| SGARBI "FURBETTO". RAGGIRA LA GIUNTA CAMBIANDO TITOLO AL FESTIVAL.GAY |
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| 30/04/2008 | |
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30 APR - Stanco di scontri tra ”oscurantisti e illuminati", memore delle polemiche legate alla mostra “Vade retro”, quando gli hanno chiesto il patrocinio per un festival teatrale omosessuale, Vittorio Sgarbi ha pensato che, per far passare la delibera in Giunta, occorreva un escamotage. Così il titolo della rassegna, dal provvisorio “teatro omossessuale”, è diventato “liberi amori possibili”, e la parola gay è sparita dalla delibera, votata “dai miei ignari colleghi - racconta l'assessore
- lo scorso 18 aprile”.
“Se avessimo scritto la parola 'gay', la delibera - stigmatizza - sarebbe rimasta ferma lì per mesi, invece, così, e' passata con la vaselina”. Il trucco, però, non soddisfa il mondo gay, come ha fatto notare un suo esponente: “è vero, sarebbe giusto che il problema non si ponesse, ma anche se la Moratti privatamente pranza con amici gay, questa amministrazione - spiega l'assessore - sente di rappresentare un elettorato cattolico e, nella parola omosessuale, c'e' una sorta di antagonismo alla cultura cattolica, perciò, per la Giunta di centro destra, dire 'gay' e' come dire “voglio fare qualcosa contro la chiesa''. ”Insistere sulla definizione di teatro gay significava cercare lo scontro” insiste Sgarbi, spiegando che per lui, invece, “tutto è normale, anche la diversità. “E speriamo che anche la Giunta - auspica - capisca che l'omosessualità è normalità''. Al vicesindaco Riccardo De Corato, poi, “ho detto che siamo io e lui la minoranza: Milano è la città di Ronconi, Testori, Visconti, Versace, Armani e Dolce e Gabbana, qui se uno non e' omosessuale - ironizza - e' visto come diverso. Credo ci sia un equivoco sull'elettorato cattolico: tra poco saranno loro un ghetto”. Lui, poi, per esperienza personale racconta che “sono almeno tre anni che non incontro ragazze che non siano lesbiche: sotto i 20 anni è un'opzione regolare”. Da quando è assessore, comunque, Sgarbi si è' accorto che “ci sono resistenze culturali e ideologiche: non basta la cultura a far passare tutto. Anche per la mostra “vade retro” non volevo provocare nessuno, solo - spiega - togliere dall'oblio Palazzo della Ragione”. Anche 'Liberi amori possibili', in scena al Libero dal 2 maggio con 8 spettacoli che affrontano diversi temi, dalla coppia lesbica al padre che scrive alla figlia per informarla dell'intenzione di cambiare sesso, “Non vuole essere una battaglia sui principi, ma - afferma Francesco Di Rienzo del Libero - una rassegna a tema”. Tema che, per ottenere il patrocinio, negato dalla Regione Lombardia e ottenuto senza problemi dalla Provincia, “a Palazzo Marino - scherza Sgarbi - e' stato travestito”. TEATRO: ARCIGAY, SCANDALOSO TRUCCO PER FESTIVAL GAY Dura, durissima la reazione dall’Arcigay: “E' scandaloso che la citta' dell'Expo debba usare la vaselina per far passare una cultura importante anche se non maggioritaria”: Paolo Ferigo, presidente dell'Arcigay provinciale milanese, non usa mezzi termini per bollare l'escamotage usato da Vittorio Sgarbi per ottenere dalla Giunta di palazzo Marino il patrocinio per un festival teatrale omosessuale. “Non capisco questo giochetto e - stigmatizza Ferigo - non mi piace: la cultura è anche politica, aiuta a diffondere la cultura delle differenze”. “Sono sempre più stupito di questo atteggiamento incomprensibile per la capitale gay italiana e non capisco - aggiunge - a quale gioco giochi Sgarbi: se si stupisce dell'atteggiamento della Giunta, lui cosa fa per cambiarlo? Sia chiaro e limpido, se è in contrasto con la Giunta, lasci l'incarico”. L'Arcigay organizza il festival del cinema gay lesbico, la cui ultima edizione è stata presa a esempio da Sgarbi per spiegare la decisione di non fare barricate contro gli “oscurantisti” di palazzo Marino. “Lo scorso anno ci furono diversi voltagabbana - ricorda Ferigo - ci avevano promesso aiuti e patrocinio, invece la delibera non fu mai discussa in Giunta”. Per la nuova edizione, prevista dal 4 al 10 giugno, così come per il Gay pride, fissato per il 7 giugno e gemellato con quello di Roma, comunque, abbiamo già preso dei contatti con l'assessorato, speriamo - auspica - che ci sia più coerenza dell'anno scorso. E se chiedessero anche al cinema gay lesbico di cambiar nome a favore di un titolo più generico e meno foriero di polemiche? “A quel punto, se patrocinano qualcosa che non conoscono, sarebbe divertente - ride per non piangere Ferigo - proporre una rassegna di cinema porno gay”. Poi, più seriamente, aggiunge che” per un marchio sui manifesti, non vale la pena andare contro noi stessi”. |
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