| USA '08 - OBAMA: I TANTI INTERROGATIVI SULLA SCELTA DI BIDEN |
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| 25/08/2008 | |
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25 ago. - Joe Biden, il senatore del
Delaware presidente della commissione esteri, e' generalmente
considerato un ottimo e serio uomo politico, ma c'e' chi teme
non sia abbastanza conosciuto o abbastanza forte per portare
nuovi voti a Barack Obama, il candidato del Partito Democratico
alla Casa Bianca.
In caso di duello all'ultimo sangue, potrebbe
addirittura costargli la Casa Bianca.
All'indomani del primo comizio insieme, a Springfield nell'
Illinois, alla vigilia della Convention di Denver che
incoronera' la coppia presidenziale Obama-Biden, crescono gli
interrogativi in seno al Partito Democratico.
Non solo si dovranno ricompattare le fratture provocate dalle
lunghe primarie, con il 20% dei sostenitori di Hillary Clinton
pronti a votare per il repubblicano John McCain, il senatore
dell'Arizona avversario diretto di Barack Obama.
Si dovranno anche affrontare i durissimi attacchi dei partito
repubblicano, pronto a sfruttare le numerose contraddizioni del
senatore del Delaware. Prima tra tutte il suo atteggiamento nei
confronti della guerra in Iraq.
Biden, esattamente come il suo collega del Massachusetts John
Kerry, pesantemente sconfitto alle presidenziali del 2004 dall'
attuale inquilino della Casa Bianca George W. Bush, si era
opposto alla prima guerra del Golfo, ma aveva dato il via libera
a George W. Bush per quella in Iraq.
Quattro anni or sono, Kerry venne accusato di cambiare idea
un po' troppo facilmente e di non avere le idee chiare ('flip
flop', dicono gli americani, imitando il rumore delle infradito
a contatto con il piede), e lo stesso verosimilmente succedera'
con Biden.
Fino ad oggi il partito repubblicano di John McCain si e'
limitato a sfruttare i comizi durante le primarie democratiche,
quelli cioe' in cui Biden (un ex candidato) attacca direttamente
Obama, e lo stesso e' successo con le dichiarazioni di Hillary.
Ora tutti aspettano i primi attacchi repubblicani con l'
artiglieria pesante, viste le contraddizioni di Biden.
Per il momento e' difficile capire con esattezza come gli
elettori democratici hanno accolto la scelta di Biden, che era
nell'aria da diversi giorni. Secondo l'ultimo sondaggio
Abc/Washington Post, realizzato prima dell'annuncio, Obama aveva
4 punti di vantaggio su McCain, 49 contro 45%. Ed i tre quarti
degli interrogati avevano spiegato che la scelta di Biden non
avrebbe fatto loro cambiare idea.
Biden e' stato scelto sia per le sue competenze in politica
estera (il presidente Usa George W. Bush, un repubblicano, ha
consultato anche lui sulla Georgia), sia perche' proviene dagli
ambienti operai della Pennsylvania, uno Stato chiave dove le
'tute blu' erano favorevoli ad Hillary e non sembrano pronte a
votare per un nero.
Come Kerry, il senatore del Delaware e' un cattolico, e come
Kerry e' favorevole all'aborto, oltreche' alla pena di morte.
Secondo sondaggi effettuati durante le primarie, il 65% dei
cattolici appoggiava Hillary, mentre nel 2004 il 52% dei voti
dei cattolici, complessivamente poco meno di 70 milioni negli
Usa, era andato a Bush, un protestante.
Obama, infine, aveva promesso di scegliere un vice che non
facesse parte dell'establishment di Washington, che Biden
frequenta come senatore da una trentina di anni.
Presentandolo a Springfield, Obama ha insistito sul fatto che
e' stato Biden a cambiare Washington, non il contrario. Quasi
volesse scusarsi per la sua scelta (un po' troppo)
istituzionale. (ANSA).
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