| Prostituzione sul web. Fino a 400 euro per pubblicare l'inserzione con la foto |
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| 12/01/2008 | |
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12 gen. - Con l'avanzare della tecnologia anche la "professione più antica del mondo si aggiorna e le prostitute dalla strada passano sul web ma le indagini si arenano.
La rete è generosa e fornisce persino tutte le istruzioni necessarie per aprire un sito internet di escort e arricchirsi alle spalle delle ragazze in vendita. "Il consiglio è di prendere l'hosting in uno di questi Paesi: Olanda, Repubblica Ceca, Slovacchia, Estonia - scrive Paolino, moderatore di un forum tematico molto frequentato - l'importante è non figurare come intestatario del dominio e per fare questo basta rivolgersi a uno dei tanti servizi di anonimizzazione". Una procedura assai semplice: apri un sito internet su un server estero e fai in modo da non risultarne titolare. "Come servizio di anonimizzazione - precisa Paolino - non devi necessariamente usarne uno in Olanda o in Slovacchia, ne basta uno negli Usa, tipo "Godaddy". Fatto ciò diventi invisibile per lo Stato italiano, a meno che non decidano di fare indagini approfondite, chiedere rogatorie su rogatorie. Ma per lo Stato il gioco non varrebbe la candela". Insomma, il business sembra pulito. "Si tratta di un settore in cui le attività di polizia giudiziaria sono praticamente zero - continua Paolino - le norme sono ambigue e nessun investigatore ha mai chiuso un sito, fino a oggi. Le indagini dovrebbero concentrarsi sulle escort stesse, che andrebbero colte in flagrante, mentre si prostituiscono. Poi mettergli sotto controllo telefono, e-mail, instant messenger, infine risalire al sito che le sponsorizza. Quanto ai paga menti basta aprire un conto corrente in uno dei Paesi citati". Contro i portali del sesso a pagamento c'è allora poco da fare? "Tutte le indagini condotte 2-3 anni fa - risponde Maurizio Masciopinto - si sono concluse senza esito favorevole. In fase investigativa e in prima istanza siamo riusciti a far oscurare i siti, poi in sede di giudizio è saltata la possibilità di provare lo sfruttamento sessuale. È infatti molto difficile attestare il trasferimento di denaro tra cliente, prostituta e gestore del sito. Oggi, poi, le cose si sono ulteriormente complicate - prosegue il dirigente della polizia di Stato - abbiamo infatti verificato che i server dei siti internet si sono tutti spostati in Olanda, Repubblica Ceca e altri Stati esteri, anche se i referenti restano italiani. Servirebbero dunque delle rogatorie. In sostanza - conclude Masciopinto - le indagini per ora sono ferme". (Repubblica) |
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