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Ultimo aggiornamento: 09.07.2008 ore 09:34
PININFARINA: 10 ANNI PER RILANCIARE L'ITALIA MA BISOGNA PARTIRE SUBITO Stampa E-mail
18/04/2008

18 Apr. - Dieci anni per rimettere in piedi il Paese. Per ricostruire uno sviluppo economico e sociale a cui l'Italia ha dato fino ad oggi una risposta insoddisfacente. Dieci anni per realizzare le trasformazioni necessarie; un periodo ne' troppo lungo ne' troppo breve ma a condizione che ci si rimbocchi le maniche da subito.

pininfarinaandrea280x200.jpgE' il vicepresidente di Confindustria, Andrea Pininfarina, ad indicare cosi', nel 2018, la data limite entro cui il Paese deve aver compiuto questo cambiamento radicale e profondo. Per gli industriali, infatti, il tempo e' una variabile cruciale e preziosa scandito dal ritmo incalzante della globalizzazione.

"Per rilanciare lo sviluppo e portare il nostro Paese su livelli adeguati di crescita -dice dal palco del convegno di viale dell'Astronima 'Cambiare per crescere'- dobbiamo darci un orizzonte di tempo di dieci anni, un tempo sufficentemente ampio per poter realizzare le trasformazioni necessarie, ma anche abbastanza ravvicinato da richiedere ed imporre un avvio immediato delle riforme per arrivare puntuali al traguardo". Il 2018, dunque, e' per gli industriali "un data ragionevole niente affatto lontana se si comincia a operare subito ma nemmeno cosi' vicina da rendere irrealistici obiettivi che sono necessariamente ambiziosi".

Un cambimento, una trasformazione, pero', raccomanda ancora Pininfarina che dovra' essere necessariamente radicale: "Il Paese non puo' piu' sopportare mezze riforme, o, ancor peggio, riforme assunte da un governo e poi smontate a quello successivo". Una sollecitazione, quella che arriva dagli industriali, ancora piu' forte se si considerano le risposte che l'Italia ha dato negli ultimi dieci anni. Dal '97 al 2007 il Pil italiano, infatti, e' aumentato del 15,5% contro il 26,6% dell'eurozona. "Se semplicemente avessimo tenuto il passo dei nostri partner il Pil italiano sarebbe quest'anno piu' elevato di 151 miliardi e anche la busta paga del lavoratore medio sarebbe piu' alta di 2.470 euro", elenca ancora Pininfarina ribadendo come i dati confermino che i bassi salari traggono origine dalla bassa crescita.

E' per questo, dunque, che la scommessa che gli industriali invitano a fare sul paese deve coinvolgere tutti i settori: dall'istruzione alla P.a., dai trasporti alle infrastrutture, dall'energia agli assetti istituzioni che regolano governo e Parlamento. Non solo un cambiamento radicale dovra' interessare anche il controllo del territorio visto che "il problema della criminalita' organizzata non riguarda questa o quella regione, ma la convivenza sociale ed economica dell'intero paese".

Cambiare per crescere, quindi, "e' ormai indispensabile ed ineludibile", ribadisce Pininfarina. "La crescita e' assieme un fine euno strumento e rappresenta il vero bene comune del paese", aggiunge sottolineando come le riforme servono a fare dell'Italia "un paese moderno e dinamico". Ma non possiamo piu' "permetterci errori e passi falsi", conclude Pininfarina che rivolto ai politici, assenti dall'assise di Torino ma ben presenti come interlocutori "nemmeno continuare nella politica delle non scelte come nelle ultime legislature. Gli imprenditori in questi anni hanno lavorato e investito, ci auguriamo che la classe politica faccia altrettanto". (Adnkronos)


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