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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 16.05.2008 ore 20:56
TABACCI al Clandestinoweb: No ai “furbetti della politica”. Prodi: riforma elettorale o cadrà. Stampa E-mail
12/12/2007
12 Dic, - ESCLUSIVA - Di Francesco Fusco. Lunedì 17 alle 10 del mattino si riunirà il Consiglio Nazionale dell’UDC, mentre con molta probabilità la sera di domenica si riunirà il gruppo
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di dirigenti che fa riferimento al “manifesto di Subiaco”, con fa capo deputati e senatori Tabacci, Baccini, Dionisi, Ceccanti, De Laurentis, Adolfo, Galati e Oppi per decidere la linea da seguire l’indomani.
Frattanto l’onorevole Cesa, segretario dell’UDC, ha già inviato ai vari membri del Consiglio Nazionale del partito il testo della mozione finale – della quale abbiamo già parlato - che vuole la approvazione della relazione del presidente Rocco Buttiglione, l’intervento di Pier Ferdinando Casini, e “ricorda e richiama i deliberati congressuali”, fra cui la mozione approvata dal 3° Congresso nazionale, “dando mandato al segretario nazionale, cioè a Cesa – che nel frattempo ha azzerato gli incarichi della direzione – di perseguire in ogni sede l’obiettivo di un sistema elettorale secondo il modello tedesco”. Fin qui tutti d’accordo. Il motivo di disaccordo che secondo alcuni potrebbe portare a una scissione - che Tabacci smentisce categoricamente - salvo che non si arrivi a un compromesso, sta proprio alla fine della mozione dove si legge che il Consiglio nazionale “richiama tutti i dirigenti del partito ai propri doveri e condanna ogni iniziativa sviluppata al di fuori degli indirizzi congressuali e finalizzata ad interferire con le prerogative del Segretario, e screditare e depotenziare – in una fase così delicata - le iniziative e la proposta politica del partito e disorientare gli iscritti e gli elettori dell’UDC”.
- Onorevole Tabacci, quest’ultima parte sembra indirizzata verso di Lei e dei suoi colleghi parlamentari che si richiamano al Manifesto di Subiaco, e comunque a quella che volgarmente viene chiamata “Cosa Bianca”.
- Io invece la definisco più propriamente una “Costiuente di Centro” che possa dar forza allo spazio che si apre tra il Pd di Walter Veltroni e il nuovo partito di Silvio Berlusconi. Uno spazio politico ed elettorale, antagonista del PD e concorrenziale del partito di Berlusconi. Si creerebbe così un nuovo equilibrio politico, fatto di una destra democratica di Berlusconi, uno di centro che si rifà al Partito popolare europeo, uno della sinistra riformista e uno della Sinistra-Arcobaleno. E’ questo lo scopo che ci prefiggiamo, il rafforzamento dell’identità e quindi la capacità di maggior consenso elettorale all’UDC. Non vogliamo costituire un nuovo partito, non vogliamo scissioni, ma dare indipendenza di giudizio politico al nostro partito.
- Un assetto del quadro politico più chiaro, quindi, non un ritorno alla politica dei due forni?
- Assolutamente no. Vogliamo eliminare invece perfino l’impressione di una “sudditanza” del nostro partito da chicchessia. Vogliamo un partito che porti avanti una sua linea, un suo programma, capace di creare alleanze con chi condivide queste idee e questo programma.
- Quindi il “mai più con Silvio” gridato da un titolo di Repubblica, ove idee e programmi coincidessero viene a perdere significato?
- Il quadro politico attuale ci impone di evitare le trappole dei nominalismi e delle furbizie. Le articolazioni della politica devono essere semplificate attraverso il sistema elettorale alla tedesca, e l’UDC può diventare il lievito per far crescere l’area del buonsenso e del buongoverno.
- Questo significa anche la fine del bipolarismo?
- L’inizio del dialogo fra Veltroni e Berlusconi – come ho già detto altrove – è importante perché rappresenta la presa di coscienza che il sistema bipolare all’italiana, caratterizzato da muscolarità e da esaltazione di estremismi è arrivato al capolinea. E’ un dialogo che avrà uno sbocco accettabile se mira a una dimensione parlamentare di stampo europeo, efficiente e in grado di rappresentare la maggioranza degli italiani. Se si vuole invece un gioco per garantire un neo-bipartitismo, allora ci troveremmo di fronte invece che i “furbetti del quartierino” ai “furbetti della politica”. Non è quello che vuole il Paese.
- Cosa vuole secondo Lei il Paese? Dopo la Cosa Rossa, che da poco ha trovato un suo nome, sarà la Cosa Bianca , o la Cosa Nuova di Pezzotta la risposta?
- Il nome non conta. Non è cambiando nome a un partito che si fa una politica nuova. E’ solo un travestimento del vecchio. Il nostro progetto mira a una ricomposizione anche elettorale di quell’area culturale che può garantire nel pieno rispetto dell’alternanza le condizioni di migliore governabilità del nostro Paese. Ritengo che sia urgente porvi mano, perché credo che l’opinione pubblica italiana sia interessata a questa evoluzione, e ci si deve arrivare per un processo naturale e non per sfinimento. Gli italiani attendono risposte chiare, non furbate.
- Ad esempio?
- Finirla con le linee ondivaghe interpretate dalla segreteria dell’UDC negli ultimi mesi, finirla con l’incertezza tra il perseguimento della Cosa Nuova e il ritorno nello schema di centrodestra berlusconiano. Il riferimento di Cesa al consenso di Casini, nella mozione è preoccupante, perché fa pensare che questo vale più del posizionamento del partito. Il Manifesto di Subiaco voleva essere un incitamento alla generosità e un abbandono della furbizia. E i tempi diventano sempre più stretti.
- Dobbiamo supporre che voterete contro la mozione preparata da Cesa, dando luogo ad una scissione?
- No, non è stato mai questo il nostro obiettivo, anzi. Le idee e la politica non possono essere azzerate, e il Consiglio del 17 servirà per parlare di politica, confrontare le idee. Non mi rassegno alla prospettiva di dare ragione a Berlusconi e a Giovanardi.
- Nei prossimi giorni il Governo dovrà ancora confrontarsi con dei problemi, vedi Kosovo, sicurezza, omofobia eccetera, e poi a Gennaio dovrà affrontare la richiesta di chiarimenti avanzata dall’ala di sinistra. Inoltre Bertinotti con la sua famosa intervista ha fatto pesare, malgrado presidente della Camera, la posizione di Rifondazione espressa da Giordano, facendo capire che potrebbe passare all’opposizione. Questo significherebbe il compimento dell’esperienza Prodi, e quindi elezioni anticipate con il sistema in vigore?
- Non necessariamente, se Prodi si convince ad uscire dal suo schema bipolare o bi-leaderistico, favorendo una riforma elettorale sul modello tedesco. Altrimenti o finirà con il cadere favorendo la nascita di un altro governo che porti avanti la riforma. Oggi in Parlamento non c’è una maggioranza che fa coincidere la fine del governo Prodi con le elezioni anticipate.
- Si formerebbe cioè una nuova maggioranza che avrebbe come punto di aggregazione la riforma elettorale?
- Rientra nel novero delle cose possibili perché riforma elettorale e istituzionale sono alla base della governabilità oltre che alla pacificazione di un Paese che va sbriciolandosi. Francesco Fusco
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