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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 20.07.2008 ore 07:27
USA 2008: l'inarrestabile OBAMA ed HILLARY si sfidano oggi in Columbia, Maryland e Virginia Stampa E-mail
12/02/2008
12 feb. - Prosegue inarrestabile, la corsa di Barack Obama verso la candidatura Democratica alla Casa Bianca, ormai ha superato Hillary Clinton in numero di delegati ed in numero di Stati. Questa sera la sfida si sposta in Virginia, Maryland e Colombia sia per i Democratici che per i Repubblicani. Come di consueto la diretta in notatta dalle pagine del clandestinoweb.
barack_clinton_che_280x200.jpgDa Richmond, in Virginia, un tempo la capitale della Confederazione sudista e razzista, potrebbe arrivare un altro via libera alla scelta di un candidato nero come portabandiera dei democratici nella corsa alla Casa Bianca.
Barack Obama si presenta con il vento in poppa e il favore dei sondaggi alla battaglia della Virginia, una tappa elettorale il cui significato va oltre l'incandescente testa a testa con Hillary Clinton e sfocia nella Storia.
Con l'eccezione di una vittoria di Lyndon B.Johnson nel 1964, la conservatrice Virginia dal 1952 ha sempre votato repubblicano nelle elezioni generali per la Casa Bianca.
Ora però soffia aria di svolta, con i democratici che sono riusciti a creare un'ondata di entusiasmo per due candidati dal profilo insolito per le tradizioni locali: che sia una donna o un nero a vincere la nomination, lo stato che fu il cuore della Confederazione è pronto a spostarsi nella casella dei democratici.
Il 'martedi' del Potomac', come è stato ribattezzato il giorno di voti in Maryland, Virginia e Distretto di Columbia - tre aree geografiche attraversate dal fiume su cui sorge la capitale degli Stati Uniti, Washington - si presenta come un altro giorno di dolori per la Clinton, dopo un fine settimana di passione.
L'istituto di sondaggi Mason-Dixon ha diffuso sondaggi che indicano Obama in vantaggio su Hillary 53-37 in Virginia e 53-35 in Maryland.
Gli strateghi della Clinton hanno praticamente rinunciato a conquistare il Maryland, ma fino all' ultimo non hanno mollato in Virginia.
Quale che sia l'esito del voto in quest'ultimo stato, i segnali che emergono in vista dell'Election Day di novembre sono preoccupanti per i repubblicani.
Dopo aver votato per George W. Bush nel 2004, la Virginia sembra aver virato con decisione, eleggendo il secondo governatore democratico consecutivo, poi facendo fuori un senatore repubblicano per sostituirlo con l'emergente democratico Jim Webb.
I repubblicani hanno perso inoltre il controllo del Senato locale e a novembre, quando andrà in pensione l'altro senatore dello stato, il repubblicano John Warner, con ogni probabilità vedranno eleggere un altro democratico, l'ex governatore Mark Warner.
I nomi di Webb e Warner, tra l'altro, girano da tempo come possibili candidati vicepresidenti sia per Hillary, sia per Obama.
Il voto del Potomac riguarda anche i repubblicani, con John McCain che nei sondaggi viene indicato ampiamente in testa e non dovrebbe rischiare imbarazzi come quelli del fine settimana, quando l'ex governatore dell'Arkansas Mike Huckabee ha battuto in due stati il candidato 'in pectore' del partito e ha sfidato sul piano legale la vittoria di McCain in un terzo stato.
Ma sono i democratici ad apparire più galvanizzati nello stato a sud della capitale d'America e il nero Obama, appoggiato anche dal governatore Tim Kaine, sembra avviato verso una vittoria dall'inevitabile sapore di evento da libri di storia.
La Virginia dichiarò nel 1861 la secessione dagli Stati Uniti, in gran parte motivata dalla spaccatura sulla questione della schiavitù, e a Richmond si trasferì il governo della Confederazione guidato dal presidente Jefferson Davis.
Un esperto di alberi genealogici di recente ha scoperto che il ramo materno di Obama, costituito da una famiglia di bianchi del Kansas, è imparentato alla lontana con lo stesso Davis. (ANSA)
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