| Sono 8 anni che Craxi ci ha lasciato. ora più che mai "MI MANCHI BETTINO!" |
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| 16/01/2008 | |
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17 GEN. - di Vittorio Lussana
- Sono ormai 8 anni che Bettino Craxi ci ha lasciato. Ma, a pensarci
bene, sembrano quasi venti, poiché il vuoto che si è venuto a creare
rappresenta un qualcosa di incalcolabile, di incolmabile. Quando
Bettino era ‘in auge’, non sempre ero d’accordo con le sue idee. Nella mia ansia di riuscire a vedere, un giorno, la
sinistra italiana finalmente riunificata ed in grado di mandare
all’opposizione la Dc, garantendo all’Italia una più sana alternanza di
governo,
avevo l’impressione che la sua alleanza con i moderati
tornasse più che altro comoda soprattutto per favorire alcune ‘rendite
di posizione’ all’interno del suo partito. Tuttavia, già allora
comprendevo che, nella sua testa, erano ben presenti una serie di
questioni che sostanzialmente gli impedivano formulazioni diverse, a
quei tempi forse ancora troppo di là dal venire. Inoltre, anche quando
non ero affatto d’accordo con la posizione del ‘suo’ Psi, percepivo
comunque una ‘presenza’ sul palcoscenico della politica italiana assai
autorevole: mi fidavo di lui, riconoscevo che c’era e mi sentivo molto
più tranquillo di oggi.
Non si trattava della ‘solita balla’ del
carisma che alcuni dei suoi avevano messo in giro, bensì della netta
sensazione che le obiezioni che questo leader milanese sollevava
fossero quasi sempre imperniate attorno a ragioni politicamente
fondate, sia per quanto concerneva la storia stessa della sinistra
italiana, sia per quanto si rifletteva, in quelle sue impostazioni, nel
merito di numerosi problemi contingenti.
La situazione generale del
Paese, in quegli anni, era molto positiva. Me ne accorgevo ogni giorno,
poiché gli italiani riuscivano a fare un sacco di cose quasi
spensieratamente, senza eccessive preoccupazioni. Ma oltre a ciò,
Bettino era indubbiamente un leader, una personalità su cui il Paese
poteva sempre contare, nei momenti di emergenza.
Suo figlio Bobo oggi
chiede che la nostra televisione di Stato produca una fiction sulla sua
vita. Io ritengo, onestamente, che si tratti di un’ottima idea, anche
se la figura di Bettino forse meriterebbe, per i tanti aspetti
controversi della sua vicenda politica ed umana, molto di più: un film
vero e proprio.
Tuttavia, una fiction imperniata attorno ad alcuni
‘capisaldi’ ben precisi, in termini di sceneggiatura, rappresenterebbe
già qualcosa di molto prezioso, poiché servirebbe a far comprendere
agli italiani tanti fatti. In passato, ho più volte analizzato i grandi
meriti politici di Bettino Craxi, le crisi che ha saputo affrontare e
le ingiustizie che ha dovuto subire. Ma nel far questo, divenivo sempre
più consapevole delle difficoltà che si incontravano nel tentare di
analizzare proprio i suoi errori, poiché questi non furono dettati,
come spesso si tende a credere, da un’astratta avidità personale o da
una cocciutaggine puramente caratteriale, bensì da una serie di
condizioni storicamente oggettive, che sono sempre state sottostimate
sia nei suoi aspetti giudiziari, sia sotto un profilo squisitamente
politico.
Molti italiani continuano a pensare a lui come ad una specie
di ‘capobanda’, mentre invece, già da decenni, ben altre ‘bande’
imperversavano negli ambienti finanziari italiani, mettendo
regolarmente le mani sul ‘vaso della marmellata’ della nostra finanza
pubblica. Senza contare gli aspetti socio-economici di un Paese che ha
sempre posseduto una classe imprenditoriale che andava continuamente
sospinta e aiutata, al fine di impegnarla maggiormente nell’effettuare
investimenti in grado di incrementare la produttività industriale,
soprattutto nel Mezzogiorno.
Il Psi era un partito vero: 4 milioni di
persone che si ritrovavano sotto il ‘fuoco incrociato’ di due forze, Dc
e Pci, che avevano una dimensione doppia rispetto alla sua. Allo stesso
tempo, vi era l’esigenza di operare dei ‘ricambi interni’ in
determinati settori nevralgici del nostro ‘sistema – Paese’ che
rendessero il dominio democristiano meno ‘infingardo’, meno abulico
nella propria gestione del potere. Il giuoco politico di Craxi fu,
dunque, molto più complesso e articolato di quanto generalmente si
tende a credere. Nonostante ciò, durante gli anni della sua azione egli
riuscì fortemente a stimolare l’Italia affinché si modernizzasse,
costringendo i democristiani a muoversi più alacremente nella propria
azione di governo ed imponendo, altresì, ai comunisti una riflessione
che si riallacciasse alle radici culturali più autentiche della
tradizione progressista italiana.
Proprio in questi giorni, è uscito un
buon lavoro dell’ex sindaco di Milano, Paolo Pillitteri, che in alcune
pagine sintetizza molto bene quest’ultimo concetto, quello cioè
relativo alle ‘vere’ culture di riferimento della sinistra italiana.
Pillitteri, in particolare, ricorda un Bettino Craxi alquanto
‘disturbato’ dalla presenza di raffigurazioni e quadri di Lenin e di
Guevara appesi ai muri di tante sezioni del Psi. Ed aveva ragione!
Perché lasciarsi andare a suggestioni ‘esogene’, culturalmente indotte,
quando la sinistra italiana poteva enumerare una serie di pensatori e
di personaggi politici di tutto rispetto?
Perché esaltare Lenin o Mao
Tsè Dong quando abbiamo avuto Gramsci, Turati, Costa, Croce, Calogero,
Capitini, tutta la grande tradizione dell’azionismo laico e del
repubblicanesimo direttamente discendenti da Garibaldi e Mazzini?
Mazzini e Garibaldi, già: i nostri ‘padri della Patria’… Perché
esaltare Guevara quando proprio noi italiani abbiamo avuto esempi molto
simili, addirittura un secolo prima della rivoluzione castrista?
La
cultura politica italiana soffre la ‘pesantezza’ della Storia ed è
dunque costretta a ricorrere a mitizzazioni meramente dettate dagli
altri Paesi? Ma questo è vero provincialismo, se non una forma di
populismo! E con che faccia noi tutti, sinistroidi o meno, analisti o
meno, intellettuali o meno, possiamo pretendere di ‘fare la morale’,
oggi, alle destre italiane, vecchie e nuove, quando siamo proprio noi i
loro veri ‘maestri’ nell’arte della demagogia, della politica degli
slogan e delle sintesi campate per aria?
Bettino Craxi era un milanese
di origine siciliana. E proprio un vecchio proverbio dell’antica
‘Trinacria’ recitava che “ogni ragionamento deve avere un piede”, cioè
una radice vera, ben piantata sul terreno. Sottovalutare l’idea di una
fiction sulla vita di Bettino Craxi rappresenterebbe l’ennesimo esempio
di una sinistra italiana che stenta ad assumersi le proprie
responsabilità, che ancora fatica nell’effettuare quel profondo lavoro
di autoanalisi che la alleggerirebbe da tanti errori di valutazione,
sbagli che finiscono col raffigurarla, anche e soprattutto
intellettualmente, come una forza politica che arriva sempre
‘all’indomani’.
Posso fornire numerose prove di questo tipo di ‘mezze
verità’, di questa volontà di proseguire un percorso compiendo sempre
due passi in avanti e uno all’indietro, anche nei semplici termini
delle cosiddette analisi di ‘costume’: molti militanti di sinistra, ad
esempio, hanno odiato il genere musicale ‘new wave’ degli anni ’80
poiché a quei tempi – Berselli correggimi se sbaglio… - essi erano
soliti estraniarsi in forme di culto verso artisti che discendevano
direttamente dal ’68 protestatario. Tenendo fermo il fatto che quel
movimento aveva indubbiamente affermato delle cose importanti,
soprattutto sotto il profilo della nascita di una nuova cultura
libertaria, perché fermarsi lì? Perché indulgere con i Rolling Stones,
i Led Zeppelin, i Beatles, i Deep Purple, quando in quel momento
stavano sorgendo nuovi artisti importanti, che si sarebbero affermati
senza ombra di discussione per il proprio talento?
Oggi, un militante
di sinistra ascolta Sting e, tornando con la propria mente
all’indietro, rivaluta i Police. Ma io me lo ricordo il momento di
‘esplosione’ di quel gruppo musicale, a cavallo tra la fine degli anni
’70 e l’inizio degli ‘80: Sting e i suoi amici erano considerati dei
‘sempliciotti’, un prodotto discografico “puramente commerciale”, che
non poteva essere paragonato all’abilità musicale e al virtuosismo
delle grandi rock - band che li avevano preceduti. Oggi, invece, pur di
non dover ammettere che determinati generi musicali raramente riescono
ad incidere sul mercato della produzione discografica, si ‘riabilitano’
i Police, i Duran Duran o gli stessi Depeche Mode - questi ultimi
considerati per un intero decennio degli orripilanti ‘storpiatori
elettronici’ privi di talento - inducendo in errore la stessa industria
discografica, che regolarmente non fa che riprodurre certi vecchi
successi ‘rimixandoli’ in forma ‘rap’, oppure in una chiave ‘techno -
house’. I Police avevano i capelli ‘ossigenati’ ed erano degli
‘sbarbatelli’ che servivano a ‘spillare’ soldi alle generazioni più
giovani: questo era il giudizio che veniva dato di loro.
Ricordo
benissimo, all’inizio degli anni ’80, che mi capitò di leggere una
recensione sui Simple Minds, un gruppo musicalmente ineccepibile,
nonché composto da bravissimi ragazzi che non si drogavano, non si
impasticcavano, non si ubriacavano e non si facevano arrestare, come
spesso avviene nel nostro sempre più ‘fulminato’ mondo dello ‘star –
system’. Ebbene, quell’articolo li descriveva come un ‘band’ destinata
solamente all’ascolto di un preciso target di “giovanotti brufolosi”:
brufoloso a chi? Mai avuto brufoli in vita mia: io sono nato ‘bello su
tutte le ruote’!
La verità era, invece, ben altra: l’intellettualismo
di sinistra aveva da tempo allungato i suoi ‘tentacoli’ su tutto, ma
veramente su tutto, sul cinema, sul teatro, sulla musica, sulla
cultura, finendo col dimenticare persino se stesso, perdendo ogni
identità, chiamandosi fuori da ogni fenomeno realmente innovativo che
veniva a crearsi. Il periodo di Craxi lo chiamarono ‘riflusso’.
Ma
forte mi veniva la voglia di chiedere a Bettino in persona di mandarli
tutti a lavorare in fabbrica, dopo un bel ‘pedatone’ nel didietro!
Eppure, in tutto questo ero io che “sbagliavo”, ero io che avevo un
cattivo carattere, ero io che mi masturbavo cerebralmente. Ero io,
sempre io, ad essere in torto! Passarono gli anni, per fortuna. E mi
capitò di leggere alcune cose molto interessanti. Fino ad arrivare a
cogliere un antico ‘carteggio’ tra Croce e Labriola sulla filosofia di
Marx: secondo questi due filosofi – italiani, si badi bene: liberale il
primo, socialista il secondo - il marxismo era solamente “un ottimo
‘paio di occhiali’ per rileggere la Storia in chiave sociologica, ma
una pessima metodologia economica”. Mi prese quasi un ‘colpo’: era
proprio così! Il marxismo arriva sempre dopo, quando tutto è già
successo, quando tutto è già accaduto, nel bene e nel male.
E’ utile in
fase di riflessione, ma le sue ricette sono fortemente conservatrici e
ripetitive. Ed è così anche nel giornalismo: non coglie una novità
‘fresca fresca’, non si accorge di un fenomeno quando esso è ancora in
nuce, bensì lo esalta o lo denigra a cose fatte. Il marxismo è
inattuale, ideologico, meramente contemplativo: è stata questa la
grande intuizione di Bettino Craxi.
Il meccanismo che si innesca, poi,
è veramente perverso, perché a furia di guardare solamente
all’indietro, un certo ‘populismo intellettualoide’ non arriva a
rispolverare solamente il suo ‘meglio’, ma soprattutto il suo ‘peggio’.
Di recente, ad esempio, è stato capace di andare a recuperare i
filmetti di serie ‘B’, quelli con la Fenech e la Guida perennemente in
mutande: una cosa da onanisti! E sento già qualcuno, in giro, pronto a
rivalutare i Vanzina: si salvi chi può, percaritadiddio!
Alla fine è
normale rimpiangere Bettino Craxi, la ‘Milano da bere’ e De Michelis
che saltella in discoteca con la sua capigliatura ‘quattrocentesca’.
Alla fine, è normale rimembrare tutto questo, immersi come siamo in una
marea di ‘baggianate’, senza un minimo di senso artistico e senza
nessun tipo di ritegno.
Caro Bettino, dove sei? Mi manchi veramente
tanto, guarda…
scritto da cris, gennaio 19, 2008 grande viktor scritto da Nicola Carnovale, gennaio 19, 2008 grande vittorio... scritto da kompa, gennaio 17, 2008 si è parlato molto della banda del buco,del psi.Oggi in italia sta fiorendo il modello emiliano che vede l'alleanza tra la cooperazione e la grande industria parassitaria nei settori protetti(rifiuti ed energia su tutti) che alla grande banchetta assaltando l'erario pubblico. Elezioni dirette,maggioritario, tutte parole per far passare regime tecnocratici pronti solo a fottore il famoso parco buoi cioè la piccola e media borghesia. Bettino grande statista,grande uomo,l'ultimo dei romantici scritto da claudia, gennaio 17, 2008 Grazie Vittorio, leggo di un Bettino umano, con un racconto umano, io ricordo bene la Milano da bere eccome se la ricordo, oggi è altra cosa... putroppo, ma la nostra memoria di milanei e di italiani come sempre è labile e ricordiamo ciò che ci fa comodo quando ci fa comodo... ed è più facile appartenere al branco degli inquisatori che fare la voce fuori dal coro. Mi manca Bettino anche se non l'ho mai conosciuto ma mi manca ciò che ha rappresentato per me per molti italiani prima che fossse travolto dalle vicende giudiziarie. Grazie ancora Vittorio scritto da emanuele2, gennaio 17, 2008 articolo splendido...complimenti scritto da Garibaldi, gennaio 17, 2008 Credo che nessuno in Italia, per fortuna, rimpianga quegli anni. Tantomeno De Michelis ministro con le donnine in discoteca... scritto da Lucia Polettini, gennaio 17, 2008 Un articolo meraviglioso. Complimenti a voi e al giornalista che lo ha redatto. LuciaP |
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