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Ultimo aggiornamento: 16.05.2008 ore 20:56
USA '08: HILLARY NON SI RITIRA MA I SUPEDELEGATI LA STANNO ABBANDONANDO Stampa E-mail
08/05/2008
08 mag. - Hillary Clinton non molla. Malgrado da piu' voci le sia arrivato un invito a lasciare dopo la sconfitta in Carolina del nord e la vittoria deludente in Indiana, l'ex First Lady ha assicurato che rimarra' in gara per la nomination democratica "fino a quando non sara' individuato un candidato". "Lavorero' duro per diventare quel candidato", ha detto ai giornalisti in West Virginia, dove martedi' prossimo si terranno le prossime primarie

hillary_assorta_280x200.jpgHillary Clinton ha rimesso mano al portafoglio per finanziare la sua campagna contro Barack Obama.

Ad indicare che le difficolta' economiche dell'ex First Lady sono crescenti e' il bilancio dei fondi raccolti nell'ultimo mese: secondo i suoi collaboratori, la Clinton ha dovuto versare 6,4 milioni di dollari di tasca sua per finanziare la campagna in Pennsylvania, Indiana e Carolina del nord.

Non e' la prima volta che la senatrice di New York e' costretta ad aprire i cordoni della borsa per far fronte alle difficolta': a gennaio giro' 5 milioni di dollari a favore della sua campagna a corto di fondi.

Secondo la ricostruzione fornita dal suo staff, l'ultimo versamento e' avvenuto in tre tranche: l'11 aprile, a undici giorni dalla vittoria nelle primarie in Pennsylvania, Clinton verso' 5 milioni di dollari; il primo maggio e' arrivato un altro milione e, infine, lunedi' scorso, alla vigilia del voto in Indiana e Carolina del nord, gli ultimi 425.000 dollari.

Non sono quindi bastati i 10 milioni di dollari raccolti tramite Internet dopo le primarie in Pennsylvania per stare al passo con Obama e il suo milione e mezzo di donatori.

In base ai bilanci ufficiali, il senatore dell'Illinois ha raccolto 234,8 milioni di dollari dall'inizio della sua campagna al primo aprile; Hillary 175,7 milioni (con un debito che a quella data aveva raggiunto i 10,3 milioni).

George McGovern ha ritirato il suo appoggio a Hillary Clinton e le ha chiesto di abbandonare la corsa per la nomination democratica.

Secondo l'ex senatore del South Dakota e candidato democratico alle presidenziali del 1972, l'ex First Lady si deve sacrificare per il bene del partito perche' ormai non ha piu' alcuna possibilita' di battere il rivale Barack Obama.

"Non vedo come Clinton possa prevalere e vincere la nomination", ha affermato l'85enne 'big' del partito alla 'Fox News', "Obama ha un vantaggio schiacciante".

Secondo McGovern, Hillary "non ha piu' molte chance di aggiudicarsi la nomination" dopo la sconfitta in Carolina del nord e la vittoria deludente in Indiana ed e' "importante che i Democratici si uniscano per vincere le presidenziali di novembre".

La mossa a sorpresa di McGovern e' destinata a creare qualche preoccupazione in piu' alla Clinton perche' potrebbe diventare il primo passo per una piu' ampia mobilitazione in favore di Barack Obama dei 'superdelegati', gli 800 grandi del partito cui e' affidata l'ultima parola sulla nomination alla Convention di Denver ad agosto.

McGovern e' un politico esperto che di sconfitte elettorali se ne intende: nel 1972 subi' una dura batosta dall'allora candidato repubblicano, Richard Nixon.

Negli ultimi due giorni la senatrice di New York Hillary Clinton non ha avuto né il tempo né la serenità per richiamare la collega della California Dianne Fenstein, sua convinta sostenitrice e uno dei più influenti esponenti del partito democratico.

Feinstein aveva lasciato un messaggio a Clinton lunedì, e ci sono buone ragioni per il ritardo nella risposta.

La senatrice le ha chiarite oggi di fronte alle telecamere e non sono buone notizie per Clinton: il sostegno di Feinstein per Clinton è a rischio. "Il partito rischia di essere danneggiato da queste tensioni", ha detto facendo riferimento alla campagna al vetriolo che la senatrice di New York sta conducendo contro Obama. Un giorno dopo le primarie in Indiana e Carolina del Nord, che hanno ulteriormente avvicinato il senatore di Chicago alla nomination democratica, Feinstein ha detto di voler parlare a Clinton "di ciò che ha in mente per il resto della campagna elettorale, della sua strategia".

Feinstein non discute la sua preferenza per Clinton, ma "il nodo è capire se potrà ottenere i delegati che le servono per vincere e vorrei proprio capire come pensa di farlo".

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