| Solo 12 capi di stato al mondo sono donne. Dov'è finito il femminismo? |
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| 24/10/2007 | |
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Le donne europee non hanno
guadagnato molto terreno dagli anni Ottanta. Molte rifiutano il concetto in
toto, altre pensano che il "nuovo femminismo" faccia dei passi indietro.
La teoria queer è una teoria sul sesso e sul genere. Sua tesi di fondo è che l'identità di genere e sessuale di ciascuno sia parzialmente o interamente socialmente costruita, e che quindi gli individui non possano essere realmente descritti usando termini generali come "eterosessuale" o "donna". Sfida la pratica comune di dividere in compartimenti separati la descrizione di una persona perché "entri" in una o più particolari categorie definite. In particolare, la teoria queer rigetta la creazione di categorie ed entità-gruppo artificiali e socialmente assegnate basate sulla divisione tra coloro che condividono un'usanza, abitudine o stile di vita e coloro che non lo condividono, L'Altro. Al contrario, i teorici queer suggeriscono di costruire categorie e gruppi sulla base di associazioni liberamente stabilite dagli individui.
I risultati fanno pensare che la rivoluzione ha avuto luogo nelle teste, ma non nella realtà. Il femminismo ha raggiunto la società. Non c'è dubbio. Ci sono segni evidenti: le donne possono studiare in Europa praticamente senza problemi. Ottengono lavori pagati sempre meglio. Occupano e approfittano del terreno che chi è venuto prima ha guadagnato per loro. Inoltre c'è l'immagine sempre più mediatizzata delle donne nella politica, che dà l'impressione che la parità nel lavoro sia già raggiunta. Angela Merkel in Germania, Ségolène Royal candidata presidenziale in Francia, Julija Tymošenko in Ucraina: le donne come figure di potere. Le donne in politica stanno bene sulle copertine europee, ma occultano il fatto che solo 12 dei 122 capi di stato al mondo sono di sesso femminile. E anche se ormai il femminismo appartiene all'establishment, la giovane generazione femminile fa poco in questo senso. Così spiega la femminista tedesca Alice Schwarzer: «Le "figlie del femminismo" hanno preso in parola l'emancipazione. E poi al lavoro hanno sbattuto la testa contro il muro o non sono più uscite dalla stanza dei bambini». I numeri le danno ragione. La Germania, con il suo 22% di stipendio in meno in confronto al resto dell'Europa, è uno dei Paesi in cui la parità dei diritti deve percorrere ancora molta strada. Anche in Norvegia, da sempre indicata come modello di pari opportunità, secondo l'organizzazione femminile Norsk Kvinnenskasforening ci sono dei sotterfugi. Ossia la quota di occupazione è uguale per l'uomo e per la donna, ma solo poco più della metà delle donne lavora a tempo pieno, guadagnando in media meno degli uomini. In Spagna le cose sembrano andare meglio. Si cerca di fare, dove possibile, una politica progressista. Le voci femministe erano state a lungo represse e solo nel 1981 la parità uomo-donna è stata fissata nella Costituzione. Ma nell'ultimo anno la legge sulla parità promossa dal Capo del Governo socialista Zapatero, è stata considerata da tutti un grande passo avanti verso la parità dei diritti. Prescrive una quota pari almeno al 40% di entrambi i sessi nelle liste di tutte le elezioni nazionali e nei consigli d'amministrazione delle aziende quotate in borsa. Zapatero aveva già dato il buon esempio nel suo insediamento del 2004 creando un consiglio dei ministri paritario. Anche Sarkozy ha fatto lo stesso con i suoi colleghi.
Ma le quote non sono affatto un metodo certificato, semmai una stampella, dicono le principali femministe europee, tra cui anche la filosofa francese Elisabeth Badinter che critica il fatto che, con l'introduzione delle quote, la differenza di genere faccia ingresso nella Costituzione. E indica il problema del femminismo odierno: le giovani donne cercano sempre più protezione solo nelle leggi, invece di cambiare lo stato delle cose con la "voglia di confronto". Nelle nuove generazioni femminili, il concetto di femminismo sembra un tabù. In Francia, autrici come Marie Nimier, Catherine Breillat o Virginie Despentes scrivono di pornografia. Parlare di anticoncezionali e aborto sono le vie migliori per la democratizzazione. Il Ministro tedesco per la famiglia Ursula von der Leyen mostra come sia possibile mettere d'accordo famiglia e politica. Ma la parola femminismo non appare spesso sulla bocca delle giovani europee. (cafebabel.com) |
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