| Tabacci e l’UDC: un divorzio alla Sarkozy? |
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| 17/12/2007 | |
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17 dic. - di Francesco Fusco
- “Non abbiamo partecipato al voto sulla mozione della segreteria”. E’
l’unica frase che si riesce a strappare all’onorevole Bruno Tabacci
raggiunto telefonicamente subito l’uscita dal gruppo di deputati e
senatori che fanno parte del Manifesto di Subiaco e che hanno
abbandonato in segno di protesta la riunione del Consiglio Nazionale
dell’UDC.
Non è stato uno “sbattere la porta” in faccia al partito ma le avvisaglie di quello che la mancata votazione dei partecipanti al Manifesto ha confermato erano già contenute nel testo dell’ordine del giorno che Cesa aveva inviato a tutti i membri del Consiglio e che avevamo riportato. Una condanna aperta, chiara, di quel gruppo, e un invito a smetterla di “gettare il cuore oltre la siepe”, anticipando qualcosa che il Congresso aveva già espresso con sue deliberazioni. Ma è stato anche un dictat perentorio all’obbedienza alla linea politica della segreteria. Chi sperava che i toni in sede di Consiglio nazionale potessero essere addolciti è rimasto deluso. Il j’accuse di Cesa è stato forse ancora più duro dello scritto. E a niente sono valsi i tentativi di mediazione di chi sperava in un ricompattamento. Perché in quella sede sono apparse allusioni a “personalismi” del gruppo Tabacci, che avrebbero come scopo anche quello di mutare l’assetto della segreteria nazionale, far cadere di sella Cesa e Casini, per sostituirli con un altro gruppo dirigente più determinato a sottrarsi al “fascino” della sirena Berlusconi, e diventare così il nuovo ago della bilancia della politica italiana. Non è una scissione quella di oggi, ma il rifiuto di votare la mozione e l’uscita dalla riunione del Consiglio sono segni di un disagio, e potrebbero costituire i prodromi di una separazione alla Sarkozy. Un divorzio morbido – secondo alcuni – avendo già a portata di mano una Carla Bruni, questa volta rappresentata da quei “volontari” della ricostruzione della Balena Bianca, che porterebbero in dote Pezzotta, e finanche Mastella, oltre alla benedizione del cardinale Ruini, e la approvazione di Luca di Montezemolo. E’ da tempo che questa voce circola negli ambienti bene informati, e gli avvenimenti odierni vengono a confermarle. Tabacci è uno “tosto”, quando si mette in testa un’idea la persegue fino in fondo. Con quel “coraggio” che egli accusa la controparte di non possedere.
Rischia, d’accordo, ma conosce i tempi e i metodi della
politica, e suoi rischi sono tutti calcolati al millesimo. Non sarà un
altro Follini, che sbatte la porta, professa fedeltà al centro destra e
poi si iscrive al PD. E non è neppure un Giovanardi, che ancora oggi in
sede di Consiglio nazionale ha riproposto il suo punto di vista
“collaborativo” per la ricostruzione della Casa della Libertà, anche
questa posizione criticata da Cesa. Frattanto Casini con altri amici di
Bologna si è “attovagliato” assieme al presidente dell’Enel, Gnudi, con
Prodi. Di cosa avranno parlato? Francesco Fusco scritto da Roberto C., dicembre 18, 2007 Il problema per il centro-destra, in questo momento, è togliersi di dosso il Cavaliere. Vero ingombro al dialogo tra le parti e figura malvista in tutta Europa! Tolto Berlusconi dai piedi........... l'Italia riprenderà vigore e slancio!! Tabacci se il tuo intento è quello.......SEI TUTTI NOI!!!!!!!!!!! Forza Tabacci......contribuisci a far tornare l'Italia nei Paesi democratici occidentali uscendo dal pantano....sudamericano berlusconiano!!!! scritto da Diego Palma, dicembre 18, 2007 Questo governo sta risolvendo i danni forse irreparabili, dle berlusconismo..in ultimo la legge elettorale.. Io non so che sucecde, ma spero che destra o sinistra al governo, che berluscni vada fuori dalle balle.. Apprezzo tabacci e baccini, tra le persone più oneste che ha il centrodestra in questo momento..gli altri sono nani,ipocriti, opportunisti,anche Fini. scritto da Giulio, dicembre 18, 2007 Forse hanno parlato di quanti danni fa questo governo ogni giorno che passa e se sia il caso di non torturare ulteriormente l'Italia, è un accanimento che non merita. Un terzo polo sarebbe un fallimento, altro che ago della bilancia, basta frammentazione. |
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