| Sono 171 i GIORNALISTI UCCISI nel 2007. |
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| 02/01/2008 | |
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2 gen. - "Un giornalismo sotto tiro, condizionato,
intimidito, minacciato, aggredito". Ad affermarlo e' Paolo
Serventi Longhi, membro della Federazione Internazionale dei
Giornalisti (Ifj) ed ex segretario della Fnsi, commentando i
dati della Ifj resi noti oggi a Bruxelles .
Il dato piu' significativo nell'anno appena concluso parla di 171 morti tra i giornalisti della carta stampata, delle radio e delle televisioni (compresi molti fotoreporter e telecineoperatori), del web e tra i tecnici e gli altri operatori della comunicazione. Una lieve diminuzione rispetto al 2006 quando la Ifj, l'unica organizzazione che raccoglie dati che riguardano tutti i lavoratori dei media, calcolo' in 177 il numero degli operatori dell'informazione uccisi, un numero record che ha raddoppiato quasi le morti del 2004. "Per il terzo anno consecutivo - ha aggiunto l'ex segretario della Fnsi - le difficolta' di un giornalismo libero e testimone della realta', che rischia per informare l'opinione pubblica, trovano riscontro in una tragica realta' fatta di brutali omicidi, di violenze di ogni genere, di aggressioni fisiche e morali, di centinaia di colleghi rinchiusi nelle prigioni di mezzo mondo per avere esercitato il diritto-dovere di informare". Il maggior numero di vittime si registra nelle aree del mondo dove sono in corso guerre e crisi violente, e dove la situazione politica resta instabile, in particolare ancora in Iraq, in Afghanistan, in Pakistan (dove la campagna elettorale segnata dalla uccisione di Benazir Bhutto e' stata accompagnata da numerosi assassini di giornalisti e da una serie impressionante di atti violenti e aggressioni ai media liberi), nello Sri Lanka e nelle Filippine. In Africa gravissima e' la situazione in Somalia e in Eritrea dove negli ultimi due anni si contano decine di vittime. In America Latina il piu' alto numero di giornalisti uccisi, feriti e aggrediti si registra in Messico, specie da parte di bande di narcotrafficanti. I coraggiosi reportage contro i traffici internazionali di droga e la situazione politica hanno determinato minacce e uccisioni ad Haiti, nella Repubblica Dominicana, in Colombia e Bolivia. Serventi Longhi ricorda anche le gravi limitazioni alla liberta' di stampa di Paesi come la Cina, la Birmania e Cuba. "La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, nella quale si condannano le violenze nei confronti dei giornalisti, approvata oltre un anno fa, deve trovare applicazione immediata", dice Serventi Longhi riprendendo l'appello del segretario dell'Ifj, Adian White, il quale a sua volta si era pronunciato con forza anche contro le violazioni dei diritti dei giornalisti nella Russia di Putin. (AGI) |
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