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Ultimo aggiornamento: 06.07.2008 ore 02:00
Solo l'1,1% del PIL è l'investimento italiano nella ricerca, agli ultimi posti nei Paesi OCSE Stampa E-mail
27/11/2007
27 nov. - Luci e ombre nel sistema italiano sulle risorse finanziarie e umane nel comparto Ricerca e Sviluppo. I brevetti ci vedono lontani dai Paesi avanzati, anche se in crescita sul piano delle pubblicazioni.
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) ha realizzato un agile data book, dal titolo "Scienza e tecnologia in cifre. Statistiche sulla ricerca e sull'innovazione", che raccoglie i principali indicatori relativi all'impegno italiano e internazionale in ricerca e sviluppo ricerca_280x200.jpg(R&S): risorse finanziarie ed umane, pubblicazioni, brevetti, import-export, high-tech, innovazione, ricadute a livello economico e produttivo. "Il sistema scientifico italiano soffre ancora per l'insufficiente livello di stanziamenti", sostiene Secondo Rolfo, direttore dell'Istituto di ricerca sull'impresa e lo sviluppo (Ceris) del Cnr di Torino: 15.252 milioni di euro complessivi tra comparto pubblico e imprese (dati 2004) pari all'1,1% del Prodotto interno lordo (Pil). Una cifra che colloca l'Italia al nono posto tra i paesi Ocse, Cina e Israele: al primo posto della graduatoria compaiono gli Stati Uniti con 312,5 miliardi di dollari Usa (a parita' di potere di acquisto), seguono con 118 il Giappone e la Cina con 94, Germania (59,2) Francia (38,9) e Regno Unito (32,2), Corea (28,3), Canada (20,8).
Nel 2004 si segnala comunque un aumento rispetto al 2003 dell'1,2 per cento, dopo una generale diminuzione negli anni novanta.
Il rapporto R&S/Pil assegna all'Italia l'ultimo posto nei Paesi Ocse, Cina e Israele, a pari merito con la Spagna: nella graduatoria, Israele e' al primo posto con il 4,4, la Svezia investe il 4,0, la Finlandia il 3,5, il Giappone 3,2, la Svizzera e la Corea il 2,9%. Gli altri paesi oscillano tra il 2,7% degli Stati Uniti e l'1,2% dell'Irlanda.
Sia come valore assoluto, sia come incidenza percentuale, le risorse finanziarie impegnate nelle attivita' di R&S collocano insomma l'Italia nella fascia medio-bassa dei paesi industrializzati, molto lontano dal 3% del Pil proposto a Lisbona come obiettivo della politica comunitaria tesa a fare dell'Unione la prima economia al mondo basata sulla conoscenza.
La spesa complessiva per R&S intra-muros, cioe' svolta da imprese private, istituzioni pubbliche e istituzioni non profit al proprio interno, con proprio personale e con proprie attrezzature, nel 2004, e' sostenuta per il 47,8% dalle imprese (7.293 milioni di euro) e per il 32,8% dalle universita' (5.004 milioni di euro). Piu' contenuto il peso delle altre istituzioni pubbliche e del non profit, rispettivamente con il 17,8% e 1,5%.
In Italia la spesa delle imprese in ricerca rappresenta lo 0,53% del Pil, dunque circa la meta' dello sforzo complessivo nel comparto. Ma si posiziona molto distante da quella delle imprese degli altri paesi Ocse, Cina e Israele.
Sempre in rapporto percentuale al Pil e' Israele con il 3,25 a occupare la prima posizione; seguono Svezia e Finlandia rispettivamente con 2.93 e 2,42. Prima di noi Germania con l'1,75, Danimarca (1,69), Austria (1,51) e Francia (1,34), ma anche Cina (0,82), Irlanda (0,78) e Spagna (0,58). A livello locale, osservando i dati sulla spesa, al primo posto compare il Nord-ovest con il 36,9 della spesa complessiva, seguito dal Centro (26,6), dal Nord-est e dal Mezzogiorno (rispettivamente 18,3%-5 e 18,2%). L'investimento in R&S delle imprese e' concentrato per piu' della meta' (54,9) nel Nord-ovest.
Le differenze territoriali si attenuano considerando la spesa per ricerca sostenuta dagli altri settori: il 57,3 per cento dell'attivita' di ricerca delle istituzioni pubbliche si svolge infatti nell'Italia centrale (in particolare nel Lazio) e il 30,7 per cento di quella universitaria nel Mezzogiorno.
Nel 2004, il personale italiano impegnato in attivita' di ricerca e' pari a 164.026 unita' a tempo pieno, di cui 72.012 ricercatori, con un aumento dell'1,4 rispetto all'anno precedente.
Confrontando questi numeri con quelli internazionali vediamo gli Stati Uniti al primo posto con circa 1.335 migliaia di ricercatori (in equivalente tempo pieno) e, tra i paesi europei, la Germania con 270,7 mila: cioe' quattro volte l'Italia.
Paesi di dimensioni molto ridotte, in termini di popolazione, rispetto all'Italia, come Svezia, Finlandia e Paesi Bassi, hanno circa la meta' dei nostri ricercatori.
Questo rilevante investimento di risorse umane, ma anche finanziarie, nella R&S colloca questi paesi tra i primi posti per spesa e numero di ricercatori rispetto agli occupati.
Prendendo in esame il personale di ricerca in rapporto alla forza lavoro, poi, il nostro paese si trova in penultima posizione (0,673, cioe' poco piu' di 'mezzo' ricercatore ogni 1.000 unita' di forza lavoro) tra i paesi Ocse ed e' seguito solo dalla Cina (0,150), lontanissimo da Finlandia (primo posto con 2,229), Svezia (1,623) Danimarca (1,481) e Giappone (1,349).
La distribuzione territoriale del personale addetto alla R&S mette in luce la maggiore concentrazione di addetti nelle regioni del Nord-ovest (32,1), seguite da quelle del Centro (28,0) e nel Mezzogiorno (20,6).
A livello di singole regioni, il 18,3 del personale addetto alla R&S si trova nel Lazio; seguono la Lombardia (17,9) e il Piemonte (11,1).
A fronte dell'aumento del personale registrato a livello nazionale nel 2004, il Piemonte, la Lombardia, il Lazio, le Marche e la Sardegna perdono addetti.
"I dati sulle pubblicazioni su riviste scientifiche ottenute da ricercatori italiani testimoniano una produttivita' della ricerca pubblica a livelli confortanti e in crescita nel tempo', sostiene il direttore del Ceris. La percentuale di citazioni di articoli scientifici di ricercatori italiani nelle pubblicazioni scientifiche e' notevolmente aumentata fra il 1992 e il 2003: si e' passati da 2,04% al 3,01% sul totale mondiale delle citazioni.Meglio di Spagna, Paesi Bassi, Svezia, Canada, Cina e Svizzera.
Un indicatore particolarmente significativo dei risultati della ricerca (molto vicino all'applicazione pratica) e' costituito dai brevetti. In questo campo il nostro Paese ('un popolo d'inventori') non occupa le prime posizioni. Prendendo in esame il totale dei brevetti domandati (presso l'European Patent Office e il Japanese Patent Office) o rilasciati (dal United States Patent and Trademark Office), l'Italia copre l'1,56% del totale, dietro a Stati Uniti (37,56), Giappone (25,85), Germania (13,82), Francia (4,54), Regno Unito (3,76), Paesi Bassi (1,94), Svizzera (1,72), Corea (1,60).
Altro indicatore che evidenzia il livello scientifico-tecnologico di un paese e' lo scambio di tecnologia, rappresentato da brevetti, invenzioni, licenze, know how, marchi da fabbrica, servizi con contenuto tecnologico (come assistenza tecnica, formazione del personale, servizi di ricerca e sviluppo, ecc.). La cronica situazione deficitaria della bilancia dei pagamenti della tecnologia dell'Italia e' migliorata: rispetto alla spesa per R&S il saldo dei pagamenti e' passato da -6,35 del 1992 a -1,10 del 2004. Sempre preponderante e' l'esborso per acquisto di diritti di sfruttamento di brevetti, ma aumentano notevolmente gli incassi per servizi con contenuto tecnologico, di ricerca e sviluppo (piu' che raddoppiati nel periodo 1995-2005).
"Il nostro e' un paese - conclude Rolfo - che pur mostrando particolari successi sia imprenditoriali sia settoriali, in generale manifesta un livello scientifico-tecnologico del 'sistema paese' non esaltante. Lo conferma un indicatore come le esportazioni delle industrie manifatturiere ad alta tecnologia in rapporto al totale delle esportazioni delle industrie manifatturiere".
Fra i paesi Ocse, per prima troviamo l'Irlanda con oltre la meta' (51,6) dei manufatti esportati ad alta tecnologia. Seguono Ungheria (30,0), Stati Uniti (28,5), Giappone (26,5), e poi Regno Unito, Paesi Bassi, Francia e molti altri. L'Italia esporta solo l'8,6% dei manufatti ad alta tecnologia, sopravanzata da Repubblica ceca (13,5), Slovenia (10,9), Grecia ((9,8), Spagna (9,3).(AGI)
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