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Ultimo aggiornamento: 16.05.2008 ore 20:56
Sono 8 anni che Craxi ci ha lasciato. ora più che mai "MI MANCHI BETTINO!" Stampa E-mail
16/01/2008
17 GEN. - di Vittorio Lussana - Sono ormai 8 anni che Bettino Craxi ci ha lasciato. Ma, a pensarci bene, sembrano quasi venti, poiché il vuoto che si è venuto a creare rappresenta un qualcosa di incalcolabile, di incolmabile. Quando Bettino era ‘in auge’, non sempre ero d’accordo con le sue idee. Nella mia ansia di riuscire a vedere, un giorno, la sinistra italiana finalmente riunificata ed in grado di mandare all’opposizione la Dc, garantendo all’Italia una più sana alternanza di governo,
bettino_craxi.jpgavevo l’impressione che la sua alleanza con i moderati tornasse più che altro comoda soprattutto per favorire alcune ‘rendite di posizione’ all’interno del suo partito. Tuttavia, già allora comprendevo che, nella sua testa, erano ben presenti una serie di questioni che sostanzialmente gli impedivano formulazioni diverse, a quei tempi forse ancora troppo di là dal venire. Inoltre, anche quando non ero affatto d’accordo con la posizione del ‘suo’ Psi, percepivo comunque una ‘presenza’ sul palcoscenico della politica italiana assai autorevole: mi fidavo di lui, riconoscevo che c’era e mi sentivo molto più tranquillo di oggi.
Non si trattava della ‘solita balla’ del carisma che alcuni dei suoi avevano messo in giro, bensì della netta sensazione che le obiezioni che questo leader milanese sollevava fossero quasi sempre imperniate attorno a ragioni politicamente fondate, sia per quanto concerneva la storia stessa della sinistra italiana, sia per quanto si rifletteva, in quelle sue impostazioni, nel merito di numerosi problemi contingenti.
La situazione generale del Paese, in quegli anni, era molto positiva. Me ne accorgevo ogni giorno, poiché gli italiani riuscivano a fare un sacco di cose quasi spensieratamente, senza eccessive preoccupazioni. Ma oltre a ciò, Bettino era indubbiamente un leader, una personalità su cui il Paese poteva sempre contare, nei momenti di emergenza.
Suo figlio Bobo oggi chiede che la nostra televisione di Stato produca una fiction sulla sua vita. Io ritengo, onestamente, che si tratti di un’ottima idea, anche se la figura di Bettino forse meriterebbe, per i tanti aspetti controversi della sua vicenda politica ed umana, molto di più: un film vero e proprio.
Tuttavia, una fiction imperniata attorno ad alcuni ‘capisaldi’ ben precisi, in termini di sceneggiatura, rappresenterebbe già qualcosa di molto prezioso, poiché servirebbe a far comprendere agli italiani tanti fatti. In passato, ho più volte analizzato i grandi meriti politici di Bettino Craxi, le crisi che ha saputo affrontare e le ingiustizie che ha dovuto subire. Ma nel far questo, divenivo sempre più consapevole delle difficoltà che si incontravano nel tentare di analizzare proprio i suoi errori, poiché questi non furono dettati, come spesso si tende a credere, da un’astratta avidità personale o da una cocciutaggine puramente caratteriale, bensì da una serie di condizioni storicamente oggettive, che sono sempre state sottostimate sia nei suoi aspetti giudiziari, sia sotto un profilo squisitamente politico.
Molti italiani continuano a pensare a lui come ad una specie di ‘capobanda’, mentre invece, già da decenni, ben altre ‘bande’ imperversavano negli ambienti finanziari italiani, mettendo regolarmente le mani sul ‘vaso della marmellata’ della nostra finanza pubblica. Senza contare gli aspetti socio-economici di un Paese che ha sempre posseduto una classe imprenditoriale che andava continuamente sospinta e aiutata, al fine di impegnarla maggiormente nell’effettuare investimenti in grado di incrementare la produttività industriale, soprattutto nel Mezzogiorno.
Il Psi era un partito vero: 4 milioni di persone che si ritrovavano sotto il ‘fuoco incrociato’ di due forze, Dc e Pci, che avevano una dimensione doppia rispetto alla sua. Allo stesso tempo, vi era l’esigenza di operare dei ‘ricambi interni’ in determinati settori nevralgici del nostro ‘sistema – Paese’ che rendessero il dominio democristiano meno ‘infingardo’, meno abulico nella propria gestione del potere. Il giuoco politico di Craxi fu, dunque, molto più complesso e articolato di quanto generalmente si tende a credere. Nonostante ciò, durante gli anni della sua azione egli riuscì fortemente a stimolare l’Italia affinché si modernizzasse, costringendo i democristiani a muoversi più alacremente nella propria azione di governo ed imponendo, altresì, ai comunisti una riflessione che si riallacciasse alle radici culturali più autentiche della tradizione progressista italiana.
Proprio in questi giorni, è uscito un buon lavoro dell’ex sindaco di Milano, Paolo Pillitteri, che in alcune pagine sintetizza molto bene quest’ultimo concetto, quello cioè relativo alle ‘vere’ culture di riferimento della sinistra italiana. Pillitteri, in particolare, ricorda un Bettino Craxi alquanto ‘disturbato’ dalla presenza di raffigurazioni e quadri di Lenin e di Guevara appesi ai muri di tante sezioni del Psi. Ed aveva ragione! Perché lasciarsi andare a suggestioni ‘esogene’, culturalmente indotte, quando la sinistra italiana poteva enumerare una serie di pensatori e di personaggi politici di tutto rispetto?
Perché esaltare Lenin o Mao Tsè Dong quando abbiamo avuto Gramsci, Turati, Costa, Croce, Calogero, Capitini, tutta la grande tradizione dell’azionismo laico e del repubblicanesimo direttamente discendenti da Garibaldi e Mazzini? Mazzini e Garibaldi, già: i nostri ‘padri della Patria’… Perché esaltare Guevara quando proprio noi italiani abbiamo avuto esempi molto simili, addirittura un secolo prima della rivoluzione castrista?
La cultura politica italiana soffre la ‘pesantezza’ della Storia ed è dunque costretta a ricorrere a mitizzazioni meramente dettate dagli altri Paesi? Ma questo è vero provincialismo, se non una forma di populismo! E con che faccia noi tutti, sinistroidi o meno, analisti o meno, intellettuali o meno, possiamo pretendere di ‘fare la morale’, oggi, alle destre italiane, vecchie e nuove, quando siamo proprio noi i loro veri ‘maestri’ nell’arte della demagogia, della politica degli slogan e delle sintesi campate per aria?
Bettino Craxi era un milanese di origine siciliana. E proprio un vecchio proverbio dell’antica ‘Trinacria’ recitava che “ogni ragionamento deve avere un piede”, cioè una radice vera, ben piantata sul terreno. Sottovalutare l’idea di una fiction sulla vita di Bettino Craxi rappresenterebbe l’ennesimo esempio di una sinistra italiana che stenta ad assumersi le proprie responsabilità, che ancora fatica nell’effettuare quel profondo lavoro di autoanalisi che la alleggerirebbe da tanti errori di valutazione, sbagli che finiscono col raffigurarla, anche e soprattutto intellettualmente, come una forza politica che arriva sempre ‘all’indomani’.
Posso fornire numerose prove di questo tipo di ‘mezze verità’, di questa volontà di proseguire un percorso compiendo sempre due passi in avanti e uno all’indietro, anche nei semplici termini delle cosiddette analisi di ‘costume’: molti militanti di sinistra, ad esempio, hanno odiato il genere musicale ‘new wave’ degli anni ’80 poiché a quei tempi – Berselli correggimi se sbaglio… - essi erano soliti estraniarsi in forme di culto verso artisti che discendevano direttamente dal ’68 protestatario. Tenendo fermo il fatto che quel movimento aveva indubbiamente affermato delle cose importanti, soprattutto sotto il profilo della nascita di una nuova cultura libertaria, perché fermarsi lì? Perché indulgere con i Rolling Stones, i Led Zeppelin, i Beatles, i Deep Purple, quando in quel momento stavano sorgendo nuovi artisti importanti, che si sarebbero affermati senza ombra di discussione per il proprio talento?
Oggi, un militante di sinistra ascolta Sting e, tornando con la propria mente all’indietro, rivaluta i Police. Ma io me lo ricordo il momento di ‘esplosione’ di quel gruppo musicale, a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ‘80: Sting e i suoi amici erano considerati dei ‘sempliciotti’, un prodotto discografico “puramente commerciale”, che non poteva essere paragonato all’abilità musicale e al virtuosismo delle grandi rock - band che li avevano preceduti. Oggi, invece, pur di non dover ammettere che determinati generi musicali raramente riescono ad incidere sul mercato della produzione discografica, si ‘riabilitano’ i Police, i Duran Duran o gli stessi Depeche Mode - questi ultimi considerati per un intero decennio degli orripilanti ‘storpiatori elettronici’ privi di talento - inducendo in errore la stessa industria discografica, che regolarmente non fa che riprodurre certi vecchi successi ‘rimixandoli’ in forma ‘rap’, oppure in una chiave ‘techno - house’. I Police avevano i capelli ‘ossigenati’ ed erano degli ‘sbarbatelli’ che servivano a ‘spillare’ soldi alle generazioni più giovani: questo era il giudizio che veniva dato di loro.
Ricordo benissimo, all’inizio degli anni ’80, che mi capitò di leggere una recensione sui Simple Minds, un gruppo musicalmente ineccepibile, nonché composto da bravissimi ragazzi che non si drogavano, non si impasticcavano, non si ubriacavano e non si facevano arrestare, come spesso avviene nel nostro sempre più ‘fulminato’ mondo dello ‘star – system’. Ebbene, quell’articolo li descriveva come un ‘band’ destinata solamente all’ascolto di un preciso target di “giovanotti brufolosi”: brufoloso a chi? Mai avuto brufoli in vita mia: io sono nato ‘bello su tutte le ruote’!
La verità era, invece, ben altra: l’intellettualismo di sinistra aveva da tempo allungato i suoi ‘tentacoli’ su tutto, ma veramente su tutto, sul cinema, sul teatro, sulla musica, sulla cultura, finendo col dimenticare persino se stesso, perdendo ogni identità, chiamandosi fuori da ogni fenomeno realmente innovativo che veniva a crearsi. Il periodo di Craxi lo chiamarono ‘riflusso’.
Ma forte mi veniva la voglia di chiedere a Bettino in persona di mandarli tutti a lavorare in fabbrica, dopo un bel ‘pedatone’ nel didietro! Eppure, in tutto questo ero io che “sbagliavo”, ero io che avevo un cattivo carattere, ero io che mi masturbavo cerebralmente. Ero io, sempre io, ad essere in torto! Passarono gli anni, per fortuna. E mi capitò di leggere alcune cose molto interessanti. Fino ad arrivare a cogliere un antico ‘carteggio’ tra Croce e Labriola sulla filosofia di Marx: secondo questi due filosofi – italiani, si badi bene: liberale il primo, socialista il secondo - il marxismo era solamente “un ottimo ‘paio di occhiali’ per rileggere la Storia in chiave sociologica, ma una pessima metodologia economica”. Mi prese quasi un ‘colpo’: era proprio così! Il marxismo arriva sempre dopo, quando tutto è già successo, quando tutto è già accaduto, nel bene e nel male.
E’ utile in fase di riflessione, ma le sue ricette sono fortemente conservatrici e ripetitive. Ed è così anche nel giornalismo: non coglie una novità ‘fresca fresca’, non si accorge di un fenomeno quando esso è ancora in nuce, bensì lo esalta o lo denigra a cose fatte. Il marxismo è inattuale, ideologico, meramente contemplativo: è stata questa la grande intuizione di Bettino Craxi.
Il meccanismo che si innesca, poi, è veramente perverso, perché a furia di guardare solamente all’indietro, un certo ‘populismo intellettualoide’ non arriva a rispolverare solamente il suo ‘meglio’, ma soprattutto il suo ‘peggio’. Di recente, ad esempio, è stato capace di andare a recuperare i filmetti di serie ‘B’, quelli con la Fenech e la Guida perennemente in mutande: una cosa da onanisti! E sento già qualcuno, in giro, pronto a rivalutare i Vanzina: si salvi chi può, percaritadiddio!
Alla fine è normale rimpiangere Bettino Craxi, la ‘Milano da bere’ e De Michelis che saltella in discoteca con la sua capigliatura ‘quattrocentesca’.
Alla fine, è normale rimembrare tutto questo, immersi come siamo in una marea di ‘baggianate’, senza un minimo di senso artistico e senza nessun tipo di ritegno.
Caro Bettino, dove sei? Mi manchi veramente tanto, guarda…
bettinovideo.jpg

 

 

 

Commenti (7) >>
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scritto da cris, gennaio 19, 2008

grande viktor

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scritto da Nicola Carnovale, gennaio 19, 2008

grande vittorio...

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scritto da kompa, gennaio 17, 2008

si è parlato molto della banda del buco,del psi.Oggi in italia sta fiorendo il modello emiliano che vede l'alleanza tra la cooperazione e la grande industria parassitaria nei settori protetti(rifiuti ed energia su tutti) che alla grande banchetta assaltando l'erario pubblico. Elezioni dirette,maggioritario, tutte parole per far passare regime tecnocratici pronti solo a fottore il famoso parco buoi cioè la piccola e media borghesia.
Bettino grande statista,grande uomo,l'ultimo dei romantici

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scritto da claudia, gennaio 17, 2008

Grazie Vittorio,
leggo di un Bettino umano, con un racconto umano, io ricordo bene la Milano da bere eccome se la ricordo, oggi è altra cosa... putroppo, ma la nostra memoria di milanei e di italiani come sempre è labile e ricordiamo ciò che ci fa comodo quando ci fa comodo... ed è più facile appartenere al branco degli inquisatori che fare la voce fuori dal coro.
Mi manca Bettino anche se non l'ho mai conosciuto ma mi manca ciò che ha rappresentato per me per molti italiani prima che fossse travolto dalle vicende giudiziarie.
Grazie ancora Vittorio

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scritto da emanuele2, gennaio 17, 2008

articolo splendido...complimenti


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scritto da Garibaldi, gennaio 17, 2008

Credo che nessuno in Italia, per fortuna, rimpianga quegli anni. Tantomeno De Michelis ministro con le donnine in discoteca...

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scritto da Lucia Polettini, gennaio 17, 2008

Un articolo meraviglioso. Complimenti a voi e al giornalista che lo ha redatto.
LuciaP

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