| TIBET: GLI APPELLI DEL DALAI LAMA E DI PAPA BENEDETTO XVI |
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| 19/03/2008 | |
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19 mar. - Papa Benedetto XVI ha espresso "tristezza e dolore di fronte alla sofferenza di tante persone" in Tibet ed ha auspicato che venga scelta la strada del dialogo. "Con la violenza i problemi si aggravano", ha detto.
"Seguo con grande trepidazione - ha spiegato Benedetto XVI al termine dell'udienza generale - le notizie che in questi giorni giungono dal Tibet".
"Il mio cuore di padre - ha detto - sente tristezza e
dolore di fronte alla sofferenza di tante persone. Il mistero della
Passione e della morte di Gesù, che riviviamo in questa settimana
santa, ci aiuta ad essere particolarmente sensibili alla loro
situazione", ha aggiunto.
"Con la violenza - ha ammonito - non si
risolvono i problemi, ma solo si aggravano". "Vi invito - ha continuato
- ad unirvi a me nella preghiera.
Chiediamo a Dio onnipotente, fonte di
luce , che illumini le menti di tutti e dia a ciascuno il coraggio di
scegliere la via del dialogo e della tolleranza".
APPELLO DEL DALAI LAMA PER LA RIPRESA DIALOGO CON LA CINA Il Dalai Lama ha lanciato un appello alla ripresa del dialogo sul Tibet con la Cina.
Lo riferisce un suo consigliere dalla sede dell'esilio del capo leader tibetano in esilio a Dharamsala, in India.
"Le due parti devono rendersi conto che dobbiamo vivere fianco a fianco.
Dobbiamo parlarci, ha dichiarato il collaboratore del Dalai Lama, Tenzin Takhla. "Sua santità - ha aggiunto - è impegnato al dialogo con i cinesi. Dobbiamo metterci uno di fronte all'altro (con la Cina) e parlarci". "I cinesi non risolveranno mai la questione tibetana inviando truppe, La sola soluzione è di metterci uno di fronte all'altro - ha ripetuto Takhla - , di stabilire un dialogo e di trovare una soluzione a beneficio di entrambe le parti".
"LOTTA PER LA VITA O PER LA MORTE" CONTRO IL DALAI LAMA
La Cina è impegnata in quella che chiama "una lotta per la vita o la morte" col Dalai Lama. Lo ha detto il segretario del Partito Comunista del Tibet, Zhang Qingli parlando in una teleconferenza di dirigenti del Partito. "Siamo nel mezzo di una fiera lotta che comporta fuoco e sangue, una lotta per la vita o per la morte con la cricca del Dalai Lama", ha sostenuto Zhang.
Rimane intanto l' incertezza sul numero delle vittime delle violenze dei giorni scorsi. Il governo tibetano in esilio afferma che i morti "accertati" sono 99, una cifra che comprende sia le persone uccise a Lhasa che nelle zone a popolazione tibetana delle altre province. Il governo cinese parla di 16 persone in tutto. Non si hanno notizie del numero delle persone arrestate che, secondo i gruppi filotibetani internazionali, sono "alcune centinaia".
LA CINA CONFERMA IL PASSAGGIO DELLA FIACCOLA OLIMPICA
Il comitato organizzatore delle Olimpiadi di Pechino (Bocog) ha confermato che la fiaccola olimpica verrà portata in Tibet, nonostante le violenze che si sono verificate nei giorni scorsi. Lo ha affermato oggi in una conferenza stampa a Pechino il vicepresidente del Bocog Jiang Xioyu.
Il passaggio della fiaccola da Lhasa, la città nella quale si sono verificati gli incidenti più gravi, è prevista per il 20 giugno. L'ascesa sulla cima dell'Everest, la più alta del mondo a 8.848 metri di altezza avverrà in maggio, in una data che sarà scelta in base alle condizioni atmosferiche, hanno affermato funzionari del Bocog. La fiaccola olimpica percorrerà in Cina 40 mila chilometri in 96 giorni, a partire dal 3 maggio.
(ANSA)
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