| Sono 1.500 le FOBIE e qualcuno le ha tutte... |
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| 12/01/2008 | |
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12 gen. - Un sito internet americano cataloga
tutte le paure possibili e immaginabili
Avere delle fobie sembra essere un fatto abbastanza comune al giorno
d’oggi; per molti scienziati britannici, aver paura delle cose più
strane è anzi quasi normale. Tuttavia, in molti troveranno paure mai
sentite leggendo un sito internet americano che si è preso la briga di
catalogare tutte le fobie possibili e immaginabili - compresa la
pentheraphobia, paura per la suocera, o la francophobia, il terrore dei
francesi.
Scrupolo scientifico? Non proprio.
"ChangeThatsRightNow.com " promette infatti, per soli 1.500 euro, di curare ognuna delle circa 1.500 fobie elencate nel sito. Una circostanza che ha insospettito quelli del New Scientist, autorevole rivista scientifica del Regno Unito, che proprio su segnalazione di alcuni lettori hanno dato un occhio alla sedicente «clinica delle fobie».
Scoprendo che la cura proposta per la hippopotomonstrosesquipedaliofobia - paura per le parole troppo lunghe (sic!) - è identica a quella per la coulrofobia - chi ne è affetto non sopporta la vista dei clown.
Una patologia, a sorpresa, piuttosto comune. «Non è poi così inusuale avere delle fobie bizzarre», ha detto al Times Robert Endelmann, psicologo membro della National Phobics Society.
Niente a che vedere con l’agorafobia - spazi aperti -, claustrofobia - spazi chiusi - o aracnofobia - ragni: troppo istituzionali.
I medici, oggigiorno, devono vedersela con "l’octofobia", ovvero la paura per il numero otto, la lutrafobia, terrore per le lontre, o persino la "fobofobia": il timore per le fobie in generale.
L’origine di tutte queste patologie sembra essere quello di un trauma patito durante l’infanzia o l’adolescenza.
Ma anche, come nel caso della paura del buio o degli insetti, un retaggio ancestrale che ci riporta agli albori della specie umana. «Aver paura di queste cose poteva essere utile per i nostri progenitori», dice il professor Endelmann.
Un meccanismo che potrebbe benissimo tornare utile al nostro tempo.
Il New Scientist, infatti, lamenta ironicamente che nella lista stilata da "ChangeThatsRightNow.com" non figuri la fobia per «siti internet ripetitivi» o quella per «strategie di marketing idiote».
(LaStampa)
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