| USA 2008: Tra noia e perplessità |
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| 18/01/2008 | |
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19 gen. - Michael Gray -Se la fantasia fosse l’elemento fondamentale per vincere a Novembre
2008, sarebbe sicuramente un Repubblicano il prossimo Presidente degli
Stati Uniti.
I dibattiti politici tra i candidati, che si sono moltiplicati prima e
durante queste primarie, mettono in risalto due cose. Prima di tutto
emerge il fatto che non condizionano affatto l’opinione pubblica.
Dopo i dibattiti i commentatori politici americani pronunciano il vincitore ma non si vede mai tale vittoria tradotto in un cambiamento nei sondaggi.
Sarà perché sono pochi i telespettatori di questi eventi (la maggior parte sono trasmessi sulle televisioni minori via cavo) probabilmente composti solo da coloro che hanno una forte interesse nella politica.
L’altra cosa che esce fuori è il desiderio dei candidati di distinguersi dagli altri pur rispettando la linea ideologica del partito.
Questa voglia di distinguersi, senza deviare dall’ideologia, costringe i candidati a creare formule politiche a volte particolari ma, nella maggiore parte dei casi, noiose.
Sembrano degli animali castrati che hanno paura di essere castrati di nuovo.
Il caso democratico premia la noia.
Senza dubbio gli argomenti principali dei candidati democratici sono quelli del servizio sanitario, la guerra in Irak e lo stato dei ‘poveri’ con i rapporti esteri e la situazione fiscale in seconda posizione.
Per quanto riguarda la guerra in Irak, tutti e tre candidati democratici principali propongono un ritiro delle truppe americane, anche se graduale e ‘responsabile’.
Si differenziano in quanto Clinton e Edwards hanno votato per l’uso delle truppe mentre Obama no.
Nel frattempo Edwards ha chiesto scusa al pubblico per il suo voto a favore, ma Hillary si rifiuta. Rimane il fatto che, se eletto Presidente, ciascun democratico ritirerà le truppe dall’Irak entro un periodo indefinito.
Il sistema sanitario americano ha avuto grande risalto nella campagna democratica. Ma le differenze di approccio sembrano poche visto che tutti dovrebbero pagare tranne per i più poveri.
Nei casi di Edwards e Clinton tal sistema dovrebbe diventare obbligatorio mentre Obama dice che deve essere volontario ma a disposizione di tutti, soprattutto per i poveri, i bambini e le famiglie indigenti – che è anche l’obiettivo di Edwards e Clinton.
Tutto comunque punto verso la necessità di change – cambiamento. Edwards si presenta come l’uomo che lotta contro l’avidità dell’America delle grandi corporazioni. In questo ruolo è convincente visto che ha fatto miliardi come avvocato specializzato in indennizzi sul lavoro (class action).
Clinton si presenta come forza di cambiamento con esperienza a differenza di Obama per il quale il cambiamento è rappresentato da hope, la speranza.
Sarà perché in questa prima fase non è il pubblico in generale che deve scegliere il candidato ma i membri del partito.
Si tratta più di farsi bello, la sostanza può aspettare. Ma le soluzione offerte dai candidati incominciano ad annoiare proprio per la loro ripetitività e carenza di consistenza.
Hillary Clinton ha fatto un tentativo di differenziarsi prima di New Hampshire con un singhiozza e una, ripeto una lacrima. Gli osservatori dicono che quella lacrima l’ha fatta vincere in quello Stato. La lacrima è stata seguita da un commento che mirava a criticare il suo rivale Obama: “Dr. King's dream began to be realized when President Lyndon Johnson passed the Civil Rights Act of 1964. ... It took a president to get it done.” Il sogno di King fu realizzato quando il Presidente Lyndon Johnson ha fatto approvare nel 1964 la legge sui diritti civili. Ci ha voluto un Presidente per finire il lavoro.”
Questo l’ha differenziata rispetto agli altri candidati democratici un po’ troppo ed è stata subito castrata dalla dirigenza del partito. Il giorno dopo si è scusata.
I Repubblicani, invece, offrono uno spettacolo molto più interessante:
Qui i contendenti devono accontentare ben tre fazioni diverse del loro partito. Cioè i responsabili fiscali, i cristiani conservatori e coloro che si preoccupano della sicurezza nazionale e dell’immigrazione.
Mike Huckabee, il pastore battista amico dei conservatori cristiani che lo hanno fatto vincere in Ohio e che gli saranno di grande sostegno in Carolina del sud ha deciso di differenziarsi sul discorso economico. Propone una drastica riduzione sulle imposte sul reddito e conseguente aumento dell’imposta sulle entrate.
Il miglior apprezzamento per tale proposta che si è sentito finora è la parola ‘weird’ bizzarro.
Mitt Romney già sospettato dai cristiani conservatori perché mormone ha le credenziali giuste per quanto riguarda le questioni economiche, e per questo ha vinto in Michigan dove c’è una sensibilità al tema a causa della difficile situazione economica.
Però, Romney è visto da tutti come voltagabbana. Per quanto riguarda la questione dell’aborto, argomento scottante nel partito Repubblicano, dice – una volta ero pro aborto, ma ci ho pensato e ora ho capito che sono ‘pro life’ cioè contro l’aborto.
John McCain ex militare è il più forte sulla questione della sicurezza nazionale. Ma ha dato il suo appoggio a legislazione per aiutare gli immigrati clandestini, oltre ad essere l’unico candidato repubblicano ad esprimere il suo dissenso all’uso della tortura. Atteggiamenti che gli hanno attirato addosso sia critiche sia complimenti. Il problema è che ha affermato che era disposto a tenere le truppe americane in Irak anche per 100 anni. Persino i più forti sostentatori della politica di Bush sono sbiancati al pensiero.
E poi c’è Rudy Giuliani che entrerà in lizza in Florida. Nonostante il suo titolo di Sindaco d’America, Rudy deve ancora spiegare il suo passato sostegno al maggior controllo sul rilascio del porto d’armi e a favore delle nozze gay durante il suo mandato.
Per battere i Repubblicani, forse i Democratici dovrebbe tirare fuori una donna lesbica nera comunista incinta per inseminazione artificiale. Michael Gray
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