| USA '08: HYPE "THE OBAMA EFFECT"- DESCRIVE OBAMA COME NARCISISTA BUGIARDO |
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| 24/07/2008 | |
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24 lug. - L'effetto Obama? Potrebbe sgonfiarsi il 1° settembre.
Quando uscirà sul grande schermo il documentario contro il candidato
democratico alla Casa Bianca. "Hype - The Obama Effect" (Eccitazione,
l’effetto Obama) sarà accompagnato da una valanga di sottoprodotti:
dagli spot ai dvd. Si tratta di un’operazione milionaria confezionata
da David Bossie, che è stato a capo dell’indagine sullo scandalo
Whitewater che mise in seria difficoltà Bill e Hillary Clinton negli
anni ‘90.
Bossie ha condiviso con Newt Gingrich, già presidente repubblicano della Camera dei Rappresentanti, la crociata per demolire i Clinton ed ora con l’organizzazione senza fini di lucro "Citizens United" (Cittadini uniti) si propone di fare lo stesso con Barack e Michelle Obama.
In attesa del grande giorno, le tv americane hanno già iniziato a bombardare lo spot.
Segnale di inizio di una campagna pubblicitaria che solo nei primi giorni costerà 250 mila dollari.
Lo spot mostra Barack ripreso mentre loda se stesso: "Siamo noi il cambiamento che noi cerchiamo".
Subito dopo si alternano sul video un raffica di volti, afroamericani e bianchi, che lo demoliscono.
Ken Blackwell, Segretario di Stato dell’Ohio, decisivo nel voto del 2004: "E’ solo quando si va in profondità che si vedono i comportamenti più inquietanti".
Il commentatore della tv Msnbc Tucker Carlson: "La stampa è innamorata di Obama, è invaghita di lui come avviene per gli adolescenti".
Dick Morris, stratega clintoniano della prima ora: "Obama rappresenta l’estrema sinistra del partito democratico, persegue un vasto aumento delle tasse".
Il commentatore afroamericano Joe Watkins: "Persegue il potenziamento del governo ma ciò non aiuta la gente nè ha aiutato la mia congregazione".
Alla fine torna ancora il volto di Obama che ripete, con enfasi: "Siamo noi coloro che stavamo aspettando".
E’ solo un assaggio del documentario che si propone di "raccontare la verità" demolendo l’immagine pubblica di Obama, come riuscì ai veterani del Vietnam della "Swift Boat" nei confronti di John Kerry nel 2004.
Nel sito Internet della "Citizens United Productions" si legge: "Un movimento dilaga nella nazione, l’entusiasmo di giovani e donne avanza, Barack Obama chiede di credere, i suoi fan affermano che è un nuovo Martin Luther King e il John F. Kennedy della nostra generazione".
Ovvero, l’Obamamania è un’intossicazione (altro termine per "Hype") collettiva che impedisce agli americani di vedere davvero chi è Barack: un politico spregiudicato, ultraliberal sui valori ma travestito da moderato, ambizioso al punto da dire tutto e il contrario di tutto pur di scalare il potere.
Il sito del documentario fa alcune anticipazioni: "Andremo oltre l’adulazione dei media, racconteremo storie di cui nessuno parla". Fra queste vi sarebbero testimonianze dirette dei legami ambigui con il sottopotere di Chicago e l’intervista rilasciata da Obama a Nicholas Kristof del New York Times nel 2006 - mai apparsa integralmente - nella quale definì il canto del muezzin "la musica più soave mai ascoltata".
Secondo altri invece "Hype " porterà gli americani dentro la scuola indonesiana dove il giovane Barack Hussein Obama sarebbe stato iscritto dai genitori "come musulmano" mentre il 15% degli alunni era cristiano, smentendo così la tesi di Barack di "non essere mai stato" un seguace di Maometto. (Affaritaliani)
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