| SANREMO 2008: SERATA TROPPO LUNGA MA DISCRETA, NOIOSETTA QUANTO BASTA |
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| 26/02/2008 | |
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26 Feb. - di Gabriella Malavasi. Sulle note del ritornello "Perché Sanremo è Sanremo" si è riaperto ieri sera il più famoso festival italiano, amato, odiato, snobbato ma innegabilmente nostro. Come sarebbe un febbraio senza il Festival di Sanremo? Ogni anno scontato
ma rassicurante, mai veramente originale ma così legato alla
tradizione italiana da piacerci sempre e comunque. E anche
quest'anno, come gli altri anni, ci hanno proposto un insieme di
canzonette senza grandi pretese né sorprese, tranne qualche
raro caso, con il conduttore per eccellenza Pippo Baudo, del quale
sentiamo nostalgia quando non c'è, e una nota di colore,
l'irresistibile Chiambretti.
Immancabile la coppia bionda-mora: Andrea Osvart, attrice ungherese dal viso angelico e soave che ha "abbellito" la prima puntata e della quale sta girando in rete un video piuttosto spinto in versione masochista, e Bianca Guaccero, pugliese doc, morissima conturbante, forse un po' spigolosa, che affiancherà i due conduttori questa sera. Gli ascolti sono stati deludenti, solo 9.518 mila telespettatori per uno share del 35%, contro oltre 12 milioni, ben il 43,8% dell'esordio dello scorso anno con Baudo e la Hunziker, ma gli autori sono fiduciosi in un recupero, viste le tante novità in serbo promesse. Onestamente mi è sembrata una discreta serata, troppo lunga ma discreta, noiosetta quanto basta in alcuni momenti (forse non dovrei dirlo ma Daniele Battaglia, figlio del noto chitarrista dei Pooh mi ha fatto sbadigliare di gusto, e non è stato sufficiente l'avvenente boy in questione per tenere desta la mia attenzione) ma divertente in altri. Molto divertente, oltre le mie stesse aspettative, la prima parte in cui Chiambretti il tremendo annunciava il ritiro di Pippo per poi ritrovarsi circondato da ben 12 sosia del presentatore per eccellenza, che è "apparso" solo in un secondo momento come una grande star, materializzandosi dal sottosuolo su un piedistallo mobile. Battutine e battutacce sulla politica e sull'età dell'onnipresente Baudo che sta conducendo la 13esima edizione. Tutti passano ma lui no; è riuscito in qualche modo ad entrare nel costume del Festival, a caratterizzarlo, a farlo suo. Fra i giovani passano il turno la riccioluta Giua, gli emiliani Milagro per i quali tifo senza esitazione per campanilismo dichiarato, Valerio Sanzotta e i Frank Head, gli unici capaci di farti canticchiare il loro originale PARA para ra ra ra già da stamattina per le strade, colorati e non banali. Super ospite Lenny Kraviz con la sua I'll be waiting e uno stonato (non lui il suo abbigliamento) pantalone attillato e occhiali da sole alle 22 di sera, ma si sa le luci della ribalta sono abbaglianti. Persino stonato invece e non all'altezza delle aspettative, almeno a sentire i critici, Toto Cotugno, piuttosto irritato dai commenti degli esperti che non gli hanno certo indorato la pillola. Anna Tatangelo, bella, sexy, poco simpatica, esageratamente truccata e scollata, è gradevole ed orecchiabile ma non così sconvolgente né appassionante; data da settimane per super favorita, canta un testo semplice, senza infamia né lode, lontano dagli effetti che ci si aspettava viste le premesse e le infinite polemiche legate alla canzone. Stamattima intervistavo per radio RTM il portavoce del comitato Tutti per Sora, il quale rimproverava alla Tatangelo di non dare un'immagine positiva del Paese, definendolo "piccolo paesino" quando fa ben 30 mila abitanti e facendolo passare per omofobo con la sua canzone in cui parla di un ragazzo gay deriso dai suoi compaesani. In tutte le interviste, per correttezza d'informazione, Anna parla sempre molto bene e con orgoglio delle sue origini e omofobe sono purtroppo un po' tutte le città e le provincie d'Italia; lei parla di Sora perché è cresciuta lì come avrebbe potuto parlare di Milano, Roma, Napoli o Venezia e/o delle rispettive province. Come facevo notare al mio interlocutore stamattina, invece di offenderci per un granello di sabbia trasformato in un castello, pensassero anche alle tanta pubblicità che la cantante ha portato al paese, ops, alla metropoli. Gabriella Malavasi scritto da Gabriella Malavasi, febbraio 27, 2008 Valentina hai ragione quando dici che Voce nel Vento è perfettamente in linea con la tradizione italiana ed è anche interpretata benino ma ascolta con attenzione il testo dei Frank Head. Irriverente e particolarte, coraggioso per un festival di Sanremo, oltre che orecchiabile. Il nostro intelletto quando esce dagli schemi brilla di più. Buona serata Gabriella Malavasi scritto da Valentina, febbraio 27, 2008 Non mi sembra giusto reputare noiosa una vera canzone italiana che tratta d'amore come "Voce nel vento"! Ormai il nostro intelletto arriva a comprendere solo cose come "Para parà ra rara"? Bhe, se è così, siamo davvero rovinati! |
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