| Sono quasi 3.000 gli italiani detenuti all'estero. E lo Stato? |
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| 22/11/2007 | |
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22 Nov. - Tremila i cittadini italiani detenuti all'estero.
Spesso in carcere per reati minori o colpe tutte da
provare. Alcuni rischiano la pena capitale per fatti che secondo il nostro ordinamento giuridico sono puniti con
sanzioni detentive brevi o addirittura semplicemente aministrative.
Nonostante la Carta del "Cittadino italiano all'estero" affidi agli Uffici consolari la tutela dei connazionali oltre frontiera e che per i più disparati motivi si trovano nei guai, la realtà è ben diversa. Pochi fondi economici, pochissimi mezzi legali ed il dramma si consuma nel silenzio. L'impossibilità di avere un'assistenza legale all'atto del fermo provoca odissee giudiziarie anche negli stessi stati comunitari. Il diritto alla difesa diventa così un optional, al pari del giusto processo attraverso il gratuito patrocinio. Un legale americano o indiano arriva a costare tra i 10mila e i 15mila euro ad udienza. Cifre da capogiro. Ed il peggio è che la situazione non viene mai affrontata nella sua interezza, neppure nelle sedi del Parlamento europeo. Migliaia di italiani arrestati, trattenuti in attesa di giudizio, detenuti in attesa di estradizione o anche già giudicati colpevoli. E dietro la tragedia dei singoli c'è come comune denominatore uno Stato disarmato, sia politicamente che diplomaticamente, nella richiesta delle garanzie dovute. I casi raccontano di attese snervanti, di inutili scioperi della fame, di parenti cui legali più o meno discutibili chiedono di continuo denaro. Parenti che poi siedono in virtuali sale d'aspetto eterne, osservano il loro caso affrontato in un «question time» alla Camera che riceve risposte vaghe. Sospensive. Il tempo passa e il silenzio come un mantello nasconde tutto. Peggio, se in casi di ingiustizia internazionale. Come nella migliore tradizione cinematografica: solo che, in questo caso, tutto è disperatamente vero. Riguarda un figlio, un fratello, il migliore amico. Le carceri straniere sono, dunque, sempre più affollate di cittadini italiani. Un recente censimento, curato da un osservatorio attento (forse perché fa parte di una casa circondariale di Padova) e datato 2005 dice che sono circa tremila gli italiani dietro le sbarre all'estero. Dati confermati dalla Farnesina. Sono connazionali che invocano garanzie giuridiche che non sono mai state loro concesse; pretendono una garanzia di difesa che solo taluni consolati riescono a garantire. Disperano per le condizioni umanitarie, i consolati protestano, talvolta verificano l'apparente buono stato di salute mediante visite. E tutto finisce lì. Diverso è l'atteggiamento delle autorità inglesi, francesi, spagnole o statunitensi nel sostegno dei loro cittadini arrestati nei paesi stranieri. (Epolis) |
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