| PER BRUXELLES I CONTI DELL'ITALIA SONO A POSTO, MA NON BASTA |
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| 08/05/2008 | |
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8 Mag. - La commissione cancella la procedura d'infrazione per deficit eccessivo ed esorta a raggiungere il pareggio entro il 2011. Appelli politici, La festa per il decimo anniversario della decisione di adottare l'euro come moneta unica del Vecchio Continente si è affollata a dismisura di eventi con la Commissione Ue impegnata a
programmare un futuro di migliore gestione dell'economia, a dare il
via libera alla Slovacchia per l'ingresso nell'Eurozona da gennaio, a
sdoganare gli ultimi "pierini" dei deficit eccessivi, Portogallo e
Italia, quest'ultima protagonista di una "correzione chiara e
sostenibile" della finanza pubblica.
Per l'avvenire il responsabile economico Joaquin Almunia propone ai Ventisette un'agenda in tre parti destinata a corroborare il coordinamento fra le capitali e creare legami più stretti su riforme infrastrutturali e gestione dei bilanci. A Roma manda comunque a dire a chiare lettere che "gli sforzi non sono finiti" mentre al futuro ministro Tremonti confessa di "non vedere una maggioranza" in favore dell'emissione di eurobond per sostenere lo sviluppo continentale. Di tutto e di più. "Siamo molto contenti di questi primi dieci anni -sospira lo spagnolo di Bruxelles-. Chi prevedeva sventure per la nostra moneta è stato smentito". certo restano parecchi crucci. Ad esempio, la crescita è stata più bassa di quanto ci si aspettasse, nonostante le efficienti politiche per l'occupazione che hanno creato 16 milioni di posti dal 1999. Tutta colpa della produttività, chiosa Almunia, "che è migliorata meno del previsto",. Paradossalmente, "la protezione fornita dall'euro ha fatto diminuire gli incentivi a fare meglio" e "le misure correttive delle tendenze macroeconomiche dei singoli Paesi hanno richiesto più tempo del previsto". Per il resto, tutto un peana. I deficit pubblici dell'Eurozona sono scesi a una media mai vista dello 0,6% del 2007, contro il 4% dei venti anni venuti prima. Gli investimenti privati e pubblici hanno raggiunto il 22% della crescita annuale, un dato che non si aveva all'inizio degli anni 90. I tassi di interesse sono arrivati a un valore di riferimento inferiore al 5% contro il 9% del decennio precedente. Si poteva fare di più, insiste Almunia. Senza l'euro però si sarebbe fatto molto meno. Questo non vuol dire che il presente sia facile. La Commissione concede che il cambio dell'euro si trova oltre il livello giustificato dai fondamentali e che potrebbero esserci ripercussioni. Il prossimo ciclo richiede comportamenti più virtuosi. Ecco le tre agende di Almunia. Uno: approfondire la sorveglianza in senso lato, con interventi più netti di Bruxelles in chiave preventiva e non solo successiva qualora un Paese manifesti squilibri di finanza pubblica; di pari passo va il maggior cordinamento delle riforme. Due: migliorare il ruolo internazionale dell'euro arrivando anche ad attribuire un seggio per Eurolandia nei forum e nelle istituzioni internazionali. Tre: governance più efficace da svolgersi nel Consiglio Ecofin perché la zona euro non ha bisogno di altre istituzioni. Corollario finale: dannoso pensare a rivedere l'indipendenza della Bce. All'Italia appena promossa -"l'Ue certifica che lascio i conti in ordine" ha detto ieri Romano Prodi - Almunia rammenta che "rimane molto lavoro da fare per rendere le finanze pubbliche sostenibili nel medio e lungo termine". Il suo monito per Berlusconi e Tremonti è che "si deve continuare con il consolidamento, perché l'obiettivo finale non è aver riportato il deficit sotto il 3% ma raggiungere l'equilibrio delle finanze nel medio termine". Vuol dire arrivare al pareggio di bilancio al massimo nel 2011, obiettivo su cui i tecnici della commissione nutrono già ora dei dubbi. "Non lo dico al nuovo governo ma al governo e basta" sentenzia lo spagnolo. Roma ha cambiato manovratore. Ma il duetto con Bruxelles non può dirsi concluso. (Marco Zatterin) |
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