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Ultimo aggiornamento: 22.11.2008 ore 14:08
Sono 346.069 le famiglie italiane già impoverite a causa delle spese sanitarie Stampa E-mail
25/10/2007
Cresce il rischio di impoverimento delle famiglie italiane che devono sostenere spese sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale, in particolare per le cure odontoiatriche e l'assistenza alle persone non autosufficienti.

Sono sempre di più, ben 948.253 famiglie pari al 4,1%, i nuclei familiari gravati dalla cosiddette spese 'catastrofiche' - devastanti per i bilanci familiari - sostenute per la salute.

sanita_1.jpgCon notevoli differenze regionali: rischio massimo in Calabria dove il fenomeno colpisce l'11,2% delle famiglie, minimo in Emilia Romagna (1,2%). E a correre il pericolo di impoverirsi non sono solo i ceti meno abbienti, ma anche quelli medi. I dati arrivano dal 'V Rapporto del Ceis Sanità 2007', realizzato dal Centro di ricerca della Facoltà di Economia dell'università di Roma Tor Vergata, e presentato questa mattina nella capitale.

L'analisi del Ceis Sanità, condotta sugli ultimi dati dell'Istat relativi ai consumi delle famiglie italiane nel 2005, indica che i fenomeni di impoverimento legati alle spese sanitarie private non si riducono, anzi c'è un trend in costante crescita: le famiglie già concretamente impoverite sono 346.069, pari all'1,5% della popolazione. Con forti differenze regionali: si va dallo 0,3% in Toscana al 4,9% in Calabria. A mettere a rischio i bilanci familiari sono soprattutto le carenze del Ssn rispetto all'assistenza per i non autosufficienti e alle cure dentistiche.

Più a rischio di impoverimento gli anziani: le persone sole over 65 e le coppie senza figli con uno dei due coniugi anziano, rispettivamente 2,9% e 2,3%.

Ma l'impoverimento colpisce sempre di più anche le coppie con figli: la percentuale di famiglie impoverite è passata dallo 0,6% all'1,2% per le coppie con un figlio, e dall'1,1% all'1,9% per quelle con tre o più figli.

Una situazione che si accompagna peraltro a una crescita dell'incidenza di povertà. Le spese 'catastrofiche' - che interessano oltre il 4% delle famiglie - sono più frequenti tra i meno abbienti, ma il fenomeno incide pesantemente anche sui cosiddetti ceti medi.

Quindi, sottolinea il Ceis Sanità, diventano necessarie politiche di maggiore protezione sia per i ceti più deboli, sia per i ceti medi. In caso contrario si rischia di rompere il 'patto di solidarietà' alla base dell'universalità del Ssn. Di fronte a questi dati, dunque, le politiche sanitarie e quelle per la famiglia appaiono strettamente interrelate e, suggerisce il Ceis Sanità, richiedono un maggiore coordinamento. Secondo il Ceis, per uscire dall'impasse è necessario intervenire "sulla riforma dei ticket/esenzioni, e lo sviluppo dei fondi sanitari integrativi che malgrado le indicazioni contenute nella riforma 'Bindi' sono sinora rimasti sulla carta".

I dati disponibili confermano che pochissime famiglie hanno coperture assicurative, solo il 6,1%, e prevalentemente sono famiglie abbienti. E fra queste, inoltre, c'è anche una bassa incidenza di polizze che coprono l'intero nucleo familiare (il 31,3%). Si conferma, quindi, una scarsa propensione all'assicurazione dei rischi legati alla malattia, nonostante sia privata quasi il 25% della spesa sanitaria e dovuta ai ticket, o alla decisione di acquistare prestazioni fuori dal Ssn pubblico. "È perciò opportuno che siano promosse forme di incentivo, non solo fiscale, per aumentare le coperture integrative. Però - raccomanda il Ceis Sanità - questi incentivi per essere efficaci dovrebbero essere legati alla copertura delle aree che il Ssn non è attualmente in grado, per ragioni finanziarie, di coprire.

Aree che generano impoverimento: in primo luogo non autosufficienza e spese dentistiche". (AdnKronos)

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