| Sciopero dei trasporti e rincari del 30%, ma è giustificato? |
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| 14/12/2007 | |
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14 dic. - L 'Italia ha perso almeno un miliardo di euro per ogni
giorno di sciopero. È una stima allarmante quella del Codacons,
l'organizzazione dei consumatori che ora annuncia una raffica di cause
contro le associazioni degli autotrasportatori. A cominciare da una
piccola ditta romana di computer che chiederà 500 mila euro a titolo di
risarcimento.
Un duro colpo all'economia, dunque.
Ma i primi a pagare, assicura Carlo Rienzi, presidente dello stesso Codacons, saranno i cittadini: rischiano un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari fino al 30% con un aggravio di 20 euro a famiglia.
Mentre la Cia, Confederazione italiana agricoltori, ha denunciato rincari "ingiustificati" che in alcuni casi hanno raggiunto il 50%.
Insomma, lo sciopero dei camionisti ha avuto effetti devastanti. I benzinai hanno perso 500 milioni di fatturato mentre i mancati incassi dei supermercati, dicono alla Federdistribuzione, sono nell'ordine di 1,7 miliardi.
E non è detto che il fatturato perduto sarà poi recuperato. In molti casi, infatti, i consumatori hanno preso d'assalto i piccoli negozi di alimentari che, grazie a scorte sufficienti per 2-3 giorni e ad un approvvigionamento effettuato su scala locale hanno retto all'urto.
Risultato: per Fida-Confcommercio c'è stato un mancato guadagno più modesto, di circa 30 milioni di euro, soprattutto per il deterioramento dei prodotti freschi.
Una vera batosta l'ha sofferta l'intera filiera agro-alimentare. Secondo Copagri, infatti, gli scioperi sono costati circa 200 milioni al giorno.
Lo confermano i Tir carichi di frutta e verdura immangiabile. E lo certifica la grande quantità di latte e formaggio non commerciabili. Quanto alle fabbriche, stanno ricominciando a funzionare.
Entro sabato, ad esempio, i nove stabilimenti della Barilla riprenderanno il lavoro.
Più dura la situazione di chi produce panettone e pandoro e si gioca il bilancio di un anno proprio in questi giorni. "Fra domani e dopodomani", dice Gastone Caprini, amministratore delegato di Bauli, decideremo quando riprendere le produzioni. Molto dipenderà da come andranno consegne e vendite nel week end, in ogni caso mercoledì ripartiremo". Quanto al danno è presto per calcolarlo "ma si tratta di milioni di euro".
Un discorso a parte merita l'export di vino e spumante bloccato dal fermo dei Tir. In questo caso c'è il rischio di una perdita secca, non più recuperabile.
Se non arrivi in tempo sui grandi mercati europei e americani, spiegano alla Confagricoltura, c'è il rischio che gli ordini vengano annullati. In realtà è un po' tutta l'industria a leccarsi le ferite. Per la Fiat, ad esempio, si tratta di migliaia di macchine che dovevano essere prodotte e non lo sono state. Sarà possibile recuperare? Forse, ma non è detto. Perché i mercati sono una brutta bestia. E se non ci sei altri prendono il tuo posto. (Repubbica.it)
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