| Otto anni fa si spegneva Craxi. Pillitteri al Clandestinoweb: “Quando Benedetto divenne Bettino" |
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| 18/01/2008 | |
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19 gen. - di Francesco Fusco - Oggi, otto anni fa, si spegneva Bettino.
Intervista a Paolo Pillitteri che ha scritto un libro dal titolo “Quando Benedetto divenne Bettino” descrivendolo attraverso i suoi rapporti prima di amicizia, poi di parentela, avendone sposato la sorella Rosilde, perciò è proprio con lui, Paolo Pillitteri, che abbiamo voluto una conversazione su quel personaggio tanto “ingombrante” non tanto per la statura fisica ma politica del quale oggi ricorre l’ottavo anno del giorno della sua scomparsa.
- Bettino era fatto così – mi conferma Pillitteri – e spesso veniva travisato. Non amava le chiacchiere inutili, amava pensare e poi agire, e quel suo modo di fare che gli altri scambiavano per ruvidità di modi era dettato da una intima timidezza, una reazione nei confronti di se stesso piuttosto che nei confronti degli altri. Modo di agire e timidezza nascosta facevano parte della sua personalità. Una grande personalità che ne aveva fatto un leader, non solo all’interno del partito socialista del quale aveva preso la guida, o dell’Italia ma anche a livello internazionale. - Già, gli ricordo, mi sovviene la quantità di uomini politici, spesso erano ministri tunisini o di altri Paesi del mondo arabo che venivano a trovarlo, spesso a cena nella sua casa di Hammamet. In quei casi mi invitava e voleva che sedessi con lui e il suo ospite a un tavolo appartato in un angolo della terrazza… - Molti di quelli che descrivi occupavano delle altissime posizioni che andavano a trovarlo per avere consigli, ascoltare dalla sua voce la visione dei fenomeni politici di quei tempi, capire quali sbocchi potessero avere, commentare con lui fatti che avevano o potevano avere riflessi internazionali. - Sembrava che ne subissero il fascino, come chiunque lo avvicinasse… - Secondo me anche gli avversari, anche coloro che lo ostacolavano, ma avevano timore di questa sua dote. - E nel partito? - Erano in moltissimi ad amarlo e ammirarlo perché avevano capito che “i socialisti – come aveva più volte ripetuto – non dovevano avere complessi di inferiorità nei confronti di nessuno”. Poi vi era una minoranza che lo subiva, scalpitava per farsi largo per avere “un posto al sole” o che “si illuminavano di immenso” stando nella sua ombra. - Ma l’ostilità del PCI a cosa era dovuta? In fondo aveva fatto di tutto per farli ammettere nel Partito Socialista Europeo.- Con molta probabilità a quella sua voglia di creare una sinistra progressista, capace di governare, di dar vita a un “riformismo possibile”, meno legato a ideologie e slogan o personaggi che ormai appartenevano al passato o a realtà diverse da quella italiana. Perché è bene dirlo, Bettino amava profondamente l’Italia, avrebbe voluto che fosse in cima ai paesi più avanzati del mondo, soffriva nel vederne mortificato lo sviluppo da beghe personali, mancanza di visione… - Il suo esilio ad Hammamet deve avergli pesato… - E’ quello che lo ha ucciso, più della malattia, anzi è stata la peggiore complicazione, ne ha accelerato la fine. Vedeva vanificato il suo pensiero la sua voglia di fare qualcosa per il suo Paese. Una vera tristezza che lo ha pervaso e ne ha indebolito la fibra in maniera determinante. Chi ci ha rimesso di più è stato il Partito Socialista, che oggi si trova senza un vero leader… Che pena! - Già. Francesco Fusco |
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