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Ultimo aggiornamento: 22.11.2008 ore 14:08
PD: VELTRONI FARE UN PASSO INDIETRO E' DA SUICIDI - ED I TEODEM COSA NE PENSANO Stampa E-mail
11/06/2008
11 giu. - Nessuna scissione, per il momento. I cattolici della Margherita restano all'interno del Partito Democratico, in attesa di capire come finirà la sfida al vertice, in particolare tra il segretario e Massimo D'Alema. L'obiettivo dei TeoDem (Luigi Bobba, Emanuela Baio Dossi, Enzo Carra, Paola Binetti, Marco Calgaro e Dorina Bianchi) è quello di far sentire forte la loro voce, tendando di condizionare il Pd con l'obiettivo di rassicurare le gerarchie ecclesiastiche, ormai molto critiche verso il nuovo soggetto politico nato il 14 ottobre dell'anno scorso
veltroni_prodi_01_280x200.jpgI TeoDem, quindi, per ora lasciano cadere nel vuoto l'appello dell'Udc a lasciare Veltroni per costruire insieme un nuovo centro.
Ma, sotto sotto, l'ipotesi di un clamoroso addio non è del tutto scartata. Però una fuoriuscita a pochi mesi dalle elezioni non verrebbe capita dagli elettori.
L'obiettivo sembra quello di aspettare le mosse dei maggiorenti dei Democratici.
Non tanto i popolari di Marini e Fioroni, apparentemente più vicini al leader del loft (in questa fase), ma Rutelli e soprattutto D'Alema
L'ex ministro degli Esteri - spiegano fonti interne al Pd - contesta in particolare la gestione troppo personale del segretario e dei suoi uomini. La vera questione dello scontro di questi giorni non è tanto la collocazione europea (che pur è un rebus contorto) e nemmeno il tema delle alleanze e dell'autosufficienza, quanto il potere e il controllo sulle scelte strategiche. Un partito che si definisce democratico - è il ragionamento di D'Alema - non può essere guidato da una sola persona. Da qui l'intenzione di andare avanti con la Fondazione Italianieuropei, non a caso criticata fortemente dai più stretti collaboratori dell'ex sindaco di Roma
. In questo contesto i cattolicissimi del Pd stanno a guardare le mosse dei vari big, proprio come in una partita a scacchi.
L'eventualità di una scissione o di una frattura - direzione Casini-Cesa - si produrebbe nel caso in cui lo scontro Veltroni-D'Alema esplodesse in modo clamoroso.
In sostanza sarebbe il pretesto per abbandonare il partito senza essere accusati di tradimento.
In un momento interno difficile - con i Democratici ancora divisi, malgrado la tregua tra il segretario e Francesco Rutelli, tra l'anima Ds e le varie componenti della ex Margherita - Walter Veltroni torna a occuparsi di uno dei temi più "caldi". E cioè della collocazione europea della forza di cui è il leader. E lo fa da Napoli, dove è in corso l'assemblea dei parlamentari del Pse.
Dove prima si rivolge ai colleghi stranieri - "è arrivato il tempo di una grande innovazione per tutti noi" - e poi ai membri del suo partito: "Voglio portarlo tutto nello stesso gruppo", dice; e quanto al congresso anticipato, "solo se è in gioco l'identità" del Pd. Il segretario spiega che in questo momento in tutta Europa sta soffiando un vento di destra, "una destra che cavalca la paura".
Il compito del centrosinistra e delle forze riformiste europee è quello di saper innovarsi per rispondere alle paure e al disagio che percorre la società dando una risposta alternativa a quella della destra. Altrimenti, "la battaglia è persa". Anche se, prosegue, "la destra rimarrà vittima delle paure che ha evocato". Premettendo che "non so proprio di cosa si parli" quando si paventa la scissione, Veltroni ci tiene a specificare che l'idea di poter tornare indietro, cioè a quando c'erano i Ds e la Margherita, "è un'idea vecchia, plausibile, ma per me suicida". "So che ci vuole del tempo - aggiunge - perché ogni fusione non è semplice. Ma siamo nella strada giusta". Il segretario spiega che in Italia i riformisti hanno cominciato a cambiare con il Partito Democratico, che "sta fondendo tradizioni culturali diverse. Noi siamo un partito del centrosinistra che racchiude dentro di sé una pluralità di culture e tradizioni e che vuole un legame con il Partito socialista europeo e le forze riformiste europee, partendo dalla peculiarità della nostra formazione politica".
Per questo, è giunto "il tempo di una grande innovazione per tutti noi: non ho la presunzione di dire che la strada scelta dal Pd sia l'unica, sia quella giusta ma so da militante del centrosinistra europeo che è tempo di una profonda trasformazione e spero che il dialogo tra Pd e Pse possa contribuire a questa generale innovazione".
Certo, ammette Veltroni, nel nostro Paese innovare è particolarmente difficile. "Si vede una grande difficoltà sul piano della raccolta dei rifiuti", ma "il problema generale della democrazia italiana è la difficoltà di decidere. Questo ha riguardato centrosinistra e centrodestra a livello nazionale e locale. In questo Paese assumere decisioni, prendersi responsabilità è considerata una delle cose più difficili e per un uomo politico una delle cose meno semplici da fare". "Io cerco di tenere insieme e di estendere il consenso, che in un anno è già cresciuto enormemente, siamo riusciti a farlo perché abbiamo affermato un'identità in cui convergono culture diverse, l'idea di tornare indietro è plausibile, ma per me è suicida".
Walter Veltroni durante la conferenza stampa al termine della riunione con il Pse, risponde così a chi gli chiede un commento all'editoriale di Famiglia Cristiana, che ipotizza una scissione della componente cattolica.
"Non so di cosa si parli - aggiunge il segretario del Pd riferendosi a quell'articolo - ma va bene che ci siano osservazioni contrapposte. C'è chi dice che siamo troppo attenti e chi dice il contrario. Quando si è un grande partito questo è inevitabile, ma non ho visto in questi giorni nessuna posizione simile a quella di quell'editoriale, più politico che pastorale".
Quindi tornando al ragionamento sul partito, il leader del Pd aggiunge: "La bellezza della nostra esperienza è la capacità di far convivere" culture diverse, e insiste "io voglio andare aventi con questa fusione, so che non è semplice ma è la strada giusta e che non serviranno anni per riaprire la sfida con la destra".
"E' tempo di una profonda apertura e di una innovazione per tutti noi". Walter Veltroni, parlando ai parlamentari del Pse riuniti a Napoli, ha illustrato quella che a suo avviso è l'esigenza delle forze di sinistra in tutta Europa, dove "spira un vento in direzione diversa dalla nostra" e "le destre vincono coltivando le paure e le insicurezze diffuse a causa della crisi sociale che attraversa il Continente".
Il segretario del Pd ha citato ad esempio l'esperienza italiana: "Al fondo della nascita del Pd c'è l'idea di cercare dentro diverse culture e ispirazioni una risposta convincente a queste domande" della società, "siamo un partito del centrosinistra con al suo interno una pluralità culturale che ha il dovere di dialogare con le forze di centrosinistra europee, in primo luogo con chi raccoglie la maggioranza di questo schieramento, ma sulla base della sua identità, della sua originale e peculiare formazione.
Con Martin Schultz c'è un reciproco riconoscimento, non so dove porterà, lo costruiremo insieme, anche dentro il mio partito, ma la strada giusta è quella del riconoscimento del ruolo di ciascuno". Secondo Veltroni "tutto il centrosinistra europeo non sarebbe all'altezza della sfida che lo attende" mentre in questa fase politica le destre sono al governo in tanti paesi dell'Unione, "se non facesse una forte innovazione pro-Ue". "Non ho la presunzione di dire che la nostra strada è la migliore - ha aggiunto il leader del Pd - anche se il nostro partito ha raggiunto un risultato importante in Italia, ma so e sento, da militante del centrosinistra che è tempo di una profonda apertura e innovazione. Credo e spero che il dialogo tra Pse e Pd sia utile a contribuire a questa generale innovazione".
Veltroni ha aperto il suo intervento a Napoli ricordando di aver insistito già nel suo incontro con Schultz lunedì a Berlino sulla necessità di una "grande riflessione collettiva" alla luce "della trasformazione radicale degli equilibri" nella società europea dove "è diffuso il sentimento di insicurezza e paura.
Con la paura è facile far crescere il consenso elettorale, soprattutto quello mediatico - ha osservato -. La destra ha vinto in Italia proprio su questo, coltivando la paura e la sensazione di arroccamento, ma a un mese e mezzo dalle elezioni ci si accorge che tra le attese evocate e le azioni politiche esiste un confine molto ampio".
Secondo il leader del Pd però "il centrosinistra deve guardare alle ragioni della sua crisi, i dati del '97 confrontati con quelli del 2008, mostrano un risultato spietato tra i paesi in cui governavamo e quelli in cui si governa oggi. Far finta di nulla e restare come siamo sempre stati non aiuta a risolvere il problema e a capovolgere la situazione se non sapremo rispondere a quelle domande reali, a quella insicurezza, senza negarla, dando una risposta solidale che contrasti l'egoismo sociale proposto dalla destra".
Veltroni invita perciò i socialisti europei a prepararsi perché "tra qualche anno le destre che sono al governo in tutta Europa dovranno rendere conto del fatto che hanno semplicemente spostato le diseguaglianze da una zona all'altra, perché spostando i rom dal centro alla periferia non si risolve il problema. Per questo c'è bisogno che noi si sia in grado di rispondere a quelle domande". Infine, rivendica il risultato ottenuto dal Pd in Italia: "Oggi c'è un vento che spira in direzione diversa dalla nostra ma noi siamo riusciti a creare una forza di quasi il 34 per cento, il 33,7, raccogliendo i consensi della maggioranza degli italiani che non ha votato per Berlusconi".
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