| SCUOLA: 70MILA CATTEDRE E 40MILA AUSILIARI DA TAGLIARE, MA NON E' TUTTO... |
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| 24/06/2008 | |
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24 giu. - Motore per lo sviluppo economico del Paese, ma
saccheggiata a mani basse per fare cassa. La scuola è una nota dolente
della ipotizzata manovra economica e opposizione e sindacati non ci
stanno.
Nei giorni scorsi le organizzazioni sindacali del settore, a più riprese, hanno stigmatizzato la politica dei tagli (oltre 8 miliardi di tagli, compresi quelli contabilizzati per il 2012, con una riduzione di oltre 100 mila insegnanti e di oltre 43 mila lavoratori Ata) e oggi insorgono le forze di opposizione.
Di "autentico colpo di mano" parla la capogruppo del Pd in commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni.
Il sistema scolastico italiano "rischia - dice - una vera e propria stangata con un taglio di 70.000 cattedre e 40.000 ausiliari, tecnici e amministrativi, l'aumento di un punto percentuale del rapporto alunni-docenti, la modifica dei programmi, la riduzione delle ore di lezione alle superiori, la riduzione del tempo pieno, la riduzione del sostegno all'handicap e dell'educazione degli adulti.
Un vero e proprio colpo di mano sul sistema scolastico finalizzato non alla sua modernizzazione ma esclusivamente a fare cassa.
E lo dimostra - aggiunge Ghizzoni - l'istituzione di un 'comitato di verifica tecnico-finanziaria' che dovrà vigilare sul ministro Gelmini affinché attui quanto previsto dal decreto".
Per Piergiorgio Bergonzi, responsabile Scuola del Pdci, tagli del genere "comportano la fine della scuola pubblica italiana, che verrebbe obbligata a imboccare la strada della privatizzazione programmaticamente perseguita dalla destra italiana". Bergonzi ricorda quindi che "i tagli intervengono in un settore, la scuola, nel quale l'Italia spende una percentuale del pil nettamente inferiore a quella di tutti gli altri paesi europei".
Si lamentano anche gli insegnanti precari che, in una lettera, chiedono al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di aiutarli a "restare in vita" perché alla scuola italiana "é stato inflitto un attacco, diretto e mortale". "Non è in classi sovraffollate, a rischio sicurezza, che i ragazzi - osservano gli insegnanti precari nella lettera - potranno divenire cittadini migliori di questa Nazione e dell'Europa".
E protesta pure, in maniera accorata, la mamma di un insegnante disabile che in una lettera al ministro Gelmini si chiede se sia mai possibile che i numeri siano più importanti delle persone.
"Possibile - scrive - che la scuola debba essere smantellata, e sulle macerie di essa costruita un'impresa dove il denaro detta le regole del funzionamento. Ma lei si rende conto di cosa significa fare classi con 30/35 e forse 40 persone? Significa far scoppiare il sistema scolastico, ridurlo a un cumulo di macerie".
Eppure - come ha ribadito oggi la presidente della commissione Cultura della Camera, Valentina Aprea - "la conoscenza è una risorsa strategica per lo sviluppo economico, la coesione sociale e l'educazione permanente del Paese".
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