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Ultimo aggiornamento: 22.11.2008 ore 12:44
SGARBI: MI DIMETTO DA ASSESSORE, PREFERISCO FARE IL SINDACO A SALEMI Stampa E-mail
30/07/2008
30 lug. - ''Prevale la responsabilità di aver assunto un nuovo impegno'' Sgarbi alla Moratti: ''Mi dimetto da assessore, resto sindaco di Salemi'' Il critico d'arte dopo la vittoria del ricorso al Tar contro la revoca della sua nomina: ''Assolutamente convinto della scelta, ma non rinuncio alla prospettiva di un ritorno a Milano''. E spiega: ''Il ruolo di presidente della Provincia è perfettamente compatibile con quello di primo cittadino''
sgarbi_280x200.jpgVittorio Sgarbi, sindaco di Salemi, ha formalizzato la sua decisione di dimettersi dalla carica di assessore alla Cultura di Milano nonostante abbia vinto il ricorso al Tar contro la decisione del sindaco del capoluogo lombardo Letizia Moratti di revocare la sua nomina.
Sgarbi ha ufficializzato le sue dimissioni in una lettera inviata questa mattina alla Moratti. "La soddisfazione di essere riabilitato nella funzione di Assessore alla Cultura del Comune di Milano, con l'annullamento del provvedimento del sindaco da parte del Tar, e la prospettiva delle importanti iniziative che quel ruolo consente di realizzare, in una città ricca di potenzialità e di entusiasmo - spiega Sgarbi - non può prevalere sulla responsabilità di aver assunto il nuovo impegno di sindaco di Salemi, eletto direttamente dai cittadini che non è in alcun modo consentito deludere anche di fronte all'inatteso e gradito colpo di scena che mi riporta alla situazione di 3 mesi fa".
"Ciò che è accaduto da allora ad oggi, come inevitabile processo storico, mi impone di non avere incertezze nella decisione da assumere - afferma Sgarbi - La quale è imposta dalla verificata incompatibilità fra due cariche nello stesso ordine di amministrazione".
"Non è, dunque, possibile essere Sindaco in un Comune e Assessore in un altro, fatto che mi avrebbe consentito di tentare l'ambizioso progetto-ponte 'Sale Milano'".
"Posto davanti all'obbligo di scegliere - aggiunge - scelgo di restare Sindaco e rinuncio ad essere Assessore con la consapevolezza di non potere corrispondere alle richieste e ai desideri di tanti cittadini milanesi, che mi hanno seguito e confortato con il loro sostegno, ma nella certezza di non potere ritrovare il rapporto di fiducia con il Sindaco e con alcuni membri della Giunta che hanno manifestato posizioni inadeguate alle necessità della città".
"Dunque, da Assessore alla cultura in carica a Milano mi dimetto e resto sindaco di Salemi", sottolinea.
"A Milano - prosegue Sgarbi - è venuto meno il rapporto di fiducia con il Sindaco e con alcuni assessori, e questo mi renderebbe comunque molto difficile realizzare i miei progetti, sottoposto, come sono già stato, a continue tensioni, spesso per equivoci culturali e ipocrisie moralistiche".
"Non ci sono più le condizioni perché io lavori serenamente a Milano, pur con le lusinghiere aspettative dei cittadini - afferma - A Salemi, invece, il laboratorio di idee è già avviato, con effetti benefici che non mi è consentito, e non voglio, interrompere o rallentare".
"Scelgo dunque Salemi con assoluta convinzione, ma non rinuncio alla prospettiva di un ritorno a Milano, a pieno regime, non in virtù di una sentenza riparatrice del Tar, ma attraverso libere elezioni - conclude Sgarbi - Il ruolo di presidente della Provincia o di Assessore è perfettamente compatibile, nella diversità delle amministrazioni, con il ruolo di sindaco. Il ritorno, cosi clamorosamente annunciato in questi giorni, è dunque soltanto rimandato". (Adnkronos)
Commenti (2) >>
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scritto da porcasi gaetano, ottobre 19, 2008

GAETANO PORCASI
Sono importanti le emozioni in questa battaglia, in questa guerra per la legalità, la giustizia, la libertà insomma, per una vita migliore. Sono importanti perché la memoria di quello che è successo dopo tanti anni, soprattutto se ad avvolgerla è la nebbia del mistero, finisce per raffreddarsi sempre un po’ e diventare storia. Non è così per tutti, ma chi certi fatti non li ha vissuti, o chi ne sta lontano, o chi è poco attento alle cose, li trova soltanto nei libri, che sono sempre un po’ più lenti, un po’ più riflessivi, anche quando sono appassionati. Per questo serve l’emozione, a riscaldare quei fatti a farli tornare con forza alla memoria, a strapparli dalla storia e a farli diventare ricordi, condivisi anche da chi non li ha vissuti. Il compito di fare memoria con il cuore oltre che con la mente spetta alla narrazione, al racconto. E quando questo racconto ti esplode davanti agli occhi con tutti i suoi colori, e le sue linee, i suoi particolari, tutti i suoi dettagli carichi di significati, tutte le sue emozioni, allora non è più soltanto narrazione, è magia. Per questo i quadri di Gaetano Porcasi sono non solo così belli ma così importanti, per il carico di emozioni che si portano dentro e per questa capacità di farle brillare alla vista di chi guarda, immediatamente, con passione. È la forza della pittura, dell’immagine dipinta, che riesce ad evocare il mondo diverso dalla parola. In questo modo tutto il dolore, la crudeltà, ma anche la pietà, l’orgoglio, la speranza, che si accompagnano ad episodi della nostra storia e della nostra vita, come le uccisioni di Mario Francese, del generale Dalla Chiesa, di don Puglisi e di tanti altri, emergono con violenza sulla tela e si compongono in una narrazione continua che è molto più di un film, molto più di un romanzo, è la magia della pittura. Mi sono venute in mente tante cose, a guardare quelle immagini. Tante e tutte assieme. Mi sono venuti in mente il sole e la luce della Sicilia, mi sono tornati in mente i sapori e i colori di quella terra, mi sono sentito partecipe di un racconto di speranza, di resistenza e di riscatto, mi sono sentito male per tutto il dolore che ha accompagnato la nostra storia recente, ho provato indignazione per tutti i segreti che ancora la avvolgono, mi sono chiesto cosa passerà per la testa di un ragazzo che non sa nulla di tutto questo mentre guarda questi quadri e poi mi sono sentito meglio pensando che probabilmente proverà molte delle emozioni che sento io, avrà la stessa memoria, gli stessi ricordi di qualcosa che stiamo vivendo in quel momento, davanti a quelle tele, a quelle linee e a quei disegni. Si, sono importanti le emozioni. Per questo queste tele, questi dipinti e questi disegni, sono armi, armi di pace e libertà, in questa guerra.
Carlo Lucarelli scrittore
www.gaetanoporcasi.it

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scritto da Il suonatore di bonghi, luglio 30, 2008

chissà perchè Sgarbi mi è simpatico; forse perchè è il Calimero della politica, lo trattano tutti male.

Ma dove è Salemi?

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