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Ultimo aggiornamento: 07.10.2008 ore 16:50
TIBET: ALLE 24.00 LE 17.00 IN ITALIA, SCADE L'ULTIMATUM DI PECHINO AI MANIFESTANTI Stampa E-mail
17/03/2008
17 mar. - Pechino preme sui manifestanti: «Costituitevi entro la mezzanotte». Centinaia di persone sarebbero state uccise nel corso delle rivolte di questi ultimi giorni in Tibet, secondo quanto riferisce il Parlamento dei tibetani in esilio con sede a Dharmasala, nel nord dell’India.
birmaniamonaci_280x200.jpgIl Dalai Lama aveva riferito di notizie che parlavano di oltre cento morti. Per il governo cinese le vittime sono 13.
Scade oggi a mezzanotte ora locale (le 17 in Italia) l'ultimatum lanciato dalle autorità di Pechino ai rivoltosi. Il governatore del Tibet, Champa Phuntsok ha dichiarato che sono 16 le persone rimaste uccise in seguito alle violenze degli ultimi tre giorni in Tibet; il governo tibetano in esilio, invece, parla di un’ottantina di morti.
La Cina si difende L’uomo forte di Lhasa ha riferito, nel corso di una conferenza stampa questa mattina dalla capitale del Tibet, che è tornata la calma in città e ha negato che le truppe cinesi abbiano sparato per reprimere la rivolta.
Secondo Champa Phuntsok nel corso delle violenze «diversi civili innocenti sono stati bruciati vivi e la folla ha cosparso le strade di benzina» e picchiato i poliziotti.
«Le forze dell’ordine hanno dato prova di grande moderazione e non hanno utilizzato le armi», ha aggiunto il governatore.
Secondo alcune organizzazioni internazionali la polizia cinese, oltre che a Lhasa, è intervenuta anche in altre province, quelle di Sichuan e Gansu, per sedare le rivolte.
Pechino ha dato tempo fino alla mezzanotte di lunedì (le 17 in Italia) ai rivoltosi per arrendersi. Anche in Nepal si registrano violenze.
La polizia nepalese si è scontrata con gruppi di manifestanti nella capitale, Katmandu: 30 persone sono state arrestate, fra queste anche alcuni monaci.
I manifestanti, circa un centinaio, si trovavano nei pressi della rappresentanza delle Nazioni unite in Nepal, quando la polizia li ha caricati con bastoni di bamboo
In questa caotica situazione, la Cina intanto ha bloccato l'accesso a Youtube, dopo che sul sito erano apparse immagini della repressione delle violenze in Tibet.
Adesso, chi vuole accedere al sito, che raccoglie filmati da utenti di tutto il mondo, dal territorio cinese trova uno schermo bianco e l'indicazione di "errore".
Il governo di Pechino fa filtrare con molta parsimonia le notizie da Lhasa mentre vieta l'accesso alla stampa straniera e ha espulso dalla città i turisti.
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