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Ultimo aggiornamento: 22.11.2008 ore 14:08
PRODI: NON SARO' PRESIDENTE DEL PD, MA UN SEMPLICE ISCRITTO Stampa E-mail
09/06/2008
09 giu. - ''Ringrazio tutti quelli che mi chiedono di restare. Lo considero un segno di stima e affetto nei miei confronti ma la mia decisione, come ho gia' spiegato piu' volte, e' irrevocabile''. A costo di deludere la pattuglia dei suoi fedelissimi, Romano Prodi conferma di non aver alcuna intenzione di ritirare le dimissioni da presidente del Pd. Nel futuro del Professore c'e' solo un ruolo da nonno, con buona pace dell'appello lanciato sabato da Rosy Bindi a nome dei prodiani orfani del loro leader.

prodidoppio.jpgInterpellato, Prodi ha voluto togliere ogni possibile dubbio sulla propria decisione, non solo confermando le dimissioni dalla presidenza del Pd, ma anche annunciando di aver avviato la procedura per lasciare l'incarico di presidente onorario del Partito democratico europeo.

Un gesto di ''coerenza'', sottolinea Prodi, il quale d'ora in poi vuole essere considerato ''un semplice tesserato''.

Sono passati ormai quasi due mesi dal momento in cui Prodi si dimise da presidente del partito: era il 16 aprile, due giorni dopo le elezioni perse dal Pd; ma la decisione era stata comunicata qualche settimana prima a Walter Veltroni con una lettera privata nella quel il padre dell'Ulivo dichiarava di voler restare un ''supporter forte e leale del partito''.

Ma l'allontanamento di Prodi, a ben guardare, era cominciato gia' prima della campagna elettorale, con la sua decisione di non ricandidarsi alle elezioni e di tenere un basso profilo durante la campagna elettorale.

Desiderio di tranquillita', certo, ma anche disagio per essere presentato come l'ideatore di una formula di coalizione risultata troppo eterogenea e rissosa.

La conferma delle sue dimissioni lascia con l'amaro in bocca coloro che nel Pd guardano ancora a lui. ''Mi dispiace che Romano Prodi confermi la sue dimissioni dalla presidenza del Pd - dice il parlamentare democratico Mario Barbi, gia' coordinatore dell'Ulivo - ma penso che le sue decisioni vadano rispettate e la sua persona tenuta al riparo da occasionali contese''. Il Professore, ritiene il suo fedelissimo, continuera' pero' ad essere ''un punto di riferimento'' per chi ha condiviso le sue battaglie.

Rosy Bindi, pero', non perde le speranze di rivedere Prodi alla presidenza del Pd: la ''pasionaria'' democratica dice di rispettare la decisione del Professore, anche se ne e' ''addolorata''; ma chiede al partito di respingere le dimissioni di Prodi nell'Assemblea Costituente che si svolgera' il 20 e 21 giugno.

Certi che il Professore non li abbandonera' mai, i prodiani del Pd hanno cominciato a chiedere conto a Veltroni della sconfitta elettorale.

La loro parola d'ordine, risuonata al convegno dei bindiani, e' quella di una gestione collegiale del partito in cui siano rappresentate tutte le anime del Pd.

E, a proposito di anime e divisioni interne, il Pd e' attualmente alle prese con la grana della collocazione dei suoi europarlamentari.

Gruppo misto, partito socialista europeo o liberaldemocratici? Dopo il no di Francesco Rutelli all'ingresso nel Pse, il dibattito si e' aperto e ha travalicato i confini del Pd.

Il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri ironizza sulle difficolta' dei democratici, sostenendo che il Pd rivela in questo modo di essere poco piu' di un ''cartello elettorale''. Replica Giorgio Tonini, stretto collaboratore di Veltroni: ''Gasparri guardi in casa propria, il pd sapra' trovare la soluzione migliore''

''Vedo che Rosy Bindi insiste nel chiedere al Pd di respingere le dimissioni che Prodi, in coerenza con la sua decisione di lasciare ogni carica politica, ha dato da presidente del partito ormai da mesi e che oggi e' stato costretto a rinnovare in modo irrevocabile. C'e' qualcosa di strano in questa insistenza''.

E' quanto afferma il senatore prodiano e ulivista Paolo De Castro. ''Qual e' il disegno che spinge ad insistere a ricoprire una carica oltretutto vuota e priva di qualsiasi rilievo politico? Perche' rischiare di dare il sapore di una rottura attraverso una inopportuna forzatura quello che e' solo un gesto di coerenza? - insiste l'ex ministro dell'agricoltura - Prodi e' il fondatore del Pd. Egli resta quindi per tutto il partito, e a maggior ragione per quanti sono e furono ulivisti, un riferimento permanente al di la' di ogni carica e di ogni organigramma''.

De Castro poi conclude: ''Davvero non capisco! Accettiamo e rispettiamo la volonta' di Romano Prodi e impegniamoci semmai ad assicurare che la novita' della sua proposta politica sia riconoscibile nelle nostre azioni''. (ANSA).

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