| USA '08: IL GIORNO DEL GIUDIZIO PER HILLARY CLINTON |
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| 31/05/2008 | |
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31 mag. - Tra qualche ora
Hillary Clinton sapra' se varra' ancora la pena di continuare
la corsa per la conquista della nomination democratica malgrado
il netto distacco dal rivale Barack Obama.
I 30 funzionari
della commissione regolamento del Partito democratico si
riuniranno al Marriott Wardmand Park Hotel di Washington alle
9.30 locali (le 15.30 in Italia) per decidere sul destino dei
367 delegati di Florida e Michigan privati del diritto di
sedere alla convention nazionale di fine agosto a Denver per
avere anticipato le primarie rispetto a quanto previsto dal
Partito.
Hillary che stravinse in entrambi gli stati perche il
rivale in Florida non fece campagna e in Michigan il suo nome
non era neanche sulla scheda, chiede che i delegati le vengano
attribuiti in base al risultato.
La commissione legale ha pero'
suggerito che nella migliore delle'ipotesi potranno essere
riassegnati solo meta' dei delegati.
Il vantaggio di Obama resta incolmabile per l'ex first
lady: secondo il sito web indipendente
www.realclearpolitics.com puo'
contare su 1.983 voti (1.659 delegati e 324 superdeleagti), 201
in piu' rispetto alla senatrice ferma a 1.782 (1.499 delegati e
283 superdelegati).
La decisione della commissione potrebbe
costare a Obama, che al momento e' a soli 43 voti dalla quota
magica di 2.025 voti, qualche delegato.
Un danno comunque
insufficiente ridare a Hillary, staccata di 201 delegati circa,
una chance per la nomination.
Se la meta' o tutti i 367 delegati di Florida e Michigan
fossero rimessi in gioco questo alzerebbe il quorum ma non
colmerebbe il distacco.
Domenica si vota a Portorico, dove sono
in palio 55 delegati, e tutti i sondaggi prevedono il trionfo
di Hillary. Due giorni dopo, il 3 giugno, le urne si
chiuderanno negli ultimi due stati, Montana e South Dakota, che
assegnano rispettivamente 16 e 15 delegati. In entrambi Obama
e' in vantaggio.
Al momento dei 30 membri della commissione, 13 si sono
detti favorevoli a Clinton, otto a Obama.
I restanti non
avrebbero ancora preso una posizione, ma si tratterebbe di
persone vicine al segretario del partito Howard Dean e quindi
maggiormente propense a prendere una posizione che favorisca
l'unita' tra i democratici.
A favore di una soluzione rapida si
sono espressi sia il leader della maggioranza al Senato Harry
Reid, che il presidente della Camera Nancy Pelosi . (AGI)
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