| UIL - ANGELETTI: VANNO RIDOTTE LE TASSE PER FAR CRESCERE IL PIL |
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| 17/06/2008 | |
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17 giu. - "La politica ipotizzata dal governo
sembra orientata piu' che altro a stabilizzare il nostro
deficit e rispettare l'impegno ad azzerarlo nel 2011. Secondo
me, va fatto con un po' d'intelligenza, riducendo gli sprechi
ed evitando azioni particolarmente dannose per l'economia".
Alla vigilia dell'incontro di domattina con il governo, il
leader della Uil, Luigi Angeletti, a Chia (Cagliari) per la
conferenza organizzativa della Uila (agroalimentare), esprime
le perplessita' del sindacato.
"Manca una politica per la
crescita. Io ancora non la vedo. E - avverte il leader
sindacale - in un paese come il nostro si fa in un solo modo:
investendo in infrastrutture e rilanciando i consumi. Se non
crescono, non vedo quale miracolo possa accadere in un Paese in
cui al pil e' fatto per il 70 per cento dalla domanda interna.
Per far crescere il pil, bisognerebbe operare una seria
riduzione delle tasse sui redditi dei lavoratori dipendenti"."Il vero problema del nostro Paese,
cui sinora non e' stata data una risposta esauriente, e' il
fatto che la maggioranza dei lavoratori dipendenti si sta
impoverendo", ha aggiunto il segretario generale della Uil.
"Questo comporta una riduzione dei consumi e di conseguenza
anche una riduzione del reddito e della produzione. Le
politiche economiche dei Governi, quelle buone, sono quelle che
rilanciano la produzione, lo sviluppo. Una priorita' e'
incrementare i salari. Al Governo chiederemo una politica
fiscale che aiuti i redditi dei lavoratori dipendenti. I
n
Confindustria", ha sottolineato Angeletti, in riferimento
all'incontro con l'organizzazione degli imprenditori previsto
per domani pomeriggio sul sistema contrattuale, "dovremo
negoziare un nuovo modello contrattuale che abbia l'obiettivo
di aumentare i salari e scambiare gli aumenti salariali con gli
aumenti di produttivita'".
"Cercare di modificare il nostro sistema contrattuale non
e' una cosa molto semplice", ha osservato il leader della Uil,
"perche' comporta cambiamenti sia nell'atteggiamento delle
imprese sia in quelle delle organizzazioni sindacali. La
questione della produttivita' e della redditivita' delle
imprese - ha spiegato - non e' un problema solo degli
imprenditori ma anche dei lavoratori. Se le imprese vanno male,
prima o poi, a pagare siamo noi. Se non ci sono abbastanza
produttivita' e competitivita' i nostri salari non
aumenteranno".
Angeletti non appare invece preoccupato per la prospettiva
di un'estensione della settimana lavorativa a 60 ore, che si
sta delineando a livello europeo: l'Unione Europea ha varato
una direttiva che non riguarda Paesi come l'Italia, preche'
prevede che le norme nazionali prevalgano su quelle
comunitarie. Quindi, afferma il leader della Uil, nulla verra'
modificato delle nostre leggi e dei nostri contratti che
regolano gli orari di lavoro. (Agi)
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