| USA 2008/ OBAMA parla da VINCITORE: "Quando sarò presidente degli Stati Uniti..." |
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| 10/02/2008 | |
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10 feb. - "Quando sarò presidente degli Stati
Uniti...". Ha iniziato con queste parole ogni paragrafo del suo
applauditissimo intervento Barack Obama, nella notte
dell'ennesimo trionfo elettorale, parlando alla Jefferson Jackson
Day Dinner di Richmond, in Virginia, dallo stesso podio dove poco
prima era salita la sua avversaria, l'ex first lady Hillary
Clinton.
Non c'è nulla di impossibile se il popolo americano decide che è arrivato il momento", ha gridato, più forte degli applausi. Obama, forse in testa nel conto dei delegati assegnati dal 'super martedì' delle primarie che avrebbe dovuto incoronare Clinton, ha vinto in tre Stati diversissimi tra loro e cruciali: Lousiana, Washington e Nebraska. Negli ultimi due, caucus che hanno fatto registrare un'affluenza senza precedenti, ha lasciato a Clinton le briciole, l'ha staccata di più 30 punti. Nei tre Stati erano in palio 158 delegati, assegnati su base proporzionale. Clinton potrebbe rifarsi nelle primarie del Maine, oggi, ma martedì prossimo si vota nella capitale, la città più nera d'America, e nell'hinterland, in Virginia e nel Maryland. Obama è favorito in tutti e tre i confronti. L'ex first lady potrebbe dover aspettare tre settimane, fino alle primarie dell'Ohio e del Texas il 4 marzo prima di avere un'occasione concreta per rifarsi. Tre settimane nelle quali Obama, più ricco di Clinton, potrà organizzare la sua campagna elettorale fino a questo momento estremamente efficace. Se questo fosse lo scenario della prossima settimana, il confronto con Clinton sarebbe in discesa. "Se martedì prossimo voterete per me - ha detto Obama alla platea della Virginia - non solo io e voi vinceremo le primarie nello Stato, ma vinceremo anche la nomination e la presidenza degli Stati Uniti". "E' passato un anno da quando abbiamo cominciato questa campagna elettorale, io e 15mila dei miei amici più stretti di fronte al Campidoglio di Springfield in Illinois", ha detto Obama alla platea di Richmond, in uno degli appuntamenti più tradizionali del partito democratico. "In quel momento non c'erano molti che avrebbero immaginato di vedermi qui oggi". Ma qualcosa ha cominciato a cambiare: "Che siate giovani o vecchi, neri o bianchi, di origini ispaniche o asiatiche, democratici, indipendenti e persino repubblicani, per tutti il messaggio è lo stesso: siamo stanchi di essere delusi dai politici, stanchi di essere lasciati per strada, stanchi di promesse non mantenute e piani da campagna elettorale che non si avverano mai perche i lobbisti firmano un altro assegno". Parlare da candidato democratico significa attaccare il candidato repubblicano in pectore, John McCain. "E' un brav'uomo e un eroe, con mezzo secolo di servizio per il nostro Paese. Ma in questa campagna elettorale ha scelto di stare al fianco di George Bush e della sua politica di fallimenti". |
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