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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 06.09.2008 ore 02:00
USA 2008: Dopo le vittorie di CLINTON e MCCAIN, sono loro i candidati da battere. Stampa E-mail
21/01/2008
21 gen. - E' stata una notte davvero importante per la senatrice democratica Hillary Clinton e per il senatore repubblicano John McCain nella loro rispettiva corsa alla nomination del partito per la Casa Bianca. La ex first lady nei caucus del Nevada ha ottenuto una vittoria di grande peso contro il senatore di Chicago Barack Obama: successo di misura, ma essenziale dal punto di vista mediatico.

hillary_mccain_280x200.jpgNelle primarie in Carolina del Sud (dove votavano ieri solo i repubblicani) McCain, l'ex veterano del Vietnam è riuscito a battere l'effervescente concorrenza dell'ex pastore evangelico Mike Huckabee che contava sui voti religiosi di questo Stato del profondo sud. Inoltre McCain ha esorcizzato il fantasma delle primarie che perse proprio in Sud Carolina otto anni fa. Anche per McCain l'impatto mediatico quindi è forte, in vista delle primarie repubblicane in Florida dove si voterà il 29 gennaio, e del supermartedì, il 5 febbraio, quando si voterà in ben 22 stati.

In Florida inoltre dovrà scontrarsi con l'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, che ha puntato tutto su questo Stato. La sconfitta in Carolina del Sud invece non è un buon segnale per Mike Huckabee: quasi il 60% degli elettori qui si dichiara cristiano evangelico, cioè proprio il gruppo di riferimento dell'ex governatore dell'Arkansas, che però avrebbe ottenuto solo 4 voti su dieci di questi elettori. Di più: la Carolina del Sud non sbaglia dal 1980, ovvero da allora il vincitore delle primarie repubblicane in questo Stato ha sempre ottenuto la nomination del partito.

Del resto, i sondaggi a livello nazionale continuano a dare McCain in abbondante vantaggio. Ma l'altra vittoria di ieri, quella di Mitt Romney nei caucus in Nevada, anche se non di importanza cruciale per i repubblicani, è la seconda del milionario in una settimana (ha sconfitto martedì scorso McCain in Michigan) e lascia il campo aperto a questo punto a quattro contendenti: Romeny, McCain, Huckabee e Giuliani. Sembra invece uscire dalla corsa Fred Thompson con un lontano terzo posto in Carolina del Sud. E il californiano Duncan Hunter ha gettato la spugna.

La situazione è molto meno fluida in campo democratico. Solo terzo in Nevada, il senatore della Carolina del Nord John Edwards spera di riguadagnare terreno quando si comincerà a votare nei grandi Stati del sud, ma la gara sembra ormai ristretta ai due carismatici candidati che stanno assorbendo l'attenzione del pubblico americano e internazionale: una donna, Hillary Clinton, un afroamericano, Barack Obama.

In Nevada Clinton l'ha spuntata ieri, di poco, anche se a causa della spartizione fra distretti elettorali Obama potrebbe aver ottenuto in realtà un delegato in più, 13 contro 12 (il conteggio finale si farà fra due mesi). Ma è il valore simbolico della vittoria che conta a questo stadio, quando la maggior parte dei delegati è ancora da attribuire.

All'orizzonte, il 26, già ci sono le primarie democratiche in Carolina del Sud, e il test è fondamentale: chi conquisterà il voto degli elettori neri, quasi la metà in questo Stato? La signora Clinton, forte della popolarità del marito nel Sud? O il nero senatore dell'Illinois, se saprà essere il rappresentante della comunità afroamericana? In ogni caso Clinton e Obama continuano a lottare all'ultimo voto. Perchè‚ i democratici restano favoriti e vincere la nomination del partito è quasi mettere un piede dentro la Casa Bianca, soprattutto di fronte a un campo repubblicano privo di altrettanto carisma.

Con un grosso punto interrogativo però: l'eventuale discesa in campo come indipendente del ricchissimo sindaco di New York, Michael Bloomberg, che ufficialmente nega ma che tutti gli osservatori danno ben deciso a partecipare se vedrà una speranza di successo.

Ma l'altro dato cruciale è l'elevatissima affluenza alle urne, segno di un interesse per la politica senza precedenti negli ultimi decenni. Anche ieri, il numero di elettori che si è presentato alle riunioni ha colto di sorpresa gli organizzatori di entrambi i partiti. In Nevada ai 520 caucus democratici nello Stato si sono presentati 116.000 elettori, il 28% di quelli registrati nelle liste elettorali. Alle presidenziali del 2004 avevano partecipato circa 9.000 persone e per il voto di ieri erano attese tra le 40.000 e le 50.000 persone. In casa repubblicana, ai 113 caucus del Nevada organizzati hanno partecipato 44.000 elettori, circa l'11% degli elettori registrati.

 

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