astenuti. Ha dunque tenuto la blindatura imposta dai promotori che hanno strappato ai cosponsor la promessa di non accettare alcun emendamento al testo concordato. Si tratta di una vittoria importante per l'Italia, che ha lanciato la campagna per la moratoria all'inizio dell'anno su impulso del Partito radicale e sull'onda dell'emozione causata dall'impiccagione di Saddam Hussein. È stata infatti la diplomazia italiana a condurre il lavoro per raggiungere l'unita' europea, venuta a mancare nel 1999, e a spingere per giungere al voto al Palazzo di Vetro il prima possibile. Proprio la coesione europea e' stata sottolineata dal sottosegretario Gianni Vernetti, che ha seguito per l'Italia i lavori a New York. Vernetti ha definito il voto "una grande vittoria del governo italiano". L'ambasciatore all'Onu Marcello Spatafora ha invece parlato di "grosso successo per il Paese, per il governo, per il Parlamento (che con voto bipartisan ha gia' due volte auspicato la moratoria, ndr) e per la societa' civile". La seduta ha evidenziato una fortissima divisione tra i membri dell'Onu. Un plotone di paesi arabi, asiatici e caraibici, guidati da Egitto e Singapore, ha tentato ogni mezzo per scongiurare l'approvazione del testo, puntando sulla sovranita' nazionale, sulla necessita' di punire adeguatamente i crimini piu' gravi, e persino, come ha fatto l'Egitto, cercando una sponda dagli ambasciatori cattolici dell'Europa dell'est e dell'America Latina proponendo un emendamento orale che equiparava la pena di morte all'aborto. Un emendamento fatto proprio anche dagli Stati Uniti, che hanno chiesto di dedicare la stessa attenzione ai due temi, e accolto moderatamente anche dal Vaticano ma che in termini di voti ha solo fatto passare una ventina di voti dello schieramento mantenitore nel computo degli astenuti. Infine, e' stato di nuovo Singapore a tentare un blocco procedurale, chiedendo di votare il testo paragrafo per paragrafo proprio in prossimita' della pausa pranzo. Fallito questo ennesimo tentativo, che ha servito soltanto lo scopo di riaggiornare i lavori, alla ripresa del dibattito per i fautori del boia non c'e' stato scampo. Seguendo lo stesso trend dell'intera serata, la risoluzione ha conseguito una netta maggioranza. Ai promotori ora rimane il compito di suggellare questo successo all'Assemblea generale dove il fronte dei mantenitori si proporra' certamente con rinnovato vigore.
Gli abolizionisti, tuttavia, hanno dato prova di grande compattezza e il successo ora sembra davvero dietro l'angolo.(Velino)
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