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Ultimo aggiornamento: 08.01.2009 ore 01:00
RIFORME, Capezzone; "l'ok ai quesiti referendari puo' aiutare l'accordo, nonostante Prodi Roma" Stampa E-mail
14/01/2008
14 gen. - dal Velino Daniele Capezzone - Quella che si apre e' una settimana di straordinario rilievo per la politica italiana e per le stesse sorti della legislatura. Prima di ogni cosa, va ribadito l'auspicio che la Corte Costituzionale dichiari ammissibili tutti i quesiti referendari sottoposti al suo giudizio.
capez.jpg' corrisponde per un verso alla valutazione di stretto diritto condivisa dalla stragrande maggioranza dei giuristi (i cui pareri sono stati via via evidenziati dal Velino) e per altro verso alla possibilita' di imprimere un'accelerazione riformatrice ad una discussione politica altrimenti destinata ad un pernicioso stallo.
Da questo punto di vista, c'e' da augurarsi che sia smentita una voce, assolutamente minoritaria ma pur sempre in campo, secondo la quale la Corte potrebbe respingere il quesito sul premio di maggioranza, e ammetterebbe quelli sul divieto di candidatura plurima.
Sarebbe una scelta gravissima, che avrebbe l'effetto di depotenziare il senso della consultazione referendaria. E del resto - lo ha spiegato bene l'ex Presidente della Consulta Antonio Baldassarre - non si capisce per quale ragione sarebbe costituzionalmente legittimo il premio di maggioranza contenuto nella legge elettorale esistente, mentre diverrebbe illegittimo il premio di maggioranza cosi' come ritoccato dal ritaglio referendario.
Sarebbe in ogni senso stupefacente se l'Alta Corte desse via libera ad una decisione cosi' evidentemente viziata sul piano logico.
Occupiamoci per un momento dello scenario positivo, quello della ammissione. In questo caso, i referendum dovrebbero tenersi in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. Dunque, i tempi per approvare una legge in Parlamento si accorcerebbero notevolmente, e cio' e' un bene, perche' imporrebbe a tutte le forze politiche un comportamento serio, senza giravolte e senza tatticismi.
Forza Italia fa bene a tenere il punto: niente accordi al ribasso. Occorre che l'accordo sia serio: altrimenti, molto meglio andare ai referendum, che - pur con i limiti della legge di risulta - garantirebbero comunque un esito "decidente e governante" del sistema politico italiano. Tuttavia, se si vuole raggiungere un'intesa in Parlamento - il che resta altamente auspicabile -, e' doveroso partire da quanto accade nella Commissione Affari Costituzionali del Senato.
Il Velino ha chiaramente evocato e incoraggiato uno scenario: quello di un ulteriore passo di Forza Italia e del centrodestra a favore della bozza Bianco, per aiutare e assecondare quanti - anche nella maggioranza - chiedono una garanzia in questo senso, e si rendono conto che attraverso un accordo di questo genere si puo' costruire un percorso che conduca al termine della legislatura.
Si puo' senz'altro confermare questa valutazione e questo auspicio, con due paletti. Effettivamente, occorre che il "patto" apra la strada al momento terminale della legislatura, e magari ne indichi esplicitamente il momento; e occorre che la soglia di sbarramento sia seria (5-7%), per evitare che il frazionamento libanese del nostro sistema si riproponga in modo insopportabile. Il varco c'e': occorre farne tesoro. Da questo punto di vista, sembra senz'altro una forzatura quella di chi attribuisce alle parole pronunciate ieri da Berlusconi la volonta' di chiudere ogni possibilita' di dialogo. Non va dimenticato che, ben prima dell'intervento berlusconiano di Roccaraso, e' stato Prodi a ricatapultare sul tavolo i temi divisivi della Rai e del conflitto di interessi. Comunque la si pensi, e' bene sapere che - con i numeri esistenti al Senato - l'iter di quelle proposte e' destinato ad un vicolo cieco, e dunque la sortita prodiana aveva solo l'obiettivo (centrato, a quanto pare) di avvelenare il clima e rendere meno praticabile il terreno dell'intesa.
E infatti, ne hanno tratto grande incoraggiamento non i riformisti ma i "rinfocolatori" dell'Unione: e non solo in termini di ostilita' scontata nei confronti di Berlusconi (sobriamente definito dall'editoriale di oggi dell'Unita' "un costante elemento di distorsione del sistema" ), ma anche in termini di "avvertimento" a Veltroni (si noti il commento sulla prima pagina di Repubblica, firmato da Edmondo Berselli, reduce da lunghe conversazioni sulla neve con Prodi: "Naturalmente Veltroni non puo' accettare le condizioni di Berlusconi", dove il "naturalmente" ha un sapore vagamente minaccioso e perentorio).
E' in questo clima non facile che si svolge oggi il vertice dell'Unione sulla legge elettorale. Il timing escogitato da Prodi e' quello di chi - ancora una volta - cerca di sabotare tutto il sabotabile. Alle forze responsabili del centrosinistra servira' molta freddezza per evitare che oggi vengano poste condizioni inaccettabili, o si compiano atti antidialogo poi difficilmente reversibili.
Certo, servirebbe una presa d'atto della gravita' della situazione nel Paese. Il sondaggio Ekma pubblicato dal VELINO venerdi' la dice lunga: per la prima volta da molti anni, oltre il 40% degli interpellati si dichiara pronto ad astenersi, o per lo meno e' indeciso. La disillusione monta. Anche nella vituperata Prima Repubblica, raramente la difesa degli interessi di bottega si spingeva al punto di determinare ferite insanabili. Ecco perche' la ricerca di un accordo responsabile e' assolutamente necessaria, anche se difficile. Ma e' essenziale - lo ripetiamo - che questo porti con se' una qualche "exit strategy", o almeno delle tappe di uscita rispetto alla legislatura in corso. (Daniele Capezzone)

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