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Ultimo aggiornamento: 08.01.2009 ore 01:00
VATICANO - CASO ORLANDI: INFAMANTI LE ACCUSE NEI CONFRONTI DI MARCINKUS Stampa E-mail
24/06/2008
24 giu. - Accuse "infamanti senza fondamento nei confronti di mons. Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi" : così il Vaticano risponde oggi agli articoli di giornali che tirano in ballo la responsabilità dell'ex presidente della Ior nel rapimento di Emanuela Orlandi.
marcinkus_280x200.jpg Nella nota, diffusa oggi, la Santa Sede afferma che "non si vuole in alcun modo interferire con i compiti della magistratura nella sua doverosa verifica di fatti e responsabilità".
"Ma allo stesso tempo - aggiunge - non si può non esprimere un vivo rammarico e biasimo per modi di informazione più debitori del sensazionalismo che alle esigenze della serietà e dell'etica professionale". "Emanuela Orlandi è morta".
A 25 anni dalla scomparsa della figlia di un dipendente della Città del Vaticano una testimonianza potrebbe finalmente fare luce su quello che rimane uno dei più noti misteri irrisolti della storia italiana.
Il condizionale, malgrado si tratti della testimonianza di una persona che afferma di aver assistito ai fatti, e, però, d'obbligo specie quando le indispensabili attività di riscontro sono ostacolate dalla morte dei presunti protagonisti chiamati in causa e dalla ricerca delle tracce.
Secondo la donna, già cocainomane e all'epoca dei fatti amante di Enrico De Pedis, fu il boss della Banda della Magliana a prelevare la ragazza, il quel periodo quindicenne, a tenerla prigioniera in un appartamento e, poi, a farne sparire il cadavere, chiuso in un sacco, a Torvaianica, sul litorale romano, dopo averlo gettato in una betoniera.
Non solo, nella stessa occasione, ha raccontato la teste ai pm della Procura di Roma Italo Ormanni, Andrea De Gasperis e Simona Maisto, fu gettato nella betoniera anche il cadavere di Domenico Nicitra, il bimbo di 11 anni, figlio di Salvatore, imputato al processo alla banda della Magliana, che scomparve nella capitale assieme allo zio Francesco nel giugno del 1993, dieci anni dopo la scomparsa di Orlandi.
E qui si registra la prima incongruenza del racconto, anche perché De Pedis, noto come "Renatino", fu ucciso nel 1990, tre anni prima della sparizione di Nicitra. Anche per questo motivo i legali della famiglia Orlandi, Massimo Krogh e Nicoletta Piromallo, hanno giudicato incompatibile tale versione.
"Non riteniamo attendibile - hanno dichiarato - quanto sarebbe stato affermato sulla vicenda Emanuela Orlandi dalla testimone ascoltata dalla Procura di Roma. Aspettiamo comunque che gli inquirenti facciano in libertà le proprie valutazioni e le proprie indagini e attendiamo eventuali sviluppi o novità su questa vicenda". Un racconto ricco di "non ricordo", ma anche di nomi di personaggi noti o già "monitorati" dagli inquirenti durante le indagini.
Dunque, secondo la testimone, che sostiene di essere stata presente nel cantiere di Torvaianica insieme con l'autista di De Pedis, i due cadaveri sarebbero finiti nella betoniera perché il boss riteneva che fosse meglio far sparire ogni prova.
Sei mesi prima di morire Emanuela Orlandi, ha raccontato la teste, sarebbe stata consegnata, ad un sacerdote. Ad accompagnarla da un bar del Gianicolo fino ad un benzinaio della Città del Vaticano, sarebbe stata la stessa testimone. "Le chiesi come ti chiami - ha raccontato ai pm romani- Emanuela mi rispose. Era cosciente, ma non lucida. Parlava male, era intontita, trascinava le parole, nominava un certo Paolo e mi chiese se la stessi portando da lui".
La donna ha dichiarato di aver intuito che si trattava della Orlandi durante il tragitto. "Quando tornai al Gianicolo - ha aggiunto - chiesi a Renato 'ma quella non era... lui rispose 'tu, se l'hai riconosciuta è meglio che non la riconosci, fatti gli affari tuoi".
Intanto la procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla fuga di notizie ed ha disposto una perquisizione nell'agenzia di stampa Agi. Ad eseguirla gli uomini della squadra mobile. Rivelazione del segreto d'ufficio il reato configurato dagli inquirenti. Secondo i magistrati la diffusione dei dettagli del racconto della testimone ha danneggiato l'inchiesta giudiziaria e la posizione della stessa testimone.
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