| USA '08: "V" PER VITTORIA O PER VICE? |
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| 22/05/2008 | |
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22 mag. - di Michael Gray - Le campagne delle primarie americane sono spesso condite
di scene “salasso”, per non parlare poi delle battaglie sanguinarie per
le presidenziali. I toni degli ultimi tre mesi nelle primarie
democratiche sono diventati sempre più duri, raggiungendo un crescendo
che sembrava in procinto di spaccare il Partito in modo deleterio. Ma,
da una settimana all’incirca, si è sentito un cambiamento, i due
candidati non si assalgono più. L’atmosfera è cambiata, è più pacifica,
nonostante il fatto che continui la competizione elettorale.
Ieri abbiamo visto la vittoria schiacciante della Clinton in Kentucky e
il trionfo di Obama in Oregon.
Tale conquista di Obama gli regala la maggioranza nel voto ‘popolare’, Florida e Michigan esclusi (i due Stati diffidati dal Comitato Centrale Democratico perché non hanno rispettato il regolamento elettorale del partito).
Tale situazione è, sicuramente, una vittoria morale per Obama e, pertanto, anche se non ha ancora raggiunto la maggioranza assoluta richiesta con l’aggiunta dei voti dei Super Delegati (dirigenti di partito con il diritto di voto), gli concede il lusso di presentarsi come candidato preordinato.
La Clinton, però, non molla e preme i dirigenti del partito per una decisione a favore della riammissione dei due stati banditi che le darebbe un significativo boccata d’ossigeno.
Tale decisione deve arrivare entro due settimane, ma, anche se l’influenza clintoniana è notevole all’interno del partito, non c’è commentatore politico che le da molte speranze.
I commentatori concordano invece nel riconoscere che la tenacia della Clinton, in questa fase conclusiva delle nomination, è dovuta alla necessità dell’ex first lady di uscire con la testa alta e non da sconfitta.
Alcuni propongono che il partito le offra una posizione importante, magari come capogruppo del Senato, da dove potrebbe pianificare un’eventuale ritorno alle nomination fra quattro anni.
Alcuni invece hanno contemplato la possibilità della Clinton come vice di Obama durante le Presidenziali.
Tale idea finora sembrava del tutto impensabile.
Molti commentatori, tra i quali me stesso, hanno deriso una tale idea. Già presentare o un afroamericano oppure una donna alle Presidenziali è rischioso, figurati una donna e un negro insieme!
Questa, invece, non è la mia logica. Io credo che una tale coppia potrebbe essere una forza imbattibile, soprattutto negli Stati Uniti di oggi. Hillary è odiata da molti Repubblicani, ma riscontra grande rispetto ovunque va, in modo simile alla Margaret Thatcher - donna odiata in certi ceti, ma rispettata e vincente nel suo elettorato.
Obama rappresenta una freschezza e un idealismo che potrebbero far tramontare la questione razziale, insieme alle perplessità sulla sua esperienza.
Ricordatevi che negli Stati Uniti il successo è premiato.
La comunità nera ha incominciato a votare Obama solo dopo i suoi primi successi.
Seguiranno anche tutti gli altri ceti se viene confermata la sua nomination.
Ma sono contrario alla coppia Obama Clinton per un altro motivo. Non credo che siano in sintonia con l’uno e l’altra.
Un vicepresidente non può essere un protagonista, deve essere il ragazzo del backoffice.
In questo gli ultimi due vicepresidenti, Gore e Cheney, hanno svolto un lavoro fondamentale di appoggio al Presidente.
Addirittura si potrebbe considerarli i due vicepresidenti più ‘attivi’ nella storia americana. Attivi ma in seconda posizione.
E sarà così nelle future amministrazioni.
Purtroppo non vedo la Clinton a suo agio in questo ruolo. Ha subìto troppo sotto la Presidenza di suo marito.
No, non li vedo formare una buona coppia.
Insisto, vedo Bill Richardson come vice ideale di Obama. E’ un uomo di grande esperienza politica nazionale ed internazionale. Ha forti radici ispaniche, cosa fondamentale per una vittoria nelle Presidenziali (vedi l’articolo di Beau Toskich di ieri su Clandestinoweb) e piace a tutti i ceti dei Democratici.
Ma le mie logiche non necessariamente concordano con quelle del Partito Democratico.
Questa calma nella campagna delle nomination democratiche potrebbe essere il precursore di qualcosa di sorprendente.
Ieri, Barack Obama è tornato a Des Moines, Iowa, luogo che ha dato nascita alle sue vittorie nelle nomination e ha fatto un discorso quasi da candidato già scelto per le Presidenziali.
Nel discorso ha fatto riferimento anche a Hillary Clinton:
“We’ve had our disagreements during this campaign but we all admire her courage and her commitment and her perseverance and no matter how this primary ends, Senator Clinton has shattered myths and broken barriers and changed the America in which my daughters and your daughters will come of age and for that we are grateful to her.”
“Abbiamo avuto dei disaccordi durante questa campagna ma tutti noi ammiriamo il suo coraggio e il suo impegno e la sua perseveranza. Indipendentemente da come andranno a finire queste primarie, la senatrice Clinton ha frantumato preconcetti e ha rotto barriere e ha cambiato l’America in cui matureranno le mie figlie e le vostre figlie ed è per questo che la ringraziamo.”
Ad una prima lettura si potrebbe pensare ad un addio magnanimo da parte del vincitore.
Ma guardate bene la frase. Il verbo nella politica è sacrosanto.
Un politico come un poeta sceglie bene le sue parole (a meno che non tu non sia George W Bush che il verbo non lo sa neanche coniugare).
“… la senatrice Clinton ha frantumato preconcetti e ha rotto barriere e ha cambiato l’America …”
In questa frase, Obama ha riassunto tutta la base filosofica della propria campagna elettorale e l’ha affidato alla Clinton. Chi ora esclude la possibilità di un ticket Obama Clinton?
- Michael Gray
scritto da gianni viola, maggio 21, 2008 Hillary clinton ha quasi sempre vinto nei grandi stati e negli stati indecisi quindi in base al sistema elettorale americano ,Hillary è sicuramente il candidato piu' forte contro McCain.In definitiva Obama senza hillary rodham clinton i democratici nn possono vincere |
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