| Scuola: dal 1974 è crollata la partecipazione dei genitori alle elezioni degli organi collegiali |
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| 28/11/2007 | |
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28 Nov. - Nel 1974 le famigllie, per la prima volta si sentirono coinvolte nelle decisioni delle scuole e parteciparono in massa alle elezioni per gli organi collegiali delle scuole dei loro figli. Oggi, in alcuni casi, su 1.600 genitori ne sono andati a votare solo 19.
«È la fine della democrazia scolastica», dicono i presidi. E non perché le decisioni non vengano prese collegialmente. Il problema è l'opposto: nessuno vuole più partecipare alla vita di classe. Troppo impegni (delle famiglie), scarsa fiducia nella autorità scolastica, disinteresse e - a detta dei docenti - «maleducazione» dei genitori. Ecco perché nelle elementari, medie e (soprattutto) superiori d'Italia si assiste all'agonia della «partecipazione». Ogni scusa è buona: «Non ho tempo»; «Scriva una email». Al circolo didattico padre Gemelli di Torino, alle ultime elezioni su 816 genitori hanno votato in 55. «E sì - dicono gli insegnanti - che abbiamo fatto un'imponente campagna di sensibilizzazione». Niente da fare. La scuola, come luogo di dialogo e scambio di idee, non attrae più. E nemmeno come palestra politica. «Vent'anni fa - ricorda Francesca Lavizzari, preside dell'istituto Cavalieri di Milano - si presentavano almeno 4 liste e votava l'80% dei genitori. Ora bisogna pregarli di candidarsi». Altri tempi. Era il 1974 l'anno in cui i «decreti delegati» istituirono gli organi collegiali della scuola «dando ad essa il carattere di una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica». Fu una rivoluzione. «Le famiglie, per la prima volta, si sentirono coinvolte nelle nostre decisioni», raccontano i professori. E invece «ora c'è un disinteresse generale», accusa Vincenzo Spina, a capo dell'istituto Amedeo Maiuri di Napoli. Nella scuola «bene» del Vomero vota circa il 15% dei genitori, «ma solo perché la nostra "utenza" è alta. In periferia i numeri sono molto inferiori». La collega Marina Esposito, che guida il circolo Quarati di Napoli, aggiunge: «Anche per reclutare i rappresentanti di classe ci sono problemi». Conferma Antonella Perugi, docente all'Itis Giulio Natta di Sestri Levante, in provincia di Genova: «In alcune sezioni non siamo riusciti nemmeno a trovare un delegato». Perché il problema è soprattutto alle superiori: «La presenza dei genitori è inversamente proporzionale all'età dei figlio». Lo spiega Silvana Giarratano, che guida il liceo Leon Battista Alberti, l'unico artistico di Firenze (900 studenti): «Gli adulti che si appassionano alla vita della scuola sono meno del 5%. E il censo non c'entra: ci snobbano ricchi e poveri. Il nostro consiglio di istituto è composto da 19 persone e spesso non raggiungiamo il numero legale. Bisognerebbe snellire tutto il sistema». All'Itis Lucarelli di Benevento su 1.600 genitori hanno votato in 19. Partecipazione addio. Con i professori che invocano «più rispetto per la scuola» e i genitori che oscillano tra l'indifferenza e una domanda: «Se non possiamo decidere nemmeno il colore della carta igienica - ammesso ci siano i soldi per comprarla - perché dovremmo darci da fare?». Eppure sono loro la chiave di tutto. Lo aveva capito 40 anni fa Don Milani, che così aprì la sua «Lettera ad una Professoressa»: «Questo libro non è scritto per gli insegnanti, ma per i genitori. È un invito a organizzarsi». Ci provano gli iscritti dell'Age, l'associazione che raccoglie 10 mila genitori di tutta Italia. Lucia Rossi, il segretario, interviene: «Purtroppo è ferma la legge di modifica degli organi collegiali, fondamentale per una scuola che si sta rinnovando. Il nostro augurio è che si crei un maggiore sodalizio tra professori e famiglia». Uno sforzo non da poco. La scorsa domenica alla Carlo Porta di Milano era in programma una corsa aperta a tutte le famiglie della scuola. La vendita dei pettorali serviva per finanziare progetti e laboratori. All'ultimo minuto la gara è stata annullata. La causa: mancavano i partecipanti. (Corriere della Sera) |
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