| USA '08. HILLARY E OBAMA: VIA DALLA GUERRA CIVILE |
|
|
||
| 09/04/2008 | |
|
9 Apr. - David Petraeus duella a Capitol Hill con Hillary Clinton e Barack Obama ma fa attenzione a non concordare troppo con John McCain. L'audizione del comandante delle truppe in Iraq al Senato si è trasformata nel palcoscenico di uno show mediatico per i tre candidati presidenti per via del fatto che le due commissioni interessate - Forse Armate e Esteri - sommano la presenza di McCain, Clinton e Obama. La mattinata è iniziata con una deposizione di
Petraeus, affiancato dall'ambasciatore Usa a Baghdad Ryan Crocker, per
auspicare che dopo il previsto ritiro dei 30 mila uomini di rinforzi entro
luglio si aspettino «45 giorni» per decidere ulteriori riduzioni di truppe in
ragione dei «pericoli che permangono perché i progressi sono fragili e
reversibili». In concreto ciò significa fermare la diminuzione delle truppe:
una posizione che stride con le promesse dei candidati democratici, Hillary e
Obama, favorevoli ad iniziare subito il ritiro finale, seppur con calendari
differenti.
Quando a prendere la parola è stato il repubblicano John McCain non ha mancato di rimarcare la differenza fra Petraeus - fra i personaggi più popolari in America - e i democratici, affermando che «siamo lontani dall'abisso della sconfitta grazie al successo dei rinforzi» inviati dal presidente Bush nel 2007. Due senatori alleati di McCain, l'indipendente Joseph Lieberman ed il repubblicano Lindsey Graham, sono andati oltre definendo «contro gli interessi dell'America un ritiro che ridarebbe fiato ad Al Qaeda». Petraeus e Crocker hanno avvalorato questa interpretazione spiegando che «Al Qaeda tenta di risollevarsi a Mosul» e «l'Iran lavora ad una destabilizzazione di tipo libanese facendo leva sugli estremisti sciiti». Hillary ha tirato fuori le unghie: «Irresponsabile non è il ritiro quanto rimanere in un Paese dove l'assenza di progressi politici minaccia la guerra civile». Il primo affondo è stato contro Crocker a cui ha contestato «l'intenzione di non sottoporre l'accordo Usa-Iraq sulla permanenza di lungo termine dei nostri soldati a questo Congresso». Poi si è rivolta a Petraeus, dicendogli: «Generale, in un'intervista al Washington Post lamenta l'assenza di progressi politici, come far fronte a questa situazione se non con il ritiro?». Petraeus ha ribattuto dando vita a momenti di forte tensione, terminati con un rilancio di Hillary sulla «necessità del ritiro» che Petraeus non auspica. Con Obama si è ripetuta la fibrillazione. Il senatore ha chiesto a Petraeus e Crocker «in quali condizioni avremo un successo accettabile» ma le risposte non lo hanno soddisfatto. Poi si è spinto fino a proporre «rinforzi diplomatici per dialogare con l'Iran dopo il ritiro delle truppe» e Petraeus lo ha guardato con un misto di sorpresa e smarrimento. Ma quando Graham ha chiesto al generale di definire esplicitamente «errata» la strategia democratica di iniziare a ritirare i soldati, «una brigata al mese a partire da gennaio 2009», Petraeus è stato molto prudente: «Stiamo parlando di una guerra, non posso prevedere quali saranno allora le condizioni». (La Stampa) |
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|
News, altre notizie
Fai tu la notizia
Hai qualcosa da raccontarci? Ti sei imbattuto in un fatto che pensi meriti l'attenzione dei media? Scrivi il tuo pezzo e invialo a Clandestinoweb, la redazione ti contatterà per pubblicarlo sul sito





Segnalo
OKNOtizie
Smarking
Spurl
del.icio.us
Digg
Furl
Netscape
Yahoo! My Web
Google Bookmarks
Technorati
BlinkList
Newsvine
ma.gnolia
reddit
Tailrank








8 visitatori online

.jpg)


