03 gen. - L'attesa per i risultati del primo responso degli
elettori americani, i caucus dell'Iowa giovedì 3 gennaio, è eccessiva,
soprattutto per il fronte democratico. E' uno Stato poco
rappresentativo, a partire dalla composizione agricola, agraria e
populista dell'elettorato, sia fra i conservatori che fra i
progressisti, e per la tradizionale bassa affluenza alle riunioni
elettorali. Vai al calendario
E poi il caucus non è una votazione come la primaria, ma un dibattito, facilmente manipolabile, dove si dicute e alla fine ci si conta, per alzata di mano o tecniche analoghe.
La vittoria di Obama, possibile secondo i sondaggi, non garantisce affatto che fra un mese, quando la metà degli Stati circa si saranno espressi, il junior senator dell'Illinois possa essere in testa e a quel punto avere molte probabilità, se non la certezza, di essere il candidato ufficiale democratico.
Ben diversa sarà, o sarebbe, una vittoria di Obama nelle primarie (con voto quindi) di martedì 8 gennaio nel New Hampshire, uno Stato assai più rappresentativo, con una vera primaria "chiusa", dove possono votare solo gli elettori registrati di ciascun partito, e solo per un candidato del proprio partito.
Anche se poi sarà la capacità di attrarre gli indipendenti la chiave di volta per la Casa Bianca, è chiaro che un sostegno netto da parte dei propri elettori - che con primarie e caucus scelgono una parte dei delegati alle conventions di ciascun Stato -è la base di partenza irrinunciabile.
Anche se i democratici che parteciparono a primarie e caucus nel 2004 erano solo l'11,4% del totale, e i repubblicani appena il 6,6 per cento.
La stagione e le parole d'ordine sono democratiche questa volta in tutto il Paese, e verso i democratici si sono spostati, a maggioranza, anche gli indipendenti, che tradizionalmente sono tra un terzo e un quarto dell'elettorato, più o meno.
Le possibilità che i repubblicani riconquistino il Congresso sono inesistenti, anzi saranno probabilmente ancor più in minoranza; e molto sottili quelle di poter mantenere, dopo Bush, la Casa Bianca.
Tuttavia, ininfluenti o quasi per i democratici, i caucus dell'Iowa hanno qualche valore per i repubblicani.
In Iowa i sondaggi danno in testa il pastore ed ex governatore dell'Arkansas Mike Huckabee.
Il 45% dei repubblicani dello Iowa sono di stampo religioso e sono per lui, a netta maggioranza. Se vince Huckabee e Mitt Romney, l'ex governatore mormone del Massachussetts che molto ha investito in Iowa risulta sconfitto, questo è un segnale importante.
Conta la sconfitta di Romney, non la vittoria di Huckabee, che ha poche chances nazionali, per non dire nessuna.
Arrivando al New Hampshire con una sconfitta, Romney rischia di perdere in quello Stato l'8 gennaio le prime primarie importanti, che potrebbero essere vinte da John McCain, in testa nello Stato secondo alcuni sondaggi.
A quel punto la candidatura di McCain repubblicano atipico, data per morta in estate, diventerebbe forse l'aspetto più interessante della campagna elettorale.
Hillary Clinton resta il candidato da considerare vincente a novembre, per ora.
Con lei si è schierato l'establishment di Washington e New York. Ma non è, per vari motivi, un candidato fortissimo.
Insomma, anche se molto, molto favoriti dal clima generale, i democratici hanno, come i repubblicani, un problema di candidati.
I repubblicani hanno qualche chances solo se dichiarano chiusa non solo la stagione di George W. Bush, ma anche quella, ben più lunga, di Ronald Reagan, cui invece Romney continua a ispirarsi.
E se sfruttano le debolezze dei candidati democratici. E McCain, repubblicano non molto amato dai vertici del suo partito, fustigatore degli interessi incrociati business-politica, oltre che erore di guerra, potrebbe avere qualche chance, soprattutto se il conflitto iracheno, che McCain ha sostenuto, mostra qualche soluzione all'orizzonte.
McCain è in grado di presentarsi come repubblicano "nuovo". Se l'Iowa punisce Romney, e il New Hampshire premia McCain. Altrimenti la campagna sarà tutta una storia democratica, fra democratici, per una stagione totalmente democratica.
Primarie e caucus per la scelta popolare dei delegati alle conventions statali dei partiti sono un'innovazione del 900 e si tennero la prima volta nel 1912.
Obiettivo, limitare il potere della burocrazia politica. Dal 1936 al 1968 caddero in disuso, con solo un terzo e ancor meno degli Stati che li teneva. Con il 68, anno di forti tensioni, il ritorno alle primarie. Sono molto criticate, perché poco rappresentative vista l'esiguità dei votanti,, ma servono a tenere desto il dibattito politico in campagna elettorale. (IlSole 24Ore)
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