| RIDOTTA LA CRESCITA PER IL 2008 - PIL DALL' 1,5 ALLO 0,6 |
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| 12/03/2008 | |
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13 mar. - 'Dopo il buon andamento del biennio 2006-2007,
l'economia italiana risentirà quest'anno del significativo
peggioramento del quadro macroeconomico internazionale e dell'elevata
incertezza che caratterizza lo scenario globale''. E' quanto si legge
nella sintesi della Relazione Unificata. La stima di aumento del pil
per il 2008 è stata ridotta quindi allo 0,6%, in significativo calo
rispetto alle previsioni precedenti (+1,5%), benché a partire dal 2009
si preveda un miglioramento congiunturale che porterà a una crescita
annua media dell'1,5% nel triennio 2009-2011.
Cala intanto il debito pubblico. Le nuove stime lo fissano al 103% del pil nel 2008 e proseguirà la flessione fino a raggiungere il 97,1% del pil nel 2011.
Prosegue, quindi, ''il percorso di riduzione del debito pubblico - si legge nella sintesi - che era invece tornato a crescere sia nel 2005 sia nel 2006. Nel 2007, secondo il dato diffuso ieri dalla Banca d'Italia, il rapporto debito-pil è calato al 104% dal 106.5% dell'anno precedente''.
''Per il 2008, a causa del significativo rallentamento della crescita economica internazionale,che avrà inevitabili ripercussioni negative anche sul nostro paese, l'obiettivo di indebitamento netto viene rivisto leggermente e temporaneamente al rialzo, al 2,4% del pil dal 2,2% stimato a settembre, quando la crescita era prevista peraltro all'1,5%''.
Nel documento, poi, si sottolinea che ''nel 2005, in presenza di un pil in aumento dello 0,6% come quest'anno, il deficit aveva raggiunto il 4,2%.
Analizzando il dato, si evince inoltre che il nuovo disavanzo tendenziale sconta un aumento di 0,3 punti di pil dovuto al peggioramento dello scenario macroeconomico e un aumento di 0,2 punti per lo slittamento, dal 2007 al 2008, di alcune minori entrate e maggiori spese''. '
'Al netto di questi due fattori, destinati a non ripetersi in futuro - spiega Via XX settembre - il rapporto deficit-pil 2008 risulta quindi pari all'1,9%, in linea con quello del 2007''.
''E' segno - si legge nel documento - che l'azione di risanamento dei conti pubblici portata avanti dal governo Prodi ha natura strutturale e non transitoria, come dimostra il fatto che, a partire dal 2009, l'andamento del disavanzo tendenziale presenta un profilo in costante miglioramento, attestandosi al 2,1% del pil nel 2009, all'1,7% nel 2010 e all'1,4% nel 2011''
Le nuove stime sono prudenti e possono, quindi, migliorare. Non solo. Il nuovo quadro macroeconomico permetterà così all'Italia di uscire dalla procedura di deficit eccessivo avviata dall'Unione europea.
Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa commenta così i dati aggiorati contenuti nella Relazione Unificata. ''Nel 2006 e nel 2007 - ricorda il ministro - i conti pubblici si sono chiusi in maniera più favorevole del previsto. E' il risultato di una politica economica che ha rifiutato la logica dei due tempi (prima risanare, poi sviluppare) e ha perseguito con lo stesso respiro un triplice obiettivo: crescita, risanamento, equità.
I due anni di rigorosa azione sui conti pubblici del governo Prodi hanno registrato il venir meno delle misure una tantum e di operazioni straordinarie, e hanno creato le condizioni affinché l'Italia esca, nel mese di maggio, dalla procedura europea per deficit eccessivo in cui era entrata nella legislatura precedente''.
Padoa-Schioppa, rileva, quindi, che ''a fronte di un significativo rallentamento della congiuntura nel 2008, l'andamento del deficit evidenzia solo un lieve peggioramento. Questo significa che il risanamento dei conti pubblici realizzato dal governo Prodi è solido, destinato a durare e che il pareggio di bilancio per il 2011 resta un traguardo a portata di mano''.
'Le stime sono improntate a notevole prudenza'' osserva ancora il ministro che aggiunge: ''Questo fa ritenere che le sorprese in corso d'anno possano essere prevalentemente positive e che i risultati possano essere migliori del previsto''.
''La lotta all'evasione, se continuata - conclude - può offrire ampie risorse per ridurre la pressione fiscale. Le economia sulla spesa pubblica sono sufficienti a percorrere il cammino che rimane verso il pareggio dei conti pubblici, che rappresenta un obiettivo non negoziabile in sede europea''. (Adnkronos)
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