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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 06.07.2008 ore 02:00
USA 2008: 43 Presidenti e nessuno del Michigan, Romney però ci prova Stampa E-mail
15/01/2008
15 gen. - Non uno dei 43 presidenti che gli Stati Uniti hanno avuto nello loro storia è nato in Michigan. Una tradizione che uno dei candidati alla Casa Bianca sta cercando di cambiare: nato a Detroit 60 anni fa, Mitt Romney é tra gli aspiranti presidenti repubblicani quello che domani ha più da perdere nella 'battaglia dei Grandi Laghi', terza tappa del cammino verso la nomination dopo Iowa e New Hampshire.
romney_03_280x200.jpgIl risultato dell'ex manager ed ex governatore, che in Michigan gioca in casa come figlio di un altro ex manager ed ex governatore, sarà la chiave di lettura delle primarie dei repubblicani nello stato della capitale mondiale dell'auto.
Se Romney vincesse, i repubblicani si ritroverebbero con tre vincitori diversi nei tre voti avvenuti fino a ora, dopo i successi di Mike Huckabee in Iowa e di John McCain in New Hampshire (Romney ha vinto in Wyoming, ma il voto contava poco o niente).
L'incertezza sull'esito della gara nel partito di George W.Bush, in questo caso, crescerà ancora.
Se invece a trionfare saranno McCain o Huckabee, i repubblicani avranno un chiaro favorito e per Romney potrebbe essere la fine.
Le primarie in Michigan sono insolite.
Lo stato è uno dei 'ribelli' che hanno deciso di anticipare il voto contro le indicazioni dei partiti e va incontro a punizioni.
Il partito repubblicano ha dimezzato (da 60 a 30) il numero dei delegati alla Convention nazionale che vengono eletti domani.
I democratici sono stati ancora più drastici, riducendo a zero i delegati.
I candidati dei democratici per questo si sono tenuti alla larga da Detroit e i Grandi Laghi.
Barack Obama e John Edwards hanno tolto i loro nomi dalle schede, mentre è rimasto quello di Hillary Clinton, che potrebbe risultare battuta dai voti 'uncommitted', cioé neutrali, dei sostenitori di Obama ed Edwards.
In Michigan però non esiste registrazione di partito e gli elettori possono scegliere in quali primarie votare.
Molti democratici e indipendenti potrebbero presentarsi ai seggi per votare i repubblicani, cambiando l'esito del voto.
I sondaggi vedono Romney e McCain praticamente testa a testa, 28-26%, mentre Huckabee è terzo con il 17%.
Ma il particolare scenario del voto in Michigan e gli errori clamorosi compiuti dai sondaggi in New Hampshire, spingono stavolta alla prudenza.
La recessione, già una realtà nella capitale dell'auto e una minaccia incombente nel resto del paese, è stata la vera protagonista della campagna elettorale in Michigan.
Il tasso di disoccupazione al 7,4% fa sentire gli effetti sulle famiglie e il futuro del settore automobilistico è al centro dell' attenzione di tutti: alla vigilia del voto, Romney, Huckabee e McCain hanno messo tutti in programma una tappa al Salone dell' Auto di Detroit, per presentare le loro ricette economiche.
Romney, come già negli stati precedenti, ha investito assai più degli avversari in Michigan, spendendo oltre 2 milioni di dollari in spot televisivi e radiofonici, contro i 359.000 dollari di McCain e i 39.000 dollari di Huckabee.
Il Michigan divide però in questi giorni i riflettori con altri stati del voto.
La settimana in corso è di fuoco per le elezioni. Sabato 19 tocca al Nevada - dove si danno battaglia soprattutto i democratici - e ai repubblicani nella South Carolina.
Duelli che stanno scaldando gli animi tra i candidati.
La Clinton e Obama hanno trascorso il fine settimana che l'America dedica alla memoria di Martin Luther King a scambiarsi accuse su chi meglio interpreti l'eredità dell'epoca della lotta per i diritti civili.
In South Carolina, invece, tra i repubblicani sta maturando il primo scontro diretto tra Huckabee e McCain.
Amici e fin qui protagonisti di una sorta di patto di non belligeranza, i due vincitori di Iowa e New Hampshire adesso hanno bisogno di differenziarsi e hanno cominciato a sfidarsi, con McCain che rivendica la propria esperienza di politica estera e Huckabee che fa appello agli evangelici e si propone come il vero difensore dei valori che stanno a cuore all'elettorato conservatore. (ANSA)
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