| UE: 134 infrazioni sull'applicazione del diritto comunitario, Italia maglia nera |
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| 15/02/2008 | |
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15 feb. - Qualche progresso c'e' stato, ma
anche quest'anno l'Italia si e' riconfermata maglia nera per il
numero di procedure di infrazione aperte dall'Unione europea,
ben 134, mantenendo un livello di trasposizione delle direttive
inferiore alla media Ue, con 22 normative comunitarie ancora in
attesa di essere trasformate in leggi nazionali.
E' quanto e'
emerso dalla pagella sull'applicazione del diritto comunitario
presentata dal commissario Ue al Mercato interno Charlie
McCreevy.
"L'Italia ha fatto molti progressi", ha affermato il
commissario europeo, notando che per la prima volta il nostro
Paese ha superato l'obiettivo di portare sotto la soglia
dell'1,5 per cento il deficit di trasposizione delle direttive,
passando all'1,3 per cento.
In particolare, il commissario
irlandese ha giudicato "ottimo" il lavoro del commissario Ue
per le Politiche comunitario Emma Bonino.
La media europea
pero' rimane dell'1,2 per cento e, secondo quanto concordato
nel summit Ue di marzo 2007, entro il 2009 bisognera' abbassare
ancora il deficit all'1 per cento.
Un risultato gia' raggiunto
da 15 Stati membri.
La prima della classe e' la Slovacchia con solo 9 direttive
da recepire e un deficit dello 0,6 per cento, seguita da
Danimarca, Lettonia e Lituania con 10 direttive mancanti e
sempre 0,6 per cento di deficit.
Ultima in classifica e' invece
la Repubblica Ceca con 55 direttive da trasporrre e un deficit
del 3,4 per cento.
Ma recepire le normative europee non basta, ha ammonito
McCreevy, bisogna farlo correttamente e soprattutto poi bisogna
rispettarle.
Ed e' qui che l'Italia si fa notare con 134
procedure di infrazione aperte, un pessimo risultato seguito
alla lontana dai grandi Paesi dell'Ue: Spagna con 113, Francia
con 98, e Germania con 89.
La tendenza e' comunque positiva, ha detto il commissario
europeo: "Questo e' un risultato eccellente e sono soddisfatto
di vedere che gli Stati membri hanno raddoppiato i loro sforzi
dall'ultima pagella". Ma se vogliamo che il mercato interno
funzioni davvero, ha concluso McCreevy, "le sue regole vanno
approvate correttamente e in tempo". (AGI)
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