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Ultimo aggiornamento: 12.10.2008 ore 01:53
RED: LO STAY BEHIND DEL PD A CACCIA DI TESSERE - IL DISSENSO DI PARISI E MARINI Stampa E-mail
26/06/2008
26 giu. - «Red è lo strumento che al momento giusto, e se tutto va bene, servirà a lanciare un’Opa sul “partito leggero” veltroniano». Come? Attraverso «un capillare lavoro sul territorio», mirato a «ricostruire quelle sedi di iniziativa politica che ora non ci sono più».

d_alema_280x200.jpgPARISI: RED? SE NON E' CORRENTE QUELLA... D'ALEMA SI CANDIDI - Red? "Se non e' una corrente quella.... Do' atto a D'Alema che non e' la sola, ne' la prima corrente, ma non saprei come altro definirla". Arturo Parisi ha le idee chiare sull'associazione 'gemella' di Italianieuropei promossa da Massimo D'Alema. L'ex ministro della difesa tira le fila della discussione interna al Pd sulle riforme istituzionali. E propone che D'Alema si candidi in alternativa a Veltroni al congresso. "Se Veltroni sostiene ancora quello che ha sostenuto in passato, D'Alema o chi e' d'accordo con lui dovrebbe candidarsi in alternativa. Cosi' sarebbero vere primarie e il Pd si rianimerebbe", spiega Parisi.

MARINI: TESSERAMENTO A RED? UN PROBLEMA, D'ALEMA CHIARISCA - "Io credo a D'Alema quando dice che non vuol rompere le scatole a Veltroni, ma sappia che la faccenda del tesseramento ha creato perplessita'. Le tessere possono essere un problema. C'e' bisogno di chiarimenti". Lo dice l'ex presidente del Senato Franco Marini in un'intervista a La Stampa il quale chiede di "fermare il tesseramento a Red". Marini giudica una "pazzia" riproporre l'Unione e le sue alleanze eterogenee perche "e' la madre della nostra sconfitta". Un'altra "pazzia", aggiunge Marini, e' "il tentativo di scalzare Veltroni o di indebolirlo. Ripeto: io appoggio la sua leadership ma chiedo che ora si pensi a costruire il partito per prepararlo alle prossime elezioni". Secondo l'ex presidente del Senato il Pd non deve andare a congresso.

"Dopo le ferie avremo pochi mesi per preparare le Europee e le elezioni in una settantina di Province. E' chiaro, allora, che il nostro primo impegno deve essere di carattere organizzativo" anche perche' "tra un anno si vota e in molte Regioni altro che nuovo partito: siamo ancora a Ds e Margherita".

"E qui- aggiunge l'ex presidente del Senato- invece di por mano a questo problema, si parla di congresso: fingendo di non vedere che il vero test sulla salute del Pd saranno le prossime elezioni".

Come si puo' pensare, prosegue, "che un partito sia governato da un'assemblea di 3 mila persone, molte delle quali non hanno nemmeno presenza militante in periferia? E noi, invece, ogni tanto le convochiamo chiamandole a guidare il partito? Cose del genere non accadevano nemmeno nel '68".

CUPERLO: BASTA FRATELLI COLTELLI, SERVE LEADERSHIP COLLETTIVA - Qual e' il male oscuro del Pd? Gianni Cuperlo e' convinto si tratti della 'sindrome dei fratelli coltelli', quella che affliggerebbe, ad esempio, Walter Veltroni e Massimo D'Alema. Per guarire, suggerisce l'esponente democratico intervistato da L'Espresso, "serve un ricambio generazionale e una leadership collettiva".

"Il rinnovamento- sottolinea tuttavia Cuperlo- non e' un problema solo generazionale", visto che "ci sono persone che sono molto piu' libere di pensare anche se piu' anziane".

Detto questo Cuperlo spiega che "se la foto di gruppo dei dirigenti negli ultimi quindici anni non e' cambiata la colpa non e' di quelli che sono rimasti, ma di quelli che non sono emersi. È nostra". Bisognerebbe, aggiunge, "non avere paura di misurarci con il confronto e anche con il conflitto. Nel mio vecchio partito, dopo lo scontro del '94 tra D'Alema e Veltroni per la successione a Occhetto, si e' coltivata la rimozione del conflitto. Credo che nel Pd dobbiamo superare questa ideologia dell'unita', la mitologia dell'unanimismo che ci ha impedito di confrontarci e di crescere". Cuperlo non si riferisce alla questione della leadership. "Franceschini dice che Veltroni sara' il candidato premier anche nel 2013 e io non ho nulla in contrario", spiega. "Anzi, lo ripeto per l'ennesima volta: alle elezioni del 13 aprile senza Veltroni saremmo stati travolti. Ora pero' Veltroni e gli altri dirigenti devono aiutare il Pd a far uscire allo scoperto idee, proposte, suggestioni, rigenerare le cellule di questo corpo che sta male".

IL PARTITO DENTRO IL PARTITO: Enrico Morando ferma l’ex democristiano Lino Duilio: «Dappertutto mi aspettavo di trovarti, tranne che dentro un’associazione che si chiama Red, proprio tu», L’altro si schermisce: «Mi hanno chiesto se volevo andare a sentire e ho detto sì, e mi sono ritrovato nominato vicepresidente sui giornali... Ora però voglio pensarci».

Il direttore del Riformista Antonio Polito, ribattezza «Red» la «Stay behind del Pd».

La macchina del Pd, in periferia, è in affanno, e l’alto tasso di assenteismo all’Assemblea nazionale, la settimana scorsa, lo testimonia. Gli organismi regionali, provinciali e cittadini creati sull’onda delle primarie nel segno del rinnovamento e dell’apertura alla «società civile» e alle donne (con la quota del 50%) funzionano poco e male, e han tagliato fuori pezzi di vecchia classe dirigente Ds e Margherita che ora cerca di riorganizzarsi.

E che è pronta a guardare a «Red» come allo strumento per tornare a pesare nel partito. Negli organismi locali, nella scelta dei dirigenti, nella preparazione delle liste e delle alleanze elettorali.

A luglio partirà il tesseramento al Pd, ed è in quella occasione che la struttura «ramificata nel territorio» che Red vuole darsi si misurerà. «È un partito dentro il partito», denuncia Merlo, uomo di Dario Franceschini. E il veltroniano Morando invoca un «chiarimento definitivo» nel Pd: «D’Alema ha il merito di parlare chiaro - dice - ed è palese che dentro il partito esistono ormai due ipotesi politiche diverse. È legittimo dopo una sconfitta dura rimettere in discussione la linea, ma per farlo bisogna avere la maggioranza. E la linea di D’Alema non ce l’ha».

RED: L'ASSOCIAZIONE PRESENTATA DA D'ALEMA MA CHE NON ROMPERA' LE SCATOLE A VELTRONI

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