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Ultimo aggiornamento: 22.11.2008 ore 14:08
SHULZ-PARTITO SOCIALISTA EUROPEO-BACCHETTA RUTELLI:L'EUROPA NON E' L'ITALIA Stampa E-mail
11/06/2008
11 giu. - Strasburgo, Schulz a Rutelli: «L'Europa non è l'Italia» Scontro sulla collocazione del Pd Attenti, l’Europa non è l’Italia. A ricordarci che non possiamo esportare oltralpe qualsiasi formula nostrana è il capogruppo del partito Socialista europeo Martin Schultz. Non parla a caso, Schultz, ma a proposito del dibattito interno al Pd sulla collocazione del partito nel Parlamento di Strasburgo. La querelle si è riaccesa in questi giorni, in vista delle elezioni europee che si terranno il prossimo anno, ma il tempo che passa non sembra distendere gli animi. Anzi.
rutelli_06_280x200.jpgA creare trambusto nel Loft, martedì, è soprattutto Francesco Rutelli, ex leader della Margherita.
I “suoi” deputati ora siedono nell’Alde, l’Alleanza dei democratici e dei liberali europei, e non hanno nessuna intenzione di andare a finire nel Pse, dove stanno adesso gli ex Ds.
Per Rutelli è «impensabile» che il Pd confluisca «in una delle famiglie del XX secolo».
Per lui, «l’ambizione del Pd deve trovare una sua traduzione anche in Europa».
Insomma, torna a parlare di quell’«autonomia» (un gruppo a sé nel Parlamento europeo) a cui aveva già accennato l’ex presidente del Senato Franco Marini e che non ha escluso nemmeno il segretario Walter Veltroni, comunque più propenso all’ipotesi di una federazione.
Ma lo stop alle soluzioni “all’italiana” arriva direttamente dall’Europa.
Martin Schultz prima ha rassicurato sul fatto che il Pd è benvenuto nel gruppo del Pse: «Possiamo fare un’offerta al Pd – ha spiegato – siamo disposti ad accogliere nel nostro gruppo tutte le forze socialiste e progressiste internazionali, abbiamo modificato il nostro statuto in questo senso. Penso - ha concluso Schultz - che possiamo fare questa offerta: aprirci a forze che condividono i nostri valori e che non vengono dalla socialdemocrazia tradizionale». Ma subito dopo mette in guardia chi vorrebbe ricorrere a inciuci che a Strasburgo non piacciono: «Se come auspica Rutelli facessimo un'alleanza con i Liberali non avremmo una maggioranza qualificata che è composta dal 50 per cento più uno. Non basterebbe. Avremmo bisogno dei Verdi e dei Comunisti, ma questo è proprio ciò che in Italia si vuole far finire. Non si può riprodurre in Europa – conclude Schultz – quello che si vuol far finire in Italia».
E poi rincara la dose: «Gli uomini e le donne che oggi fanno politica in Italia – dice – devono rendersi conto che l'Europa non è una Italia ampliata: ho letto oggi una intervista a un ex sindaco di Roma – prosegue Schultz – il collega Rutelli è stato un paio di anni nel Parlamento europeo, e sono stupito di un passaggio della sua intervista. Nel Parlamento europeo non si tratta soltanto di posti, ma si tratta della legislazione. E per la legislazione – conclude – ci vuole una maggioranza qualificata: che vuol dire il 50% più un voto».
Rutelli, però, è agguerritissimo. Replica a Schultz che «non si tratta di una discussione italiana, ma piuttosto di allargare il campo delle forze democratiche e riformatrici, non restringerla ma allargarla».
E affila le armi: martedì mattina ha tenuto una sorta di revival dei “coraggiosi” organizzati al momento della nascita del Pd, un gruppo di suoi fedelissimi (Gentiloni, Lusetti, Vernetti, Giachetti, Bobba) chiamati a raccolta per definire la linea.
Poi, l’incontro con Veltroni a Montecitorio, per spiegare al segretario la sua idea di «un'alleanza di centrosinistra» a Strasburgo, che coinvolga socialisti da una parte e liberaldemocratici dall'altra.
Il prossimo 19 giugno, infine, Rutelli incontrerà l’Alde per verificare la disponibilità dei libdem a nuove alleanze. Per i giorni successivi, il 20 e il 21, è prevista l’assemblea del Pd per mettere la parola fine a questa ingarbugliata vicenda.
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