| UE: IL 25% DEI BAMBINI ITALIANI A RISCHIO POVERTA’ |
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| 25/02/2008 | |
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26 Feb. – La Commissione Europea ha presentato il suo rapporto sulla Protezione sociale dal quale risulta che in Italia un bimbo su 4 è a rischio povertà.
Peggio degli italiani tra gli 0 e i 17 anni stanno i lituani, i romeni, gli ungheresi, i lettoni e i polacchi.
La media Ue è del 19% per i bambini, contro il
16 della popolazione complessiva.
L'Italia batte questa media,
con un totale di cittadini a rischio povertà del 20%, più che
in Romania (19%).
La classifica è pesante anche per i bambini britannici e spagnoli,
appena prima degli italiani, al 24%.
I più fortunati sono quelli del
Nord Europa, in Danimarca e Finlandia (10%), ma anche in Slovenia
(12%), Cipro (11%) e Germania (12%). Il dato è calcolato in ragione del
reddito medio del Paese di residenza, ma questo non consola molto chi è
a rischio.
La relazione di quest'anno è imperniata su tutta una serie di tematiche
chiave che hanno valorizzato il 'metodo aperto di
coordinamento' dell'UE nel campo delle politiche sociali. Ciò ha
migliorato la comprensione dei fenomeni, ha promosso l'apprendimento
reciproco incoraggiando un migliore monitoraggio e una rendicontazione
più mirata.
Complessivamente, si sono registrati risultati promettenti, ma la
relazione evidenzia una serie di ambiti su cui concentrare gli sforzi
futuri: i tassi di occupazione sono aumentati per tutte le categorie di
lavoratori anziani.
Il tasso complessivo di occupazione delle persone
tra i 55 e i 64 anni è passato dal 38% nel 2001 al 44% nel 2006 e nove
paesi (Danimarca, Estonia, Irlanda, Cipro, Lettonia, Portogallo,
Finlandia, Svezia e Regno Unito) hanno raggiunto l'obiettivo di Lisbona
fissato al 50% entro il 2010, anche se il tasso di occupazione dei
lavoratori anziani rimane ancora al 30% in altri paesi.
Il 16% dei cittadini dell'UE rimane esposto al rischio di povertà
mentre circa l'8% si trova a rischio di povertà nonostante il fatto di
avere un lavoro. Sui 78 milioni di europei che vivono a rischio di
povertà 19 milioni sono bambini. Per spezzare il circolo della povertà
e dell'esclusione occorrono politiche sociali mirate e si deve fare in
modo che ogni bambino renda meglio a scuola se si vogliono assicurare
le pari opportunità per tutti.
Si devono rafforzare le politiche di
inclusione e di antidiscriminazione anche in relazione ai lavoratori
migranti e ai loro figli e alle minoranze etniche. Se i bambini sono
poveri è perché‚ vivono in nuclei familiari con genitori disoccupati o
a scarsa intensità lavorativa o perché il lavoro dei loro genitori non
è sufficientemente redditizio e le iniziative a sostegno dei redditi
sono inadeguate per ovviare al rischio di povertà. a lotta alla povertà
infantile richiede quindi una combinazione di buone opportunità di
lavoro che onsentano ai genitori di accedere al mercato del lavoro e di
regredirvi, azioni adeguate e ben concepite a sostegno dei redditi e la
messa a disposizione dei necessari servizi per i bambini e le loro
famiglie. Si deve trovare il giusto equilibrio tra gli aiuti alle
famiglie nel loro complesso e quelli rivolti ai bambini di per sé.
I
paesi che presentano i risultati migliori mirano le loro iniziative sui
bambini più svantaggiati nell'ambito però di un approccio più ampio a
sostegno di tutti i bambini. Le politiche sociali hanno un notevole
impatto sulla salute, la quale è a sua volta un fattore determinante
delle opportunità che si offrono durante la vita.
Si registrano
attualmente ampie disparità sul piano della salute in tutta l'UE, la
speranza di vita degli uomini va da 65,3 anni (Lituania) a 78,8 (Cipro
e Svezia) e quella delle donne da 76,2 (Romania) a 84,4 (Francia).
Un'attenzione per la salute dovrebbe essere inserita in tutte le
politiche, ad esempio la promozione di stili di vita sani, mentre la
protezione sociale dovrebbe assicurare a tutti un accesso a
un'assistenza sanitaria di qualità e a un'assistenza di lunga durata
oltre a promuovere la prevenzione, anche a favore dei gruppi più
difficili da raggiungere.
Il cambiamento demografico e sociale fa crescere i bisogni di
assistenza di lunga durata. Gli Stati membri sono impegnati ad
accrescere l'accesso a servizi di buona qualità, ma la messa a
disposizione di tali servizi costituisce ancora una sfida. Si deve
raggiungere il giusto equilibrio tra responsabilità pubbliche e private
e tra l'assistenza formale e quella informale, prevedendo anche un
sostegno a quanti assicurano un'assistenza informale. (mps)
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