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Ultimo aggiornamento: 08.01.2009 ore 01:00
"UNA NUOVA BRETON WOODS" Stampa E-mail
17/10/2008
18 ott. - di Marco Lampasona - La crisi finanziaria e dei mercati in genere è oramai nota a tutti. Siamo stati lì ad attendere che l’onda lunga della crisi americana si abbattesse sulle nostre coste e immancabilmente è arrivata. Colpa della globalizzazione, qualcuno direbbe.
breton woods_280x200.jpg L’interventismo dello Stato o meglio degli Stati, anche se probabilmente in leggero ritardo, sta comunque in qualche modo cercando di contenere gli effetti recessivi sul mercato e sull’economia reale.
Dosi massicce di liquidità, iniezioni di capitale e nazionalizzazioni delle banche sono state le principali ricette anti crisi.
Si stima che i piani per la ripresa ad oggi prevedano impegni per circa 2.500 Miliardi di dollari. E’ come se fosse stato cancellato con un colpo di mano l’economia di uno Stato come la Germania!!
Finalmente sembra però che i Governi, unico aspetto positivo di uno scenario buio, si siano resi conto che in presenza di mercati finanziari ed economici globalizzati, come lo sono quelli dei nostri tempi, è necessaria una politica economica anche essa globalizzata.
Persino l’Unione Europea ha, per la prima volta, agito in maniera coesa rispetto a quanto ci aveva abituati. Le Ventisette teste pensanti, infatti, hanno “pensato” bene che forse era meglio condividere un piano anti crisi congiunto, almeno nei principi.
L’Italia, infine, mi è sembrata quella con le idee più chiare con un Ministro dell’Economia che aveva avvertito per tempo il rischio che si correva con il “mercatismo”.
Al vertice G7 di qualche anno fa, infatti, si permise di suggerire “Fair Trade” al posto di “Free Trade”. Ma tant’è. Molti economisti e uomini delle istituzioni autorevoli invocano una nuova Bretton Woods.
Quella famosa conferenza del 1944 che segnò, con i suoi accordi, l’avvio della stagione del capitalismo.
Oggi, più di allora, serve principalmente un sistema di regole e di procedure. Meccanismi, quest’ultimi, che dovranno essere in grado di assicurare la creazione di valore, mettendo allerta il sistema in presenza di bolle e di speculazioni.
Gli andamenti altalenanti dei listini di tutte le Borse del Mondo riflettono in maniera chiara che siamo in presenza di forti tensioni.
Accentrare ricchezza e distruggere valore sembra essere la vision di tale mercato. E’ chiaro quindi, alla luce delle considerazioni sopra riportate, che le misure attualmente prese dai Governi sono, più che azioni correttive di sistema tendenti ad eliminare le “root causes” dei problemi, annunci anti panico. Soprattutto per l’Italia.
Il nostro sistema bancario sembrerebbe uno dei più solidi, anche se chiaramente ha subito ultimamente pesanti svalutazioni azionarie.
La spiegazione di tale solidità però è da ricondursi ai limiti che presenta l’attività bancaria nel nostro Paese. Un servizio molto attento alla raccolta e poco incline agli impieghi è risultato, ovviamente, poco esposto rispetto a quanto lo sono le banche di affari internazionali.
Io credo che nostro Governo debba aggiungere alle misure anti panico anche una serie di interventi di sostanza.
Una vigilanza costante sul possibile (!) razionamento del credito, ad esempio. Le nostre banche, infatti, sono abituate a prestare soldi a chi risulta in grado di dimostrare di poterne restituire anche il “doppio”, al netto dei furbetti del quartierino.
Il rischio dei prossimi mesi è che il denaro non venga più dato a nessuno. Atteggiamenti simili potrebbero determinare una contrazione della domanda ed una conseguente recessione ben superiore di quella già preventivata dai principali Istituti Internazionali.
Inoltre, sono dell’idea che oggi più che mai è necessario sostenere la domanda attraverso una riduzione della pressione fiscale e un incremento della spesa pubblica in conto capitale. Interventi simili necessitano di uno bene placito europeo che consenta ai Paesi di derogare, solo temporaneamente, al vincolo previsto dal Trattato di Maastricht.
Probabilmente, come propone da tempo il senatore Mario Baldassari, bisognerà pensare ad una Maastricht 2. Una revisione del Patto che consenta in presenza di avanzo corrente (risparmio pubblico) di sostenere maggiormente gli investimenti pubblici.
La crisi che stiamo vivendo non avrà gli stessi effetti che produsse la Grande Depressione del ’29, ma certamente sarà ricordata per la svolta epocale che verosimilmente determinerà.
A partire dalla leadership politica ed economica che probabilmente potrebbe passare di mano dagli Stati Uniti all’Unione Europea, e per finire con il sistema economico.
Il capitalismo và salvaguardato per il benessere che ha consentito di raggiungere ma dobbiamo evitare che si autodistrugga (Keynes). Marco Lampasona
Commenti (2) >>
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scritto da Rocco Di Rella, ottobre 17, 2008

Evitiamo di beatificare Tremonti, per cortesiaaa!!!!
Ha incentivato il ricorso alla finanza creativa e derivata da parte degli Enti Locali e ha depenalizzato il faslo in bilancio.
Non ha titoli per prescrivere un bel niente.

...
scritto da Flavio Tabanelli, ottobre 17, 2008

Per capire che cosa stia davvero accadendo, è necessario fare riferimento alla Nuova Bretton Woods, proposta originariamente da Lyndon LaRouche, l'unico economista che seppe prevedere da decenni questo crac finanziario ed economico.
Poiché esso non va pensato come un fine-ciclo, ma qualcosa di epocale, la questione è davvero seria.

Finora, chi negava l'arrivo del crac, ha ironizzato sul fatto che LaRouche ha "previsto una crisi ad ogni campagna presidenziale" e la crisi "non si è mai avverata". Ora, questa massa di incompetenti che cosa potrà dire, per attaccarlo ancora?

Le fonti migliori sono su movisol . org e larouchepac . com

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