| UDC:Cesa vuole dal Consiglio Nazionale la condanna di Tabacci & Co. |
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| 11/12/2007 | |
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11 Dic. - di Francesco Fusco - Cesa vuole dal Consiglio Nazionale
la condanna di Tabacci & Co.
La mozione che sarà posta in votazione il 17 mattina da già per approvata la sua relazione e la linea di Casini. Trascurando particolari di non poca rilevanza sollevati
dai sostenitori del Manifesto di Subiaco, tutti ancora da discutere.
Per una volta ancora il segretario nazionale dell’Unione Democratica
Cristiana ha voluto smentire il detto “in nomen omen”. Con un dictat.
Perché non c’è niente di “democratico” nell’invio con una settimana di
anticipo del testo della mozione finale che dovrà essere votata il 17
prossimo in occasione del Consiglio nazionale dell’UDC, e che Lorenzo
Cesa ha indirizzato a tutti i membri del Consiglio convocati per quella
data, perché la leggano e la sottoscrivano.
Dando per scontate le
approvazioni della sua relazione, le comunicazioni del presidente Rocco
Buttiglione, e per “apprezzato” l’intervento di Pier Ferdinando Casini
“a sostegno senza riserve della linea politica e dei vertici del
partito”. Tutta roba che deve avvenire da qui a qualche giorno, e sul
cui contenuto, si dovrà discutere, specialmente su alcuni particolari
di non poca rilevanza, come la posizione di quelli che vengono definiti
i “tabaccini” , o meglio identificati come coloro che vogliono fare
dell’UDC una “Cosa Nuova” assieme a Pezzotta, l’appoggio esterno di
Luca di Montezemolo e la sponsorizzazione dietro le quinte del
Cardinale Ruini.
Questi ultimi vogliono che l’UDC esca dalla ambigua
posizione in cui si è messa, soprattutto per non aver detto una parola
chiara a proposito di una eventuale alleanza con Berlusconi alla
vecchia maniera, o giocare a tutto campo in una posizione di
indipendenza grazie a una nuova legge elettorale alla tedesca. Ma
quello che salta all’occhio, dopo i richiami ai deliberati
congressuali, soprattutto in materia elettorale, e all’ “iniziativa
dell’on. Berlusconi di costituire il cosiddetto Partito del popolo
della Libertà ispirata a intenti populisti e comunque tendente a
penalizzare gli altri Partiti del centro-destra” , dopo aver
rivendicato l’indipendenza e la centralità dell’UDC nella costituzione
di un partito dei moderati , è il richiamo ai vari dirigenti, con in
testa Bruno Tabacci e Mario Baccini , che fa a pugni con le frasi
precedenti.
Un richiamo pesante rivolto a tutti i dirigenti del partito
“ai propri doveri” e che “condanna ogni iniziativa sviluppata al di
fuori degli indirizzi congressuali e finalizzata a interferire con le
prorogati del Segretario, a screditare e depotenziare – in una fase
politica così delicata – le iniziative e la proposta politica del
partito e a disorientare gli iscritti e gli elettori dell’UDC”. Come
dire che i sostenitori del Manifesto di Subiaco devono fare atto di
pentimento e rispettare quelle che loro stessi hanno definito “furbizie
superate”.
Se Cesa si fosse fermato prima del richiamo, forse il clima
del 17 si sarebbe preannunciato meno rovente. Ma quella frase di
chiusura suona come una dichiarazione di guerra: o obbedite alla linea
mia e di Casini o fuori. E le reazioni non si faranno attendere. Già
Tabacci aveva risposto all’azzeramento epistolare delle cariche
direttive con un “Cesa può azzerare quel che vuole, ma non le idee e la
politica”. Come reagirà a questa condanna? Francesco Fusco
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