| TABACCI al Clandestinoweb: No ai “furbetti della politica”. Prodi: riforma elettorale o cadrà. |
|
|
||
| 12/12/2007 | |
|
12 Dic, - ESCLUSIVA - Di Francesco Fusco.
Lunedì 17 alle 10 del mattino si riunirà il Consiglio Nazionale
dell’UDC, mentre con molta probabilità la sera di domenica si riunirà
il gruppo
di dirigenti che fa riferimento al “manifesto di Subiaco”,
con fa capo deputati e senatori Tabacci, Baccini, Dionisi, Ceccanti, De
Laurentis, Adolfo, Galati e Oppi per decidere la linea da seguire
l’indomani.
Frattanto l’onorevole Cesa, segretario dell’UDC, ha già
inviato ai vari membri del Consiglio Nazionale del partito il testo
della mozione finale – della quale abbiamo già parlato - che vuole la
approvazione della relazione del presidente Rocco Buttiglione,
l’intervento di Pier Ferdinando Casini, e “ricorda e richiama i
deliberati congressuali”, fra cui la mozione approvata dal 3° Congresso
nazionale, “dando mandato al segretario nazionale, cioè a Cesa – che
nel frattempo ha azzerato gli incarichi della direzione – di perseguire
in ogni sede l’obiettivo di un sistema elettorale secondo il modello
tedesco”. Fin qui tutti d’accordo. Il motivo di disaccordo che secondo
alcuni potrebbe portare a una scissione - che Tabacci smentisce
categoricamente - salvo che non si arrivi a un compromesso, sta proprio
alla fine della mozione dove si legge che il Consiglio nazionale
“richiama tutti i dirigenti del partito ai propri doveri e condanna
ogni iniziativa sviluppata al di fuori degli indirizzi congressuali e
finalizzata ad interferire con le prerogative del Segretario, e
screditare e depotenziare – in una fase così delicata - le iniziative e
la proposta politica del partito e disorientare gli iscritti e gli
elettori dell’UDC”.
- Onorevole Tabacci, quest’ultima parte sembra
indirizzata verso di Lei e dei suoi colleghi parlamentari che si
richiamano al Manifesto di Subiaco, e comunque a quella che volgarmente
viene chiamata “Cosa Bianca”.
- Io invece la definisco più propriamente una “Costiuente di Centro”
che possa dar forza allo spazio che si apre tra il Pd di Walter
Veltroni e il nuovo partito di Silvio Berlusconi. Uno spazio politico
ed elettorale, antagonista del PD e concorrenziale del partito di
Berlusconi. Si creerebbe così un nuovo equilibrio politico, fatto di
una destra democratica di Berlusconi, uno di centro che si rifà al
Partito popolare europeo, uno della sinistra riformista e uno della
Sinistra-Arcobaleno. E’ questo lo scopo che ci prefiggiamo, il
rafforzamento dell’identità e quindi la capacità di maggior consenso
elettorale all’UDC. Non vogliamo costituire un nuovo partito, non
vogliamo scissioni, ma dare indipendenza di giudizio politico al nostro
partito.
- Un assetto del quadro politico più chiaro, quindi, non un
ritorno alla politica dei due forni?
- Assolutamente no. Vogliamo eliminare invece perfino l’impressione di
una “sudditanza” del nostro partito da chicchessia. Vogliamo un partito
che porti avanti una sua linea, un suo programma, capace di creare
alleanze con chi condivide queste idee e questo programma.
- Quindi il “mai più con Silvio” gridato da un titolo di Repubblica,
ove idee e programmi coincidessero viene a perdere significato?
- Il quadro politico attuale ci impone di evitare le trappole dei
nominalismi e delle furbizie. Le articolazioni della politica devono
essere semplificate attraverso il sistema elettorale alla tedesca, e
l’UDC può diventare il lievito per far crescere l’area del buonsenso e
del buongoverno.
- Questo significa anche la fine del bipolarismo?
- L’inizio del dialogo fra Veltroni e Berlusconi – come ho già detto
altrove – è importante perché rappresenta la presa di coscienza che il
sistema bipolare all’italiana, caratterizzato da muscolarità e da
esaltazione di estremismi è arrivato al capolinea. E’ un dialogo che
avrà uno sbocco accettabile se mira a una dimensione parlamentare di
stampo europeo, efficiente e in grado di rappresentare la maggioranza
degli italiani. Se si vuole invece un gioco per garantire un
neo-bipartitismo, allora ci troveremmo di fronte invece che i “furbetti
del quartierino” ai “furbetti della politica”. Non è quello che vuole
il Paese.
- Cosa vuole secondo Lei il Paese? Dopo la Cosa Rossa, che da poco ha
trovato un suo nome, sarà la Cosa Bianca , o la Cosa Nuova di Pezzotta
la risposta?
- Il nome non conta. Non è cambiando nome a un partito che si fa una
politica nuova. E’ solo un travestimento del vecchio. Il nostro
progetto mira a una ricomposizione anche elettorale di quell’area
culturale che può garantire nel pieno rispetto dell’alternanza le
condizioni di migliore governabilità del nostro Paese. Ritengo che sia
urgente porvi mano, perché credo che l’opinione pubblica italiana sia
interessata a questa evoluzione, e ci si deve arrivare per un processo
naturale e non per sfinimento. Gli italiani attendono risposte chiare,
non furbate.
- Ad esempio?
- Finirla con le linee ondivaghe interpretate dalla segreteria dell’UDC
negli ultimi mesi, finirla con l’incertezza tra il perseguimento della
Cosa Nuova e il ritorno nello schema di centrodestra berlusconiano. Il
riferimento di Cesa al consenso di Casini, nella mozione è
preoccupante, perché fa pensare che questo vale più del posizionamento
del partito. Il Manifesto di Subiaco voleva essere un incitamento alla
generosità e un abbandono della furbizia. E i tempi diventano sempre
più stretti.
- Dobbiamo supporre che voterete contro la mozione
preparata da Cesa, dando luogo ad una scissione?
- No, non è stato mai questo il nostro obiettivo, anzi. Le idee e la
politica non possono essere azzerate, e il Consiglio del 17 servirà per
parlare di politica, confrontare le idee. Non mi rassegno alla
prospettiva di dare ragione a Berlusconi e a Giovanardi.
- Nei prossimi giorni il Governo dovrà ancora confrontarsi con dei
problemi, vedi Kosovo, sicurezza, omofobia eccetera, e poi a Gennaio
dovrà affrontare la richiesta di chiarimenti avanzata dall’ala di
sinistra. Inoltre Bertinotti con la sua famosa intervista ha fatto
pesare, malgrado presidente della Camera, la posizione di Rifondazione
espressa da Giordano, facendo capire che potrebbe passare
all’opposizione. Questo significherebbe il compimento dell’esperienza
Prodi, e quindi elezioni anticipate con il sistema in vigore?
- Non necessariamente, se Prodi si convince ad uscire dal suo schema
bipolare o bi-leaderistico, favorendo una riforma elettorale sul
modello tedesco. Altrimenti o finirà con il cadere favorendo la nascita
di un altro governo che porti avanti la riforma. Oggi in Parlamento non
c’è una maggioranza che fa coincidere la fine del governo Prodi con le
elezioni anticipate.
- Si formerebbe cioè una nuova maggioranza che
avrebbe come punto di aggregazione la riforma elettorale?
- Rientra nel novero delle cose possibili perché riforma elettorale e
istituzionale sono alla base della governabilità oltre che alla
pacificazione di un Paese che va sbriciolandosi. Francesco Fusco
|
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Le interviste, altre notizie
Fai tu la notizia
Hai qualcosa da raccontarci? Ti sei imbattuto in un fatto che pensi meriti l'attenzione dei media? Scrivi il tuo pezzo e invialo a Clandestinoweb, la redazione ti contatterà per pubblicarlo sul sito




Segnalo
OKNOtizie
Smarking
Spurl
del.icio.us
Digg
Furl
Netscape
Yahoo! My Web
Google Bookmarks
Technorati
BlinkList
Newsvine
ma.gnolia
reddit
Tailrank








24 visitatori online

.jpg)



